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mercoledì 4 dicembre 2013

Indossa i Google Glass e viene Cacciato dal ristorante



Cacciato dal ristorante, indossava i Google Glass: 

privacy e sicurezza minacciano gli occhialini di Big G

L'ingegnere Nick Starr allontanato dal Lost Lake Cafè di Seattle, uno dei tanti locali che iniziano a vietare gli smart glasses. Dai pericoli alla guida al braccio di ferro con le autorità europee, a mesi dalla commercializzazione l'atteso dispositivo solleva già una miriade di polemiche. Sotto accusa il possibile riconoscimento facciale e l'uso in posti sensibili come ospedali, banche e scuole

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GOOGLE GLASS: gli Occhiali Iper-Tecnologici in grado di collegarsi alla Rete, scattare foto o registrare filmati e molto altro ancora! La filosofia di Google è semplice: "liberare le mani e sfruttare la tecnologia attuale di SmarthPhone e Tablet, ma su un paio di Occhiali, ed a comando Vocale!" Sarà la rivoluzione tecnologica del secolo?


ALLA fine è successo. Finora i dubbi sulla privacy rispetto ai Google Glass erano stati un po' sopiti, almeno fra i non addetti ai lavori, dall'entusiasmo per un gadget che potrebbe rivoluzionare il modo in cui viviamo le nostre giornate. Sebbene a potersene rendere conto siano stati per ora solo sviluppatori e cosiddetti "beta tester" impegnati ormai da mesi nella sperimentazione. In totale circa 10mila persone negli Usa. Proprio una di queste, l'ingegnere informatico Nick Starr, è stato buttato fuori dal Lost Lake Cafè & Lounge di Seattle perché indossava gli occhialini di Big G. Rifiutandosi ovviamente di toglierli.

Certo, il proprietario del posto, David Meinert, sembra avere qualche questione in sospeso con Google, visto che già in un altro bar di sua proprietà, il 5 Point Cafè, aveva esposto lo scorso marzo espliciti cartelli contro l'uso degli smart glasses. Apparirebbe dunque come una crociata individuale - e magari in questo caso lo è davvero - si tratta in realtà solo della primissima avvisaglia di ciò che potrebbe accadere dal prossimo aprile, quando il prodotto dovrebbe essere lanciato in commercio almeno oltreoceano. "Abbiamo dovuto chiedere a un cliente molto sgarbato di uscire e allontanarsi - si legge sulla pagina Facebook del locale in merito al fatto, accaduto il 21 novembre ma reso noto solo in seguito - a causa della sua insistenza a indossare e attivare i Google Glass nel ristorante". Seguono le regole destinate agli occhialini: toglierli e disattivarli. Non registrare né utilizzare ogni altro meccanismo. "Se indosserete i Google Glass all'interno, filmerete o fotograferete le persone senza il loro permesso vi sarà chiesto di fermarvi e poi di andarvene. E se vi chiederemo di allontanarvi non iniziate con la storia dei vostri diritti. Alzatevi e toglietevi di mezzo prima che le cose peggiorino". Tutto fin troppo chiaro. Google Glass, ecco il nuovo modello. Ma attenzione alle multe...

Ai problemi col codice della strada - basti ricordare la multa rimediata in California da Cecilia Abbadie - si aggiungono dunque quelli, sempre più bollenti, con la riservatezza personale. Anche se il malcapitato ingegnere racconta una storia diversa, e cioè di essersene andato da sé dopo che nessuno è stato in grado di sottoporgli il contestato regolamento, la questione esiste. Soprattutto per i cortocircuiti che rischia di generare: "Sul menu del locale c'è un invito a pubblicare foto sul nostro sito via Instagram usando l'hashtag #Lostlake - continua Starr - quindi siamo in presenza di un locale che richiede di scattare foto ma non mi ha autorizzato a usare un dispositivo per farle e postarle sul social network". Al di là delle questioni di privacy, anche la popolarità che i locali guadagnano grazie alle discussioni online, vedi alla voce #foodporn, potrebbe risentirne. Senza pensare, web marketing a parte, ai luoghi nei quali scattare immagini e fare registrazioni, oltre che non consentito, è anzitutto poco indicato: ospedali, studi medici, scuole, banche, tribunali. E, appunto, forse perfino strade e autostrade. Bisognerà chiedere a tutti di lasciare i propri Google Glass all'ingresso? Basterà una luce a indicare che gli occhialini stanno combinando qualcosa? E in macchina? Google Glass, arriva l'App Store per gli occhiali 2.0

Insomma, il tanto agognato dispositivo potrebbe davvero arrivare molto tardi in Europa, dove la legislazione sulla privacy è oltre tutto più rigida che negli Stati Uniti. Dura da una parte e per forza di cose carente dall'altra. Nuovi device sollevano infatti inedite sfide giuridiche. Lo ha ipotizzato qualche tempo fa nientemeno che il Wall Street Journal, prevedendo ancora "molti anni" prima dello sbarco degli occhiali nel Vecchio Continente. Dopo mesi di anticipazioni ed esaltazioni è dunque davvero il momento di capire se potremo mai indossare i Google Glass anche in Italia. Il tema sul piatto, in fondo, è la distruzione di quell'aurea di anonimato che ci protegge quando siamo in pubblico. Già messa a durissima prova dalla pervasività dei social network, potrebbe trovare nella velocità e nell'istantaneità dei Google Glass, magari col riconoscimento facciale, il colpo fatale.

Non è un caso che i garanti di mezzo mondo, Europa compresa, siano sul piede di guerra da mesi. Già lo scorso giugno hanno scritto a Google per chiedere chiarimenti: "Google ha detto che non permetterà l'utilizzo di applicazioni che si basano sul riconoscimento facciale, e questo è positivo - aveva detto all'epoca il canadese Scott Hutchinson - tuttavia c'è un problema: alcuni sviluppatori ci hanno avvertito che le applicazioni possono essere caricate nei Glass senza necessariamente il permesso dell'azienda. Vorremmo sapere come intende comportarsi Mountain View". È solo un tassello del puzzle: "I Google Glass potranno fallire ma c'è una rivoluzione in corso", ha avvertito Time pochi giorni fa. Dalle microcamere piazzate ovunque - sulle automobili russe contro le frodi assicurative come sulle uniformi dei poliziotti, sui droni dei paparazzi e sui collari di cani e gatti - è chiaro che quanto successo con i social network non sarà che un candido ricordo rispetto alle nuove sfide che chi difende la riservatezza personale dovrà affrontare. Per evitare il far west.

di SIMONE COSIMI

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venerdì 2 settembre 2011

La tv 3D senza occhiali


La tv 3D senza occhiali


La tv 3D senza occhiali è per tutti.
 Prodotta da Toshiba, arriverà nei negozi a dicembre.
 E Sony e Philips rilanciano con super-webcam e fotocamere .

BRUNO RUFFILLI INVIATO A BERLINO

 La cinquantunesima edizione dell'Ifa oggi ha aperto i battenti ufficialmente dopo due giorni di anteprime. E si è vista fibalmente dal vivo una delle novità più attese: la prima tv 3D senza occhiali per il grande pubblico. Prodotta da Toshiba, arriverà a dicembre nei negozi (almeno in Germania). La ZL2 misura 55 pollici in diagonale e adotta un innovativo display con una risoluzione di 3.840 x 2.160 pixel, ossia il quadruplo di un attuale Full Hd. Come gli altri schermi 3D senza occhiali esposti a Berlino, funziona generando una serie di immagini ottimizzate a seconda degli angoli di visualizzazione (sono nove quelli predefiniti), ma sempre diverse per l’occhio destro e sinistro. Poi una telecamera riconosce la posizione dello spettatore e decide quale coppia di immagini inviare perché siano visibili al meglio dalla posizione in cui si trova. Nel caso della tv Toshiba, il tutto avviene automaticamente, ma Sony, ad esempio, ha presentato un modello di computer portatile della serie Vaio che permette di vedere in un riquadro dello schermo l’immagine dello spettatore e capire come sta lavorando il pc per creare l’effetto tridimensionale.

Il computer non funziona male, anche perché lo schermo non è enorme, solo 15 pollici, mentre il nuovo televisore Toshiba mostra qualche difetto di gioventù: le scritte non sono sempre a fuoco, ogni tanto le immagini sembrano un po’ sgranate, specie se si muove la testa. La ZL2 è supersottile, iperconnessa, sia al web che alla rete wifi casalinga. Come altre tv 3D, ha anche un potente processore interno per simulare l’effetto tridimensionale partendo da immagini in 2D. Tutto questo, ovviamente, ha un costo: 7999 euro. Forse il grande pubblico aspetterà ancora, ma certo se il 3D ha un futuro assomiglia molto a questo televisore Toshiba.

Webcam e fotocamere sono dappertutto: nei tablet, nei computer, nelle tv, e anche nei monitor per pc: quelli della serie ErgoSensor di Philips la usano per riconoscere la posizione del viso dell’utente e suggerire la postura più adatta per prevenire e il mal di schiena.




http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=9452&ID_sezione=38&utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook

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