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venerdì 9 ottobre 2020

Cos’è Core Web Vitals di Google

Cos’è Core Web Vitals di Google


COME INFLUENZERÀ L’OTTIMIZZAZIONE SEO
Ci sono elementi SEO che possono fare la differenza quando vuoi ottimizzare l'user experience e la qualità del lavoro in termini di qualità della pagina web. Ecco cosa devi osservare.

L’ottimizzazione dell’esperienza utente è il punto di partenza per ottenere buoni risultati in termini di web marketing: qualsiasi strategia diventa inutile se il sito web non risponde alle esigenze del pubblico. E oggi Google ci dà un nuovo parametro.

Cos’è Core Web Vitals di Google?

Le metriche più importanti per misurare e studiare le performance del sito web. Google da tempo ha implementato una serie di tool e riferimenti per valutare l’user experience di una pagina web. Non tutto ha la stessa importanza e oggi Mountain View ti dice che esistono alcuni parametri indispensabili.

Sono i Core Web Vitals, un gruppo specifico dei segnali di Web Vitals che si applicano a tutte le pagine di un sito web. E rappresentano l’esperienza reale dell’utente attraverso dati da registrare e interpretare.

Quali sono gli elementi registrati?
In primo luogo bisogna ricordare che i Core Web Vitals rappresentano aspetti registrati sul campo (non in laboratorio): cosa significa esattamente?

Sono dati di utenti reali che caricano e interagiscono con la pagina. Oggi, nel 2020, il tutto si concentra su tre aspetti dell’esperienza dell’utente. Vale a dire capacità di caricarsi in tempi ridotti, interattività e stabilità visuale.

Largest Contentful Paint (LCP)
Il tempo necessario per presentare (rendering) il contenuto più impegnativo della finestra. Per avere una buona esperienza utente, il Large Contentful Pain dovrebbe rientrare in 2.5 secondi dal momento in cui la pagina inizia il suo caricamento.

Cumulative Layout Shift (CLS)
Questo elemento indica la stabilità visiva di una risorsa web. Per capirci, è una metrica che prende in esame la capacità di una pagina web di rispondere in modo chiaro e concreto, da un punto di vista visual, alle esigenze di navigazione.

First Input Delay (FID)
Misura il tempo che passa tra la prima interazione dell’utente con un elemento della pagina e il momento in cui il browser è in grado di rispondere. Per avere una buona esperienza utente, le pagine devono avere un FID inferiore a 100 millisecondi.

Web Vitals come segnale di ranking
Sì, Google ha dichiarato questo: nei piani alti di Mountain View stanno combinando i Core Web Vitals con i parametri di ranking già presenti rispetto all’user experience.

Perché la combinazione tra SEO e UX non è una novità odierna. Già da tempo questi elementi influenzano il posizionamento in termini di search engine optimization:

Navigazione mobile.
HTTPS.
Velocità di caricamento.
Pubblicità interstiziali.

L’obiettivo di Google? Raffinare i segnali inserendo anche i Core Web Vitals tra i fattori di ranking vuol dire lavorare per dare risalto al concetto di contenuto di qualità: una risorsa che aiuti le persone ad accedere più facilmente alle informazioni.

Quando saranno attivi questi segnali di ranking?
Non prima del prossimo anno e con un preavviso di almeno sei mesi. Google riconosce il problema imposto dal COVID-19 e sa che molti imprenditori stanno affrontando un momento difficile, quindi non ti aspettare cali di posizionamento.

Ma non attendere. Per ora Google fornisce gli strumenti per iniziare a lavorare su questi punti. A proposito, quali sono i tool per intervenire sui segnali di Core Vitals.

Come misurare i Core Web Vitals
Sono così importanti, questi punti, che devono essere misurati da tutti i proprietari di un sito web e non solo da webmaster o esperti SEO. Ma come si ottengono questi parametri? Sono inclusi in tutti gli strumenti di Google già dedicati a questo compito:

Pagespeed Insight.
Google Lighthouse.
Chrome UV Report.
Crome DevTools.

La novità interessante: la Search Console perde il report dedicato alla velocità e implementa quello per segnalare i parametri Core Web Vitals e hai anche un’estensione specifica che puoi usare su Google Chrome: Web Vitals Extension.

Mentre quest’estensione ti consente di avere un riferimento immediato dei dati desktop, puoi usare il rapporto Core Web Vitals della Search Console per scoprire gruppi di pagine che hanno bisogno di una maggior cura dei parametri osservati.

Page Speed ??Insights (che sfrutta la tecnologia Lighthouse e Chrome UX Report) deve essere usato per l’analisi specifica, in modo da definire problemi field e lab.



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lunedì 14 ottobre 2019

5G: cos’è e perché non c'è da allarmarsi


5G: cos’è e perché non c'è da allarmarsi


Il 5G è la tecnologia di rete mobile che si prepara a superare l'attuale 4G LTE. Al momento è in fase sperimentale in alcune città e dovrebbe essere lanciata sul mercato italiano a partire dal 2020. Abbiamo fatto le prime prove sul campo: la rete è ancora instabile, ma come funzionerà e quali i pro e i contro che potrebbe comportare in futuro? Tanti i timori sui pericoli per la salute, ma non c'è da andare nel panico: vi spieghiamo perché.

L'Italia si sta preparando a quella che viene definita la "rivoluzione" del 5G. Ma, mentre le sperimentazioni di questa nuova tecnologia di connessione mobile sono già in corso, circolano anche grandi timori sui rischi che potrebbe comportare per la salute pubblica. Ecco cos’è il 5G e perché non bisogna allarmarsi.

5G: cos’è e perché non c'è da allarmarsi



Cos'è il 5G
Con il termine 5G si indicano tecnologie e standard di nuova generazione per la comunicazione mobile. Questa “quinta generazione”, che segue le precedenti 2G, 3G e 4G, è quindi la tecnologia di connessione che utilizzeranno i nostri smartphone, ma anche e soprattutto i tanti di oggetti connessi (IoT, Internet of things) intorno a noi, destinati a essere sempre più numerosi (elettrodomestici, auto, semafori, lampioni, orologi…). Una delle caratteristiche principali di questa rete è, infatti, proprio quella di permettere molte più connessioni in contemporanea, con alta velocità e tempi di risposta molto rapidi.

Non si tratta, inoltre, della semplice evoluzione dell’attuale rete 4G, perché ha caratteristiche tecniche completamente diverse, non solo per la quantità di banda più ampia e per la velocità; si tratta proprio di un modo diverso di gestire le comunicazioni e la copertura, con frequenze, antenne e tecniche di trasmissione dei dati differenti rispetto al passato.

5G: cos’è e perché non c'è da allarmarsi


Quando arriverà il 5G
L'implementazione della rete 5G sta attraversando una fase sperimentale solo in alcune città, il lancio sul mercato vero e proprio - con copertura e servizi maggiori - dovrebbe avvenire nel 2020. Al momento, per le sperimentazioni, Vodafone sta coprendo Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli. TIM è presente a Torino, Genova, San Remo, San Marino, Bari e Matera. Wind Tre ha puntato su alcune città, come Prato e L’Aquila. Iliad sembra sui blocchi di partenza. Tim e Fastweb promettono diffusione a tutti entro il 2020, Vodafone sul sito prevede una copertura del territorio italiano, progressivamente nelle principali città, nel corso dei prossimi anni.

5G: cos’è e perché non c'è da allarmarsi


Vantaggi e svantaggi
Rispetto alle precedenti tecnologie, permette maggiore velocità di trasmissione, tempi di risposta (latenza) più rapidi e la possibilità di gestire un numero molto superiore di connessioni in contemporanea.

Per quanto riguarda la velocità, potenzialmente il 5G può arrivare fino a 10 Gigabit per secondo. La prospettiva più accreditata ipotizza però una velocità 10 volte più elevata rispetto al 4G. Se quindi, per fare un esempio, consideriamo di passare dai 25 megabit al secondo del 4G ai 250 megabit al secondo del 5G, si potrebbe scaricare un cd audio (700 megabyte) in una ventina di secondi, 
contro gli attuali 4 minuti.

Le prestazioni saranno superiori soprattutto in termini di latenza, cioè di tempi di risposta al comando dato all’oggetto connesso (ad esempio, se pensiamo alle auto connesse, è il tempo che trascorre tra quando un sensore per la strada che indica lo stop trasmette all’auto il comando di fermarsi e il momento in cui l’auto effettivamente si ferma). Questo tempo di risposta scenderà a 1-10 millisecondi, circa 10 volte meno degli attuali 50-100 millisecondi del 4G (e questo è uno degli aspetti considerati più importanti per i nuovi servizi digitali che si pensa di sviluppare).

Il fatto che gran parte del lavoro, nelle reti 5G, sia fatto dal sistema di antenne e non dall'hardware dello smartphone, potrebbe anche comportare un notevole risparmio energetico, con una maggiore durata delle batterie dei device.

I veri cambiamenti per le persone, però, non saranno solo relativi alla velocità e alle prestazioni dei loro dispositivi, saranno legati soprattutto ai potenziali nuovi servizi possibili.

5G: cos’è e perché non c'è da allarmarsi



Usare il 5G: quali cellulari lo supportano
Al momento in Italia sono disponibili quattro smartphone che supportano le reti 5G: parliamo di LG V50 ThinQ 5G, venduto a un prezzo di circa 1.200 euro, di Oppo Reno 5G a 900 euro, del modello Xiaomi Mi Mix 3 5G, disponibile a circa 800 euro, e di Samsung Galaxy S10 5G a circa 1200 euro. Parliamo di modelli top di gamma che stiamo testando per cui, a prescindere dal supportare la tecnologia 5G, potrebbero rivelarsi un'ottima scelta.  

Il 5G: effetti sulla salute
Nonostante il panico scatenatosi intorno al 5G (si teme sarà causa di varie malattie, ad esempio tumori), al momento non ci sono dati che permettono di escludere o confermare che questa nuova tecnologia abbia effetti dannosi per la salute o meno (non ci sono risposte chiare e definitive neanche sulle tecnologie precedenti, figuriamoci sul 5G che è ancora agli albori). Per poter valutare i potenziali effetti negativi sulla salute del 5G possiamo però rifarci alle prove disponibili sugli effetti delle emissioni legate a 2G e 3G, cercando di ipotizzare cosa possa verificarsi in conseguenza di esposizioni differenti. Ma anche in questo caso, serviranno anni di studi dalla sua diffusione per avere risposte chiare. Quello che sappiamo fino ad ora, però, rassicura più che allarmare: il 5G viaggerà sì su frequenze più elevate rispetto a 2G, 3G e 4G (e questo è uno degli elementi che spaventa), ma la rete di antenne, in realtà, utilizzerà segnali dotati di potenza inferiore (spieghiamo in seguito perché). Inoltre resta fermo il fatto che, anche se a frequenze maggiori, la capacità di penetrazione di queste onde nei tessuti umani rimane sempre molto bassa e limitata agli strati superficiali della pelle, mancando anche l’energia necessaria per causare un danno al Dna. Con una rete di questo genere, per la capillarità delle antenne del 5G, l’intensità dei segnali necessari e le frequenze utilizzate, viene da pensare a un’esposizione limitata e dagli effetti negativi paragonabili o addirittura inferiori a quelli derivanti dall’uso di tecnologie precedenti.

5G: cos’è e perché non c'è da allarmarsi


Quali sono i timori?
Ecco quali sono i dubbi che potrebbero venire sul 5G se ci si ritrovasse a leggere un po’ di contenuti circolanti sul tema. Ed ecco perché in molti casi si tratta di false credenze o “mezze verità”, che vanno molto ridimensionate.

Conclusione: le onde elettromagnetiche sono pericolose?
Sulle onde elettromagnetiche emesse con il 5G, come dicevamo, non ci sono ancora dati che permettono di capire se ha effetti dannosi. Ci sono dati validi, riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, sull’esposizione alle frequenze di 2G e 3G, dati che non danno ancora risposte definitive e che, comunque, non possono essere trasferite in automatico sul 5G
 (antenne e frequenze sono molto diverse).

Si tratta, comunque, di analisi da cui emerge un quadro contraddittorio, ma tendenzialmente non preoccupante. Alcuni studi di tipo caso-controllo (basati sul confronto tra malati e sani rispetto al tipo di esposizione che hanno avuto in passato) hanno rilevato un lieve aumento del rischio di tumori cerebrali e del nervo acustico nelle persone con un uso elevato e prolungato del cellulare (non si parla di antenne), mentre altri studi epidemiologici (considerati più chiari nelle conclusioni perché verificano nel tempo l’emergere dei casi), ci dicono che da prima dell’arrivo del cellulare ad oggi non c’è stato un aumento significativo dei tumori ascrivibile all’uso del cellulare. Lo Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) sulla base di queste analisi, ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come cancerogeni di gruppo 2B, ovvero come "possibilmente cancerogeni": è il livello più basso di rischio, usato quando ci sono prove limitate. Sulla base di quello che vediamo, quindi, non dobbiamo preoccuparci particolarmente; ma per evitare qualsiasi tipo rischio anche solo potenziale, è sempre meglio adottare alcuni semplici accorgimenti in modo da ridurre l’esposizione di testa e corpo alle emissioni dei cellulari. 

5G (quinta generazione, acronimo di 5th Generation)   indica tecnologie di telefonia mobile di quinta generazione,   quindi più potenti di quelli di quarta generazione,   che permettono prestazioni e velocità molto più elevate .

5G (quinta generazione, acronimo di 5th Generation) 
indica tecnologie di telefonia mobile di quinta generazione,
 quindi più potenti di quelli di quarta generazione, 
che permettono prestazioni e velocità molto più elevate ...

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