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sabato 7 aprile 2018

Facebook è Gratis ma il Prodotto sei TU



Scandalo Cambridge Analytica,
 parla Facebook:
 "I profili social coinvolti sono 87 milioni".

Mark Zuckerberg, a capo del social, stabilisce quindi una volta per tutte quanti profili "potrebbero esser stai raggiunti da Cambridge Analytica" soprattutto per influenzare il risultato delle elezioni presidenziali americane. E sono ben più dei 50 milioni ipotizzati. 
E fra questi ci sono 214 mila italiani. Il 9 aprile sapremo chi è stato coinvolto.


Facebook è Gratis ma il Prodotto sei TU 
che accetti Termini e Condizioni Senza Leggerle 
anche perchè sono scritte talmente in piccolo che è impossibile.

Facebook ritiene che Cambridge Analytica, la società usata anche da Trump per la sua campagna elettorale, possa aver avuto accesso ai dati di 87 milioni di utenti della propria piattaforma, contro i 50 finora ammessi. E' una delle comunicazioni fatte da Mike Schroepfer, chief technology officer di Fb, nell'annunciare una serie di restrizioni del social media 
per proteggere meglio i dati personali dei propri utenti.


"In totale, crediamo che le informazioni di Facebook di 87 milioni di persone, prevalentemente in Usa, possano essere state impropriamente condivise con Cambridge Analytica", scrive Schroepfer.

Sono gli americani, con 70.632.350 milioni di utenti (81,6%), a fare la parte del leone negli 87 milioni di profili Facebook usati impropriamente per scopi elettorali da Cambridge Analytica. Lo riferisce Facebook. Nella classifica seguono i filippini (1,4%), gli indonesiani (1,3%), i britannici (1,2%), i messicani (0,9%), i canadesi (0,7%), gli indiani (0,6%), i brasiliani (0,5%), i vietnamiti (0,5%) e gli australiani (0,4%).

Sono 214.134 gli utenti italiani potenzialmente coinvolti nella vicenda Facebook-Cambridge Analytica. Lo rende noto il social media di Mark Zuckerberg. Il dato si ricava sommando il numero le persone(57)che hanno istallato l'app di Aleksandr Kogan - il ricercatore di Cambridge Analytica - e gli amici potenzialmente impattati (214.077).


MARK ZUCKERBERG, a due settimane dall'esplosione fragorosa del caso Cambridge Analytica, dà i suoi numeri. I profili di Facebook usati dalla compagnia inglese per inviare messaggi di propaganda elettorale pro Donald Trump non sarebbero 50 milioni, ma ben 87 milioni. Alla cifra di 50 milioni si era arrivati partendo dai 270 mila account ottenuti dall'app dell'accademico Aleksandr Kogan intitolata This is Your Digital Life, poi acquisiti dalla Cambridge Analytica. A loro volta, grazie alla rete di amicizie, avrebbero portato ad ottenere dati di decine di milioni di elettori. E ora Facebook conferma: sono 87 milioni. E fra questi ci sono 214 mila italiani. Sono i 57 che hanno istallato l'app di Kogan e la loro rete di amicizie, per un totale di 214,123 utenti di Facebook. Il social avviserà a partire da lunedì 9 aprile tutti gli utenti i cui dati sono stati "violati" nell'affaire Cambridge Analytica.
Scandalo Cambridge Analytica, parla Facebook: "I profili social coinvolti sono 87 milioni"
Il numero di profili Facebook che potrebbero esser finiti nelle mani di Cambridge Analytica


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"E' una stima in eccesso", spiega Zuckerberg. "Sulla efficacia dei messaggi e sul tipo di dati che Analytica ha avuto, stiamo ancora indagando e ci vorrà del tempo. Ma per ora possiamo dire che quello è il numero di persone che in teoria potrebbero esser state raggiunte".  Sulla reale capacità del cosiddetto "micro targeting", i messaggi personalizzati, i dubbi in effetti sono tanti. Ma anche nel caso si tratti di una tecnica poco efficace, a Facebook si contesta l'aver lasciato che altre compagnie fino al 2014 abbiano potuto appropriarsi di così tante informazioni sugli utenti. "La vita è imparare dai propri errori. Nessuno aveva mai costruito una realtà come Facebook, non siamo perfetti, ma è un servizio usato da molti in maniera positiva", si difende il fondatore del social network.

Zuckerberg annuncia nuove contromisure. Spiega che sono stati bloccati per la prima volta i troll russi e che dal 2016 la compagnia sta lavorando senza sosta per evitare che tornate elettorali importanti in tutto il mondo vengano condizionate. Messico, Brasile, Germania... "Abbiamo 15 mila persone che ci lavorano che presto diverranno 20 mila. Ma Facebook è un universo complesso. Mi piacerebbe poter dire che fra sei mesi avremmo risolto tutto ma ci vorranno anni. Anche se fra sei mesi si vedranno comunque dei miglioramenti"

Peccato che queste contromisure e restrizioni, sulle api in particolare, siano state introdotte solo adesso. In attesa di vedere i passi in avanti, Zuckerberg intanto dovrà testimoniare di fronte alla Commissione dell'Energia e del Commercio della Camera degli Stati Uniti mercoledì prossimo alle 10, ora della costa est, per parlare di "uso aziendale e della protezione dei dati degli utenti". I parlamentari Greg Walden e Frank Pallone, rispettivamente presidente e membro della commissione, hanno affermato in una dichiarazione che l'udienza "sarà un'occasione importante per far luce sulle critiche questioni sulla privacy dei dati dei consumatori e aiutare tutti gli americani a capire meglio cosa succede alle loro informazioni personali online".

Che Alexander Nix, fino a poco fa a capo capo di Cambridge Analytica, abbia potuto fare quel che ha fatto collaborando con Brad Parscale, numero due per il digitale di Donald Trump, è stupefacente. Altrettanto stupefacente però è che Parscale non sia stato toccato dallo scandalo, ma anzi è stato addirittura promosso, e che nessuno abbiamo chiamato in causa Trump. Segno dei tempi che corrono e del clima che regna negli Stati Uniti.

Scott Stringer, che sul social network ha investito un miliardo di dollari, chiede non a caso le dimissioni dello stesso Zuckerberg mentre Tim Cook, l'amministratore delegato di Apple, ha pensato bene di sfruttare il momento e di unirsi al coro di critiche. Eppure non è da lui che arrivano le considerazioni più taglienti. "Con l'avvento dei colossi del Web non abbiamo visto cambiare la struttura del potere, abbiamo solo assistito al trasferimento di quel potere da certe persone ad altre. E quest'anno abbiamo capito tutti che tali persone sono profondamente incapaci di gestire il potere per il bene di tutti". Parola di Eli Pariser, l'autore di un saggio fondamentale come The Filter Bubble che già nel 2011 aveva puntato il dito sulla macchina dei giganti della Rete. Un'accusa però che riguarda tutta la Silicon Valley e non solo Zuckerberg e Facebook.



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lunedì 11 aprile 2011

Il prodotto sei tu “Condividi” e “connetti”





Il prodotto sei tu 
“Condividi” e “connetti”








“Condividi” e “connetti” sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si è fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. E’ una nuova corsa all’oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere è facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e può succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto “mi piace”? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. C’è libertà di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dell’Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto l’Autorità garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente l’accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto d’autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma c’è anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si può tenere insieme la libertà d’espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita è libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks? 






Facebook? Non è poi così libero, sfrutta i tuoi dati per far soldi, vende i profili ad aziende "maligne" senza scrupoli, ti cancella l'account da un giorno all'altro senza motivo, oppure, peggio, per motivi politici. Chi ha visto il servizio dedicato a Facebook dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli avrà pensato che questo Facebook è una specie di trappola infernale dove ti rubano soldi, ti censurano e ti va bene se non finisci in galera. Forse è deviante descrivere un social network con 500 milioni di iscritti con qualche caso. Qualcuno può dire che su Facebook non puoi esprimere la tua opinione? O che in Italia non c'è dibattito politico? E se ci sono applicazioni che ti chiedono soldi per comprare oggetti virtuali e qualche utente è disposto a pagare per questo, cosa fa Facebook di male?
E poi la privacy, già, questo problema vitale nell'era berlusconiana: privacy, privacy, privacy, un tantra ripetuto da chi non è nessuno e si sente una star. Ma chi vuole vedere le vostre foto al mare con la pancetta? Cosa gliene frega al mondo di dove siete stati in vacanza? Non siamo vip, non viviamo sotto i riflettori. Siamo solo uomini con vite, problemi, sentimenti molto simili gli uni agli altri. Questa è la Rete, qui Milena Gabanelli e il suo programma sono una voce come tante altre, qui se si dicono cose inesatte o comunque parziali, arriva l'onda di ritorno che per Milena e il suo grande staff porta quasi sempre elogi, condivisioni (proprio su Fb) e applausi. Forse oggi arriva anche qualche critica, ma chi sta in Rete e la conosce ha l'umiltà per accettare anche i fischi.
Ovvio, alcuni problemi sottolineati da Report esistono, ma bastano pochissime regole per rimanerne al riparo. La prima è che i minori non possono essere abbandonati su Internet (così come nella vita reale per altro), la seconda è che quello a cui puntano tutte queste "infezioni", "malignità", "virus" etc è clonarti la carta di credito per prosciugarti il conto corrente che, se non sei uno sprovveduto, è assicurato, e poi, terzo, se Facebook inizia davvero a comportarsi come i casi limite sottolineati da Report, quanto pensate che duri?


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