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mercoledì 22 gennaio 2014

CONSEGUENZE DELLO STARE TROPPO TEMPO SEDUTI


LE TERRIFICANTI CONSEGUENZE DELLO STARE SEDUTI

AL PC

Cancro al colon e non solo. Ecco cosa si rischia stando ore e ore seduti al pc. Diffondiamo queste informazioni.

Il Washington Post ha realizzato un'inchiesta allarmante, analizzando nei dettagli le conseguenze sulla salute dell'uomo abituato a restare seduto davanti al pc per ore. La posizione assunta dal corpo, spesso scorretta, e la mancanza di movimento, possono portare, se perpetrate nel tempo, a conseguenze nefaste. Quali?

Problemi al cuore causati dall'alta pressione sanguigna e dall'impennarsi del colesterolo dovuto alla mancanza di movimento; disturbi al pancreas causati dall'aumento di produzione di insulina, causa di diabete; cancro al Colon; degenerazione dei muscoli; disturbi degli arti inferiori; assopimento del cervello; problemi al collo, alla schiena e alle spalle; problemi alla colonna vertebrale.

Cosa fare? Muoversi il più possibile. Camminare in ufficio ogni tanto. Mantenere una postura corretta. Come in figura:




 esercizi come questi. Sicuramente aiutano a distendere la colonna vertebrale e a sollecitare quei muscoli che altrimenti resterebbero fermi:



DA : http://apps.washingtonpost.com/g/page/national/the-health-hazards-of-sitting/750/?tid=sm_fb


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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

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sabato 6 agosto 2011

Conseguenze di non cambiare mai la password



Quali possono essere le conseguenze di non cambiare mai la password per i propri account in Internet



Il 30% degli italiani spiati in rete!
Secondo una ricerca di Cpp Italia sulla sicurezza online, il 30% dei web-navigatori in Italia subisce infiltrazioni sui dati personali digitali. Il setttore più colpito è l'home banking, oltre ai servizi di posta elettronica e quelli, frequentatissimi, dei social network.



Quali possono essere le conseguenze di non cambiare mai la password per i propri account in Internet? Una ricerca, realizzata da CPP, ente internazionale che si occupa della protezione dei dati personali, circa 1 italiano su 3 si è visto derubare informazioni in rete sulla propria identità.

Il 42% degli intervistati ha dichiarato di non cambiare mai la password per i propri servizi in rete, a meno che non sia costretto a farlo e solo l’11% lo fa però una volta all’anno o a distanza di lunghi intervalli di tempo. Sono alte comunque le percentuali di cambia le password almeno una volta al mese – 17% − oppure ogni 3 mesi – il 18%.

I servizi che più sono sensibili al furto dei dati sono naturalmente quelli delle email e quelli della home banking, il servizio in rete che permette di gestire il proprio conto bancario online e fare operazioni di qualunque tipo, da pagare bollettini fino a fare bonifici ecc. Il 14% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare la stessa password per tutti i servizi – è notoria la richiesta di una password digitale per qualsiasi piattaforma, social network, client per email, servizi di videochiamata, VoIP, chat line – mentre il 13% usa 2 codici segreti differenti, uno per i social network – Facebook per esempio rappresenta il 40% di tutto il traffico web nel mondo – ed uno per accedere al conto bancario online.

Proprio per quanto riguarda i servizi bancari c’è naturalmente più pericolo di essere hackerati, grazie alla possibilità reale di sottrarre denaro: il danno economico, secondo il Cpp, solo per l’1% dei casi è stato superiore ai 5000 euro, il 2% ha subito danni entro i 100 euro e il 3% entro i 1000 euro. La prudenza non è mai troppa anche se chi usa il conti online potrebbe avere un account bancario ad hoc, magari con poco denaro, solo per svolgere veloci operazioni finanziarie che potrebbero richiedere ore di fila nei vari sportelli tradizionali.

Il 30% degli italiani, dunque, ha subito infiltrazioni per accedere alla propria privacy nei servizi Internet: la cifra non è bassa, bisognerebbe che i vari gestori, soprattutto quelli dei servizi finanziari, si adoperino per garantire una maggiore sicurezza online degli utenti così da far crescere il mercato delle vendite online, anche retail, che è indietro nel nostro paese rispetto alle altre nazioni europee e non solo.

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