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domenica 6 aprile 2014

Il Blog di Grillo Vale Milioni tra Spot e Tweet


Il Blog di Grillo Vale Milioni tra Spot e Tweet

I blog sono spesso una fonte di profitto per i loro gestori, la maggior parte di essi contiene annunci pubblicitari e per quelli con almeno 100mila visitatori unici mensili i ricavi sono superiori ai 75mila dollari all’anno». Così Gianroberto Casaleggio nel 2008, quando la rete era certamente meno diffusa di oggi, e gli utenti, conseguentemente, molti di meno. Come sappiamo Casaleggio è il gestore del blog di Beppe Grillo, e sappiamo da quest’ultimo – 13 aprile 2011 – che «il blog fa male ai giornali e anche ai loro editori. Cinque milioni e duecentomila visite al mese non possono essere tollerate».


Dati, si dirà, poco recenti. È vero. Lui stesso, nell’intervista con Enrico Mentana ha parlato di 5-600mila visite al giorno. Che fanno dai 15 ai 18 milioni di visite al mese. Volendo, potremmo quindi moltiplicare quei 75mila dollari annuali per 200 volte e teoricamente dovremmo avere i guadagni pubblicitari del blog, semplicemente acquisendo come fonti le loro affermazioni.

UN BLOG IN PERDITA?

Casaleggio nel 2013 ha affermato: «Il blog di Grillo è in perdita. Le perdite del blog sono state sempre coperte da noi». Non è molto chiaro come da punto di vista logico, amministrativo e fiscale sia possibile che la Casaleggio Associati vada a coprire le perdite di un sito che non è di sua proprietà, ma lasciamo il tema ai contratti privati tra loro intercorrenti. Interviene Beppe Grillo, nello stesso anno: «Col blog siamo in pari, ci costa sui duecentomila euro l’anno, li copriamo con la pubblicità, ci sono tre persone che ci lavorano a tempo pieno». Sempre nell’intervista a Mentana – la più recente, visto che nell’ultimo anno le cifre sono variate a ogni comizio – Grillo ha affermato che i server costerebbero 250mila euro l’anno.

Lorenzo Mannella il 23 maggio 2013 per Wired ha fatto un’analisi di massima: «Considerati tutti i se e tutti i ma, i costi annui di beppegrillo.it potrebbero oscillare tra i mille (due server base) e gli 8mila euro (due server pro), iva esclusa». Questi i costi dei server. E aggiunge: «A questi vanno aggiunti i costi per grandi volumi di traffico Internet, i servizi extra, la consulenza di almeno un sistemista e lo stipendio dello staff editoriale per un totale di qualche decina di migliaia di euro annui». Cifre che, anche sommate, sono decisamente lontane dai 250mila euro «solo per i server».

Veniamo ai ricavi. Qui la base di partenza è il calcolo fatto all’inizio, che oscillerebbe tra i 7,5 e i 15 milioni di dollari all’anno. Qualcuno però potrebbe dire che Grillo si è sbagliato, che i 600mila non sono visitatori unici, ma il numero di pagine viste, e quindi il numero andrebbe diviso per 2.09 (ovvero il numero di pagine medio per visitatore almeno per come rilevato da Alexa). Dimezzando quindi il tutto la base è tra i 3,8 e i 7,5 milioni di dollari annuali. Sempre a sentire Casaleggio.

Poi però ci sono gli ebook di Grillo. C’è la partnership con Amazon, che prevede royalty per ogni acquisto effettuato da utenti provenienti dal blog. Ci sono infine le campagne dirette, con costi che variano dai 5 ai 15mila euro.

FARE SOLDI CON GOOGLE

Se però consideriamo come prevalente la pubblicità di GoogleAdSense possiamo fare un calcolo che spiega bene le cifre di cui abbiamo parlato. 600mila visitatori che visionano circa 1,3 milioni di pagine, con una media di 6 inserzioni a pagina, generano non meno di 7,5 milioni di impression al giorno che al valore di un dollaro ogni 10mila «effettivi», da soli, fanno la ragguardevole cifra di 2,75 milioni di dollari all’anno. A questi vanno sommati i clic, stimati di norma in 1 ogni mille utenti unici, ovvero circa 240mila all’anno. Qui il calcolo si complica, perché i 240mila vanno moltiplicati per «il valore» (ovvero il prezzo) stabilito con l’inserzionista.


Secondo il Corriere della Sera (21 maggio 2013) «i prezzi per clic per un annuncio su una pagina del sito sono tra quelli più alti praticati in Italia». Il calcolo si basa su alcune simulazioni effettuate immaginando di essere un inserzionista con un determinato budget e incrociando le offerte proposte dal Google Adsense. Si va da 1,31 a 2,43 euro a clic (quest’ultima cifra è quanto risulta a Davide Casati di Panorama a marzo 2013). In sintesi parliamo di almeno un altro mezzo milione di dollari. Sulla base di questi elementi, e delle percentuali retrocesse al titolare del sito da parte di Google, il Sole 24 ore ha affermato che «i ricavi oscillano tra i 5 e i 10 milioni di euro l’anno».

Tutto questo senza considerare che i volumi di traffico di Grillo lo collocano in una fascia più alta in termini di remunerazione da parte di GoogleAdSense rispetto ai normali publisher, e quindi tutto il calcolo fin qui condotto andrebbe rivalutato ulteriormente a rialzo. Se però non avessimo affinità con la matematica, potremmo fermarci a qualche paragone. Il Blog di Grillo – da solo - ha volumi di traffico pari a circa la metà di Repubblica.it o Corriere della Sera. Entrambi questi portali (con centinaia di articoli pubblicati e di dipendenti) raccolgono online tra i 50 e i 70 milioni di euro di pubblicità.

Il circuito non si limita al blog. Il 22 maggio 2013 abbiamo descritto quello messo in rete dalla Casaleggio Associati come un «network ambientale». In un articolo del 13 giugno Massimo Mantellini ha descritto in modo molto chiaro il «web marketing di Grillo», in particolare sull’uso dei socialnetwork. «È un po’ di tempo che Beppe Grillo ha iniziato ad utilizzare Twitter in maniera piuttosto originale. Grillo scrive un tweet di una riga dai toni urgenti e sulla cui natura non fornisce alcuna informazione. I followers si preoccupano e cliccano il link. Il link porta a TzeTze, aggregatore di notizie di Grillo e Casaleggio (discretamente imballonato di pubblicità come il blog di Grillo stesso) dove però si scopre che la notizia non c’è. Il follower sempre più in ambascia viene esortato a cliccare un nuovo link che conduce ad un altro sito web, cadoinpiedi.it, sito di giornalismo partecipativo di Chiare Lettere (l’editore dei libri di Grillo e di Travaglio), socia de Il Fatto Quotidiano e (all’epoca, ndr) legata a Casaleggio Associati, dove finalmente può raggiungere la notizia vera e propria e dove si scopre che la notizia (una notizia piuttosto marginale per altro) è un tweet.


Un semplice tweet che Grillo avrebbe potuto tranquillamente citare nel suo tweet iniziale». Un meccanismo che, portato a sistema, moltiplica – tra tutti i siti coinvolti – almeno per due, se non per tre, il traffico pubblicitario complessivo generato. Così come il continuo rimando, rilancio, relink all’interno del «network ambientale complessivo», genera traffico, autorevolezza delle informazioni e soprattutto tanta pubblicità.

Come si sa Google Adsense paga il titolare dell’account, sul conto che decide il titolare, che non è pubblico né dichiarato in alcun modo. E qualsiasi cosa possa dire la Casaleggio o Grillo in proposito, semplicemente, ci dovremmo fidare. Un po’ poco per Grillo che invita a non fidarsi di nessuno e richiama – sempre gli altri – alla trasparenza e a mostrare gli scontrini.

da  :  http://www.unita.it/   link  :  http://www.beppegrillo.it/
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lunedì 24 settembre 2012

IRAN: blocca Google e Gmail



L'Iran censura Google e si auto produce la propria rete internet. L'annuncio del governo è giunto oggi, dalla tv di stato iraniana: basta con Google e Gmail, d'ora in poi i cittadini iraniani avranno un server su misura per navigare in internet.

Insomma, da oggi Google non è più disponibile sui computer iraniani, secondo quando affermato da uno sconosciuto funzionario governativo, tale Khoramabadi: "Tra poche ore, Google e Gmail saranno bloccati in tutto il Paese". La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato lo spazio che il motore di ricerca americano avrebbe garantito al famigerato film "L'innocenza dei musulmani". Da qui la decisione: muovere il traffico internet su una rete domestica che innalzerebbe il livello di sicurezza. E di certo anche quello di controllo e censura da parte delle solerti autorità iraniane.

Già oggi, infatti, i filtri posti dal governo iraniano alle ricerche internet sono tra i più pervasivi del mondo e impediscono ai cittadini di visitare numerosi siti considerati da Teheran criminali o offensivi. Numerosi i blocchi imposti nel 2009 durante le proteste e le manifestazioni anti-Ahmadinejad a social network come Facebook e Twitter e siti di condivisione di video (Youtube su tutti).

Dietro l'iniziativa anti-Google sta la ferrea convinzione della necessità di possedere un proprio sistema internet indipendente dai controlli delle potenze occidentali. Già ad agosto il ministro delle Comunicazioni, Reza Tagipour, aveva annunciato tale intenzione: "Internet non dovrebbe essere nella mani di uno o due Paesi al mondo. La creazione di un network nazionale farà sì che la preziosa intelligence iraniana non sia accessibile a tali poteri".

Nuove sanzioni dall'Unione Europea? Intanto, mentre i venti di guerra continuano a soffiare tra Iran e Israele, Francia, Germania e Regno Unito chiedono all'Unione Europea di approvare nuove sanzioni contro Teheran e il suo programma nucleare.

I ministri degli Esteri dei tre Paesi hanno scritto una lettera congiunta a Catherine Ashton, rappresentante UE per gli Affari Esteri, facendo pressioni perché nuove restrizioni vengano assunte il 15 ottobre, data del prossimo meeting a Bruxelles. Obiettivo, fare pressioni sull'Iran perché interrompa il programma nucleare ed evitare così una guerra - considerata sempre più probabile - con Tel Aviv.

Dall'altra parte, però, la volontà di pacificazione non è poi così forte: Israele, detentore di armi nucleari, ha rigettato con forza l'idea di organizzare una conferenza per parlare di disarmo in Medio Oriente.

 Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=35502

leggi anche

 http://cipiri.blogspot.it/2012/09/libia-linnocenza-dei-musulmani.html

Libia: L'Innocenza dei Musulmani


Libia:
 http://cipiri.blogspot.it/2012/09/trovato-il-regista-un-truffatore-copto.html

Trovato il regista: un truffatore copto californiano


Trovato il regista: un truffatore copto californiano

L'autore del controverso film è un produttore di droga in carcere per truffa. Gli attori si difendono: ha doppiato i dialoghi. Fratelli Musulmani: gli USA non sono responsabili


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mercoledì 10 giugno 2009

Aggiornare i server di eMule


Emule




clicca per scaricare il mulo

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 Torna il mulo con il nuovo aggiornamento 2012 che porta con se centinaia di miglioramenti: download 10 volte più rapidi, preview degli archivi, nuovi servers di ultima generazione, maggiore sicurezza nei download e molto altro. Sempre scaricato e sempre al top.



Cos’è quell’espressione terrorizzata che vedo dipinta sulla tua faccia? Lasciami indovinare, hai appena finito di vedere una collezione dei migliori film horror del mondo… no, aspetta, sei troppo terrorizzato. Ho capito, hai appena aperto eMule ed hai ritrovato la lista dei server quasi vuota, con qualche nome di quelli che ispirano un livello di affidabilità pari a zero.

Stai tranquillo, puoi far tornare tutto come prima. Anzi, meglio, applicando le impostazioni giuste ed aggiornando i server di eMule attraverso dei collegamenti sicuri al 100%, esenti da qualsiasi server pericoloso per la privacy. Ecco come fare.


Come primo passo, apri eMule e fai click sul pulsante Server situato nella parte alta della finestra principale del programma per accedere alla lista dei server attualmente utilizzati.

Clicca quindi con il tasto destro del mouse in un punto vuoto della lista e seleziona la voce Elimina tutti i server del menu per eliminare eventuali server rimasti in elenco, specie quelli poco sicuri.



Adesso fai click sul pulsante Opzioni situato nella parte alta della finestra principale di eMule per accedere alle impostazioni del programma. Nella finestra che compare, seleziona la voce Server attraverso l’elenco situato sulla sinistra e togli il segno di spunta dalle voci Aggiorna la lista server quando ti connetti ad un server ed Aggiorna la lista server quando contatti un client.

Immetti 5 come valore nel campo di testo situato accanto alla voce Elimina i server inattivi dopo per evitare che qualche scompaia definitivamente dalla lista perché momentaneamente irraggiungibile e fai click sul pulsante OK per salvare i cambiamenti effettuati.



A questo punto, recati nel campo di testo situato sotto la voce Aggiorna server.met da URL, sulla parte destra della finestra principale di eMule, incolla al suo interno l’indirizzo http://servermet.altervista.org/emule.it_feb_server.met e clicca sul pulsante Aggiorna per aggiornare i server.



Adesso hai una lista dei server aggiornata, sicura e pronta da usare. Se vuoi, puoi ripetere il passaggio precedente utilizzando indirizzi di altre liste affidabili, come http://upd.emule-security.net/server.met e http://www.gruk.org/server.met.
Buon scaricamento...

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