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martedì 21 luglio 2015

REFERENDUM: SCUOLA, ITALICUM, TRIVELLE, JOBS ACT


referendum possibili

ITALICUM, 

JOBS ACT, 

SCUOLA, 

TRIVELLE


Siamo partiti il 13 maggio, quando a un seminario sulle riforme elettorali e costituzionali abbiamo lanciato i referendum sull’Italicum, iniziando a parlarne con diversi soggetti politici e associazioni per condividere il percorso sin dall’inizio.

Immediatamente abbiamo ritenuto di unire ai referendum in materia elettorale, con i quali puntiamo soprattutto ad aprire la strada a una legge di stampo maggioritario che riteniamo la più coerente con una scelta di governo da parte dei cittadini, altri quesiti sui provvedimenti più miopi che abbiamo visto approvare – sempre con strappi e forzature – negli ultimi mesi da una maggioranza raccogliticcia, ormai del tutto separata dal rapporto con gli elettori.

Abbiamo quindi ripreso la questione delle grandi opere (che hanno portato tanti sprechi e corruzione) e delle trivellazioni rinvigorite dallo “sblocca-Italia” e su questo abbiamo elaborato – con la collaborazione di Green Italia e di alcuni esperti – tre quesiti (su uno dei quali c’è anche piena convergenza con l’iniziativa delle Regioni), a conferma che per noi l’ambiente non è l’ultimo capitoletto da aggiungere – come da tradizione italiana – in fondo al programma, ma è la chiave per una riconversione ecologica dell’economia e quindi per lo sviluppo.

Ci siamo concentrati anche sul jobs act, che contiene regole addirittura in contrasto con il programma con cui lo stesso PD si è presentato alle elezioni, ottenendo anche il premio di maggioranza, e quindi sulla cui base i suoi parlamentari sono stati eletti. Non c’era certo bisogno – tanto più dopo gli interventi della Fornero – di indebolire ancora la tutela dei lavoratori dai licenziamenti illegittimi (sottolineiamo che il provvedimento vuole proteggere non chi licenzia, ma chi lo fa illegittimamente, il che pare davvero troppo). Né era pensabile che si arrivasse a poter stabilire il demansionamento dei lavoratori per mere esigenze di riorganizzazione aziendale.

Ultima, ma non per ultima, la riforma della scuola. Non più la scuola di una comunità di studenti e di insegnanti, realmente “aperta a tutti” – come dice la Costituzione – e quindi strumento per superare le disuguaglianze, ma una “scuola del preside-manager”, con un occhio (o anche tutti e due) di riguardo per le scuole dei quartieri alti. Il rovesciamento, in pratica, del disegno costituzionale.

Ecco, questo il quadro – che disegna nel merito un programma alternativo e partecipato, secondo l’impostazione di Possibile e i principi del Patto repubblicano – che potete chiarirvi ulteriormente guardando i quesiti qui. Sono quesiti che abbiamo elaborato con le nostre forze e il contributo di alcuni esperti, sempre con un lavoro artigiano e volontario, ma anche attento e generoso. Li mettiamo a disposizione di tutti, per una valutazione di merito, pronti ad accogliere i suggerimenti e le osservazioni che verranno.

Non abbiamo potuto iniziare prima perché attendevamo la riforma della scuola, come ci era stato da più parti chiesto e suggerito. Ma ora abbiamo pochi giorni. Questa settimana, infatti, dobbiamo presentarli in Corte di Cassazione per avviare il percorso. Il lungo e faticoso percorso che, chiudendo la raccolta delle 500.000 firme il 30 settembre, ci potrà portare a votare nella primavera 2016. 

Mancando questo obiettivo e questa tempistica i referendum rischiano seriamente di perdersi. Il voto nel 2017, che alcuni ci hanno prospettato anche con insistenza, che si renderebbe necessario se entro il 30 settembre le firme necessarie non fossero raccolte, sarebbe a forte rischio in caso di fine anticipata della legislatura e in ogni caso farebbe sì che questi brutti provvedimenti dispiegassero e consolidassero i propri effetti sulla pelle dei cittadini. Quei cittadini che noi vogliamo si pronuncino direttamente su questioni mai sottoposte loro, in nessun programma elettorale (neppure di quelle primarie da cui – caso unico al mondo – è direttamente nato un governo, senza passare attraverso elezioni vere e proprie).

Attendiamo tutti i riscontri possibili. Siamo pronti a partire.


Giuseppe Civati, Andrea Pertici



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lunedì 12 novembre 2012

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giovedì 26 febbraio 2009

E- BOOK


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E-book, buona idea ma servono i pc

Lisa Buonanno (Liceo socio pedagogico G. Carducci - Trieste)
Giudizi generalmente positivi anche se per qualcuno le priorità sono altre Il progetto ministeriale per l'introduzione dell'e-book è ancora poco chiaro agli studenti di Trieste: pochi di loro affermano di averne sentito parlare ampiamente e, colpo di scena, non tutti i ragazzi sono pienamente soddisfatti dell’iniziativa: chi crede che generalmente i giovani siano dipendenti e adoranti delle nuove tecnologie e che non amino sfogliare i libri pieni di appunti e note, dovrà ricredersi.
Maria (18 anni), ad esempio che ha appreso la notizia leggendo un giornale, sostiene la sua contrarietà, argomentando che “si perde lo spirito del libro di testo: sfogliarlo, sottolinearlo, scriverci accanto, dare una ripassata veloce prima delle lezioni. Con l'e-book questo non sarà più possibile”. Anche Marco (17 anni) non si dice d’accordo: “Mi sembra una gran contraddizione fare uso di testi in formato digitale scaricabili da internet quando le scuole cadono a pezzi e, a volte, non hanno nemmeno delle lavagne decenti. Inoltre, almeno io, studio più facilmente da un libro che da uno schermo piatto e freddo”.
Non è così “nostalgico” David (20 anni) che afferma: “Ritengo che gli e-book siano uno strumento molto utile alle persone, in quanto permettono di memorizzare in un unico computer migliaia di testi, riducendo enormemente gli ingombri, il consumo della carta e il costo dei singoli libri. Certo, tale progetto dovrebbe essere affiancato da iniziative volte a promuovere l’uso del computer nelle aule e a casa per studiare e non so se tutto questo sarà messo a punto entro l’anno prossimo. Selene (19 anni) aggiunge che l'e-book è una buona idea perché “sarà possibile diminuire il carico che ogni giorno tutti gli studenti d’Italia si portano sulle spalle (non in senso metaforico). E poi, sarà conveniente per le famiglie: non si spenderanno più centinaia di euro all’anno per libri che, in alcuni casi, non vengono nemmeno usati dagli stessi insegnanti”. Quindi nessun dubbio sull’efficienza di e-book? Risponde Selene: “No, non proprio. Speriamo solo che le case editrici dei libri che a settembre avevano un sacco di entrate, non creino problemi. E speriamo anche che lo Stato si sbrighi a fornire ad ogni istituto un numero sufficiente di pc”.
C’è anche chi si trova su una posizione intermedia: “Largo alla tecnologia è la nuova parola d’ordine a scuola? Ok, ma andiamoci piano - esclama Giulia (18 anni) - è giusto che la scuola si tenga al passo con i tempi e decida di mettere i libri di testo in internet: modernizzarsi è di certo un modo per dimostrarsi più vicini al mondo della maggior parte di noi giovani, che passiamo quasi tutto il nostro tempo libero sul computer a giocare, a chattare, a crearci i nostri profili personali su msn, netlog e facebook. Ma la mia perplessità è questa: con la crisi economica che stiamo vivendo, siamo davvero così sicuri che il governo sia disposto a stanziare miliardi di mini computer quando non dimostra la minima intenzione di rendere le nostre strutture scolastiche stabili e senza crepe sui muri che si allargano ogni giorno di più?”.

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