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venerdì 1 luglio 2016

Importanza del CELLULARE nell' e-commerce


Sempre più persone acquistano da smartphone: il tuo sito è ottimizzato e pronto per accogliere gli utenti mobile?

Entriamo sempre di più nell’epoca super connessa: tutti hanno uno smartphone e, bene o male,
ovunque si può navigare su internet, grazie a reti wifi, 3g, 4g, LTE e chi più ne ha più ne metta!

Cosa sta comportando tutto ciò?

Una vera e propria trasformazione di esperienza di navigazione: ricerche con long tail (parole chiavi
composte, ad esempio “acquisto jeans vita bassa”) sempre più corte, tempo di permanenza sui siti in
diminuzione e una grande fetta di mercato che ormai fa i propri acquisti solo attraverso lo smartphone.

Secondo lo shopping index di Demandware (Azienda leader per le soluzioni cloud commerce) lo
smartphone, entro la fine del 2017, sarà il dispositivo più utilizzato per acquistare online, con tanti
cordiali e rispettosi saluti a notebook e pc!

Chi usa Google Analytics non sarà poi tanto sorpreso da queste notizie, in quanto il trend a favore dei visite mobile dispositivi mobile è sotto l’occhio di tutti gli “addetti del settore” e a chiunque abbia un
minimo di controllo sui dati che riguardano il proprio sito (un’abitudine spesso ignorata ma
dannatamente importante per ottimizzare le conversioni e rendersi conto cos’è che va o no va sul
proprio store).

In questo scenario, quindi, come bisogna comportarsi? Cosa occorre fare per non farsi cogliere
impreparati e subire danni al proprio business?

Semplicemente bisogna cominciare a ragionare con più di un occhio di riguardo verso quelle che sono le necessità degli utenti che navigano dai dispositivi mobile:siti responsive (che si adattano al tipo di dispositivo pc/tablet/smartphone e quindi offrono un’esperienza di navigazione ottimale)
processi di acquisto con step ridotti all’osso (meno step si hanno più si otterrà una conversione, visto
che gli utenti connessi da dispositivi mobile hanno tempi di permanenza sui siti minori rispetto a quelli provenienti da desktop)siti snelli e veloci per permettere la navigazione anche con velocità di connessione bassa (sappiamo tutti che in Italia spesso la copertura non è delle migliori, specialmente se non ci si trova in grandi città come Roma o Milano)

Sono 3 punti fondamentali per non perdere terreno sul mercato digitale ed ogni e-commerce dovrebbe adattarsi alle “nuove regole del gioco” o vedrà il suo business scendere inesorabilmente.

E tu? Sei già pronto per il nuovo trend


LEGGI ANCHE
il web come investimento



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Web : Investimento per Azienda e non Costo


Investire sul web è investimento per un'azienda e non un costo come molti credono. Ma quali sono gli errori da non commettere per evitare che il nostro investimento vada in fumo.

Per un’azienda investire sul web è diventato un obbligo vista la grande diffusione che in tutto il mondo ha avuto internet. È quindi una naturale conseguenza che molte imprese facciano ingenti investimenti per migliorare il loro sito web istituzionale, per popolarlo di contenuti di qualità, onde poter intercettare i bisogni dei propri clienti e fornire loro soluzioni concrete.

Tuttavia, avere un sito “bello” non è abbastanza per emergere e battere la concorrenza. Infatti, i titolari d’azienda sono sempre più consapevoli dell’importanza che, sul web, occorre puntare non tanto sull’estetica ma sull’utilità. Un sito è uno strumento informatico, e quindi deve avere un’utilità che nello specifico è raggiungere i propri obiettivi di business. Per questa ragione un buon sito dovrebbe normalmente essere sviluppato solo dopo aver pensato a una strategia precisa.

Fatta questa premessa vediamo ora in dettaglio quali sono gli errori da evitare nella progettazione di un sito internet.

Mancanza di call to action

Ovvero invito all’azione. Quando gli utenti visitano il nostro sito internet, trovano i nostri prodotti/servizi.

Possono quindi decidere di acquistare o meno. È quindi importante che un visitatore sia in qualche
modo guidato nel processo di acquisto o nella navigazione.

Se vogliamo che i visitatori diventino clienti, o ci contattino per avere maggiori informazioni sui nostri prodotti/servizi oppure si iscrivano alla nostra newsletter, dobbiamo far in modo che all’interno del sito trovino degli spunti per compiere un’azione. In caso contrario, una pagina web che non contenga alcuna call to action sta letteralmente perdendo importanti opportunità di business, cosa che non è ovviamente auspicabile.

Non avere una versione ottimizzata per il mobile

Gran parte della navigazione web oggi più che mai avviene tramite smartphone e tablet. Purtroppo non tutte le realtà aziendali si sono adattate a questa novità.

Almeno una volta avremo fatto una ricerca su Internet dal nostro telefono cellulare, capitando su un sito web che non è stato adattato al nostro dispositivo. Sicuramente avremo trovato grosse difficoltà nella navigazione dovendo ingrandire il particolare della pagina che ci interessa o semplicemente per poter passare da una pagina all’altra.

Il risultato è che navigare in questo modo è quasi impossibile e ci fa perdere la pazienza passando oltre su un sito maggiormente fruibile. Magari il sito non ottimizzato conteneva informazioni qualitativamente migliori rispetto a quello ottimizzato, ma purtroppo la mancanza di fruizione sul mobile è un fattore penalizzante. Per questa ragione dovremmo cercare di avere anche una versione ottimizzata per il mobile. Detto in parole povere: le persone fuggono dai siti che non sono progettati per il mobile.Senza contare che i motori di ricerca penalizzano in termini di posizionamento i siti non adatti alla consultazione da dispositivi mobili: quei siti non otterranno il posizionamento che meritano, ma uno peggiore, proprio perché non forniscono agli utenti web una buona esperienza utente.

Avere una cattiva struttura

Su internet si trovano siti web che sono visivamente ben progettati, che contengono un gran varietà di contenuti, che dovrebbero essere in grado di fornire ai visitatori le informazioni che cercano. Purtroppo questi siti non generano i risultati attesi. Potrebbe essere che la radice del problema sia l’architettura stessa del sito.

Ricordiamoci che avere un sito bello non necessariamente è garanzia di successo su internet. La
chiave su cui agire è l’architettura del sito, ossia la disposizione dei suoi contenuti per agevolare la
consultazione da parte dei lettori.

In effetti, quando i visitatori hanno difficoltà a trovare quello che cercano, è frequente che passino ad
altro sito. E questo è esattamente quello che dovremmo cercare di evitare a tutti i costi.

Per verificare se il nostro sito ha problemi che concernono l’architettura dei contenuti, dovremmo
provare a rispondere alle seguenti domande:
• I visitatori trovano facilmente quello che cercano?
• La navigazione è abbastanza intuitiva per un nuovo utente che arriva sul sito?
• Qual è la durata media delle visite al sito?
• Quante pagine sono viste in media per ogni visita?
• Qual è la frequenza di rimbalzo del sito?
• Quali sono le pagine di uscita più frequenti?

Un aiuto nel rispondere a questi quesiti ci viene dato dalle Google Analytics. Capire il comportamento dei visitatori del nostro sito è fondamentale per cercare di migliorare la loro esperienza di navigazione.

Conclusioni

Per concludere, è lampante che è necessario per un’azienda che cerca di sfruttare le potenzialità che il web offre avere un sito web adeguato. Adeguato a cosa? Al web e alle sue tecnologie che
costantemente si evolvono. Occorre adeguarsi costantemente a queste trasformazioni, anche se è a
volte può risultare faticoso. Così come, allo stesso modo, si devono sempre misurare le prestazioni del proprio sito web, al fine di verificare se centrano gli obiettivi che la strategia di essere sul web si è prefissa.

Il nostro sito web è uno strumento che ci può far guadagnare parecchio denaro attraverso un’efficace
lead generation. Quindi dobbiamo sempre pensarlo come a un investimento e mai come a un costo.

LEGGI ANCHE :  http://cipiri4.blogspot.it/2016/07/importanza-del-cellulare-nell-e-commerce.html

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domenica 16 settembre 2012

Antenne di telefonia mobile imposte per legge

 

Il governo italiano imporrà ai condomini l’installazione di antenne di telefonia mobile


Scandaloso, offensivo, ignobile.
Solo con questi aggettivi può qualificarsi l’intervento legislativo in corso, con cui il ministro Passera intende dare un forte impulso alla crescita tecnologica del nostro Paese, introducendo, nel secondo Decreto Sviluppo in fase di adozione, dedicato all’Agenda Digitale, una norma che impone a proprietari e condomìni di tollerare l’installazione di una o più antenne per il servizio di telefonia mobile di quarta generazione, l’LTE.
È la norma della discordia, quella che farà “traboccare il vaso”, inferocire i cittadini più di quanto non siano già vessati, portando ad estreme conseguenze lo stato di conflitto sociale, che da anni percorre strade e piazze delle nostre città, laddove un operatore di telefonia mobile tenti di piazzare il suo “totem elettromagnetico”.
Una norma folle, irrazionale e controproducente, che creerà più guasti di quanto ne abbiano causato insieme tutte le scellerate deregolamentazioni degli scorsi anni intervenute a riordinare il settore delle telecomunicazioni.
Se l’art. 29 della bozza di Decreto in questione dovesse mantenere il tenore espropriativo nei termini perentori in cui è descritto nell’articolato, questo governo passerà alla storia per il demerito di aver eretto l’ultimo e più infausto muro tra chi rappresenta le istituzioni ed il cittadino.
Si tratta di un colpo di mano talmente grave da indurre a sospettare che la mano che ha redatto questa norma sia la stessa che quotidianamente pianifica e realizza studiate aggressioni al territorio urbano ed extraurbano, che si accanisce sulla salute della gente, pur di accaparrarsi uno spazio elevato ove collocare antenne, tralicci e ripetitori.
Ma c’è un altro aspetto ignobile che induce a riflettere sulla paternità della stesura di questa norma: il ricorso spregiudicato alla monetizzazione del disagio subito con l’installazione di un’antenna. A fronte dell’imposizione di una servitù coattiva, il governo mette a disposizione un congruo risarcimento, stabilito “in base all’effettiva diminuzione del valore del fondo o dell’immobile”!
Ecco che, in tempi di crisi, molti cittadini e famiglie saranno indotti a sobbarcarsi l’ingombrante presenza tra le mura domestiche di una fonte di rischio per la salute, pur di accedere alle risorse messe a disposizione!
Un ricatto bello e buono, che tuttavia finirà per ribaltare ogni più virtuosa previsione di ripresa economica, allorché si dovrà fare i conti con gli effetti del più grande esperimento di massa sulla pelle della popolazione: quando, cioè, i costi sanitari per curare quote crescenti di popolazione contaminata dagli effetti indotti della esposizione ai campi elettromagnetici non saranno più sostenibili, allora sarà troppo tardi per pretendere di gestire e regolamentare il fenomeno di “Antenna Selvaggia”.
Occorre pertanto reagire con fermezza a questo devastante attacco ai diritti e valori costituzionalmente tutelati, informando capillarmente la popolazione, l’opinione pubblica, i media e le istituzioni sui rischi che incombono dalla sciagurata approvazione della norma.
Occorre, inoltre, mobilitarsi personalmente e collettivamente, pretendendo il coinvolgimento della Politica, perché non è pensabile che chi ricopre un ruolo di rappresentanza, dagli enti locali al Parlamento, accetti supinamente o, peggio, approvi questa scellerata iniziativa, senza levare un dito della propria capacità di intervento ed interdizione a tutela della integrità collettiva e per scongiurare l’inesorabile declino della nostra Civiltà.
Comunicato stampa. Per informazioni: diritti.infanzia@gmail.com
By Edoardo Capuano
 http://www.ecplanet.com/node/3534
-
Valutazione di Impatto di una stazione radiobase di telefonia mobile

Protezione della popolazione e legislazione di riferimento

Il rispetto dei valori limite a salvaguardia della popolazione e dei lavoratori è sostanzialmente determinato in base alle modalità indicate dai DPCM 8/7/2003, in attuazione della legge quadro nazionale n.36/2001.

Legge Quadro 22 febbraio 2001, n. 36 e decretazione attuativa

La legge quadro sui campi elettromagnetici (Legge 22 febbraio 2001, n. 36, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2001) definisce:
  1. limiti di esposizione - valori che non possono mai essere superati in nessuna condizione di esposizione.
  2. valori di attenzione - valori da non superare nei luoghi dove è prevista una permanenza per più di 4 ore (case, scuole ed altri luoghi adibiti a permanenze prolungate)
  3. obiettivi di qualità - valori elettromagnetici più restrittivi a cui si deve far riferimento per il risanamento e da conseguire per la costruzione di nuovi impianti situati nei pressi di centri abitati, scuole, parchi giochi per bambini, ai fini di una progressiva minimizzazione dell'esposizione.

Limiti di campo elettromagnetico in Alta Frequenza:
Il successivo decreto attuativo DPCM 8/07/2003 (Appendice 1) ha poi fissato i seguenti tre limiti per i campi elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100kHz e 300Ghz:

limite di esposizione
20 V/m(*)
valore d'attenzione
6 V/m
obiettivo di qualità
6 V/m

(*) limite di esposizione per i c.e.m. a frequenze comprese tra 3 Mhz e 3Ghz.Per quelle tra 100kHz e 3Mhz il limite è 60 V/m; per quelle oltre 3GHz e fino a 300 Ghz il limite è 40V/m.

Campo elettromagnetico generato da un antenna

Per finalità di tipo protezionistico, il campo irradiato da un antenna è generalmente calcolato nella regione di campo lontano (detta anche regione di Fraunhofer con un termine derivato dall'ottica), dove la propagazione è sferica e il guadagno non dipende dalla distanza tra sorgente e punto ma solo dalla posizione angolare (bibl, [1]).

Modelli previsionali

Per la stima dei valori di campo elettrico attesi in un certo punto a distanza nota da una stazione radiobase (SRB) di telefonia mobile sono stati sviluppati vari modelli previsionali, utili in fase di pianificazione da parte degli stessi gestori e utilizzabili anche per stime di impatto.
In regioni di campo lontano in ambito urbano sono disponibili modelli statistici, il più noto dei quali è quello di Okumura-Hata, spesso utilizzato dai software di pianificazione.
Per il calcolo del contributo di SRB è disponibile un algoritmo di calcolo riportato nella norma CEI 211-10/2002, “"Guida alla realizzazione di una Stazione Radio Base per rispettare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici in alta frequenza”
Per la stima dei valori di campo elettrico generato da antenne di telefonia mobile si può poi fare ricorso a metodi di calcolo semplificato che utilizzano formule valide in condizioni di campo lontano e in situazioni di campo libero, trascurando fenomeni quali le riflessioni da parte del terreno, delle infrastrutture, della vegetazione eventualmente presenti. Tale procedura di calcolo risulta utile in termini protezionistici in quanto nella quasi totalità dei casi porta a sovrastimare i valori di campo, ed è pertanto da intendersi di tipo cautelativo. Tale sovrastima si verifica anche per distanze inferiori a quella di campo lontano, e quindi la semplificazione adottata riesce applicabile -nell'ambito sopra indicato- anche a distanze minori di quelle in cui si realizzano condizioni di propagazione per onda piana. (bibl, [4]).
In condizioni di campo libero il valore di campo elettrico nella regione di spazio radiativo lontano vale la relazione:
formula campo antenna
Dove E è il valore di campo elettrico espresso in V/m, P è la potenza dell'antenna, G il guadagno ed r la distanza le punto considerato dall'antenna.
Per un antenna alimentata con una potenza di 15 W ed un guadagno di 17 dBi (corrispondente ad un fattore moltiplicativo di 50), l'andamento del campo nella direzione di massimo irraggiamento raggiunge il valore limite di 6 V/m ad una distanza di circa 25 metri.
grafico campo elettrico antenna

Caratteristiche delle antenne

Le antenne utilizzate nelle stazioni radiobase di telefonia mobile (SRB) sono tipicamente delle schiere di elementi radianti disposti verticalmente, con uno schermo riflettente nella parte posteriore, inseriti in un contenitore di materiale plastico a protezione dagli agenti atmosferici. Le antenne hanno una forma stretta e lunga in senso verticale, di altezza compresa tra 1 e 2 metri e una larghezza orizzontale fra 15 e 20 cm.
Il diagramma di irradiazione di una antenna SRB è caratterizzato da un lobo di radiazione principale con una apertura ( a -3 dB) molto stretta sul piano verticale ( 5° -15°) e più ampia sul piano orizzontale (60° -90°).

I bassi livelli riscontrati talora in prossimità delle antenne, in apparente contrasto con la vicinanza alla sorgente, può essere quindi spiegato dalla direttività delle antenne stesse, che non irradiano nello spazio in modo omogeneo, ma secondo dei fasci (un po' come la luce di un faro) come evidenziato dalla figura che segue:
lobi radiazione antenna SRB

Validazione delle stime previsionali con misurazioni strumentali

La bontà e attendibilità di una valutazione teorica tramite modellazione deve essere validata da una campagna di misurazioni in sito attraverso l'utilizzo di opportuna strumentazione.
Le norme tecniche cui riferirsi per le misurazioni sono sostanzialmente quelle contenute nella norma CEI 211-7 (2001-01), «Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell'intervallo di frequenza 10 kHz-300 GHz, con riferimento all'esposizione umana»

 http://www.studiogsp.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=8&Itemid=8
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martedì 19 aprile 2011

UE , banda larga aperta ai dispositivi di quarta generazione 4G



UE , banda larga aperta anche ai dispositivi comunicativi di quarta generazione 4G


Da ora in avanti anche i dispositivi di comunicazione avanzati di quarta generazione (4G) avranno accesso allo spettro radio. La Commissione europea, nell'ambito dell'Agenda digitale, ha adottato una nuova decisione per garantire ai cittadini e alle imprese dell'UE l'accesso alla banda larga senza fili anche con i dispositivi GSM e 3G.
La decisione apre definitivamente le bande di radiofrequenza 900 e 1800 MHz ai dispositivi 4G, al fine di favorire l'uso delle seguenti tecnologie:
  • sistemi 3G che associano l’internet mobile ai servizi di telefonia tradizionale con sistema UMTS (Universal Mobile Telecommunications System),
  • la tecnologia mobile 4G a banda larga che utilizza i sistemi LTE (Long Term evolution) e WimAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access).
Entro il 31 dicembre 2011 gli Stati membri dovranno implementare le nuove disposizioni comunitarie, affinché le bande GSM siano effettivamente disponibili per i sistemi LTE e WiMAX. Inoltre ai sistemi che utilizzano le bande di frequenza adiacenti dovrà essere garantita adeguata protezione per evitare qualsiasi interferenza.
"Questa decisione apre la via ai dispositivi mobili 4G più moderni", ha affermato il vice-presidente Neelie Kroes, "consentendo loro di fruire dello spettro radio necessario per stimolare ulteriormente i servizi a banda larga ad alta velocità e creare maggiore concorrenza".
Decisione per l'armonizzazione delle bande di radiofrequenza 900 e 1800 MHz ai sistemi terresti capaci di garantire servizi comunicativi elettronici pan-europei



In poche parole, le attuali frequenze licenziate per l’uso del GSM e cioè i 900 e i 1800MHz potranno venire utilizzati sia per l’attuale standard sia per il 3G e il 4G. Questo passaggio è decisamente importante in quando garantirà la possibilità di sfruttare la banda larga mobile ovunque il gestore sia presente con la sua rete. Sino a oggi infatti il 3G possiede una rete tutta sua, sfruttando le frequenza attorno ai 2100MHz, che come noto sono molto più sensibili agli ostacoli e alla distanza. Questo vuol dire che un gestore non offrirà mai in 3G la stessa copertura della sua rete GSM, con la conseguenza che in mancanza del segnale 3G, saremo costretti per navigare a utilizzare o il Gprs o l’Edge che funzionano su rete GSM, ma che risultano drasticamente più lenti.
Potendo sfruttare invece anche le frequenze delle attuali reti GSM per garantire l’accesso alle reti 3G, avremo la banda larga mobile ovunque.
Ci sono voluti 3 anni per arrivare a questo quadro tecnico, ma oggi in Commissione Europea, c’è piena soddisfazione per il risultato ottenuto. Adesso, ogni Stato membro, avrà tempo sino al 31 dicembre per fare suo il nuovo regolamento e adattarlo alle proprie realtà territoriali. In particolare dovranno essere valutati alcuni aspetti tra cui il più fondamentale, e cioè il problema della concorrenza tra gli operatori.
In Italia infatti c’è un problema complicato ed è quello che riguarda il gestore H3G, che come noto non possiede una sua rete GSM, ma solo 3G. Attualmente H3G, affitta le reti GSM da TIM per garantire sempre la massima copertura ai suoi clienti. Tuttavia questo affitto, ha costi elevatissimi e serve solo per la gestione delle chiamate. Ovviamente con l’arrivo della possibilità di utilizzare la banda larga mobile sulle frequenze del GSM, per il gestore H3G si dovrà trovare una soluzione per non lasciarlo indietro rispetto agli altri e così facendo, squilibrare il mercato.




IL governo italiano ha distrutto le speranze di avere, in breve tempo, internet banda larga per tutti gli italiani. L'annuncio è arrivato ieri da Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: "I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi". Si riferisce agli 800 milioni che il governo aveva promesso di dare da mesi nell'ambito di un progetto da 1,47 miliardi di euro: il cosiddetto "piano Romani" - da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni.


Era un piano per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante. Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti.


Con il piano Romani il governo rinunciava nell'immediato, invece di occuparsi del futuro della nuova rete. A differenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50-100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia .

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