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lunedì 17 febbraio 2020

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020


Nel 2020 l'innovazione farà un ulteriore passo in avanti
 mettendosi al servizio di cittadini e imprese, utenti privati e professionisti

Smartphone più intelligenti e reti 5G, automi e AI conversazionale, modelli di relazione multi-experience e sistemi di pagamento basati sul riconoscimento facciale, l'edge computing e le applicazioni universali della blockchain: nel 2020 l'innovazione farà un ulteriore passo in avanti mettendosi al servizio di cittadini e imprese, utenti privati e professionisti. L'economia del digitale sarà sempre più grande, esalterà tecnologie consolidate ed altre in via di consolidamento e alimenterà mercati a nove zeri come quello dei robot destinati ai servizi professionali, dei chip di intelligenza artificiale e persino degli audiolibri.

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020


L'ecosistema “moltiplicato” degli smartphone
Nel 2020, il business degli smartphone nel suo complesso supererà i 900 miliardi di dollari: oltre al singolo dispositivo, contribuiranno a questo patrimonio una serie di “moltiplicatori” che comprendono hardware (smart speaker, cover, power bank e dispositivi wearable), contenuti, advertising e app di giochi, musica e video e che andranno a sviluppare un mercato da 459 miliardi di dollari, con una crescita prevista dal 5% al 10% nei prossimi quattro anni. Un dato su tutti: il giro d'affari delle app mobili dovrebbe sfiorare nel 2020 quota 120 miliardi di dollari, e di questi 80 miliardi deriveranno da videogiochi.

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020

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5G e Wi-fi superveloce
L'anno appena iniziato sarà quello del 5G, che porterà banda larghissima e reti mobili più affidabili e accelererà i progressi nelle smart city, nei veicoli intelligenti e in decine di applicazioni IoT affamate di connessioni super veloci. Il vero valore di questa tecnologia, come dicono vari esperti da tempo, non sarà limitato ai telefonini ma trasformerà in meglio (quasi) tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana. Stesso discorso per il WiFi 6, tecnologia che promette velocità di download fino a tre volte superiori a quelle ottenibili con l'attuale protocollo di rete wireless (il WiFi 5) e, soprattutto, la capacità di estendere nei prossimi anni queste prestazioni a un numero di dispositivi molto maggiore, e più precisamente dagli attuali 10 ai previsti 50.

Intelligenza artificiale “locale” e per la data analytics
Nel 2020, secondo Deloitte, saranno venduti oltre 750 milioni di chip (che diventeranno 1,5 miliardi entro il 2024) in grado di sviluppare funzioni di machine learning di riconoscimento biometrico e visuale, realtà aumentata e assistenza vocale direttamente dal dispositivo (smartphone, smart speaker o anche droni) su cui sono installati, anziché da un data center in remoto. Grazie a questi chip, per cui si stima per quest'anno un giro d'affari di oltre 2,6 miliardi di dollari, tutte queste funzioni potranno essere svolte in modo più veloce e con maggiore tutela della privacy digitale degli utenti. Grazie alla presenza “on site” dell'intelligenza artificiale, aumenteranno esponenzialmente le possibilità di sviluppo, sia in ambito consumer (a cui è destinato il 90% delle vendite di chip edge) che aziendale, dove a beneficiare di avanzate capacità di analisi dei dati direttamente dal device saranno in particolare le soluzioni dell'Internet of Things.
L'AI e il machine learning, assicurano gli esperti di Gartner, diventeranno inoltre moltiplicatori di risorse per l'analisi automatizzata dei dati: complessi set di informazioni, più in dettaglio, possono ora essere processati in una frazione del tempo necessario appena due anni fa e questo grazie alle maggiori capacità di elaborazione degli algoritmi, capacità 
che può essere facilmente scalata nel cloud.

L'AI conversazionale per tutti
C'è chi, fra gli addetti ai lavori, ne è più che convinto: difficilmente vedremo nel 2020 miglioramenti radicali nelle tecnologie consumer ma qualche forma di intelligenza artificiale conversazionale inizierà a diventare utile nel corso dei prossimi dodici mesi, ovviando ai difetti che ancora contraddistinguono gli assistenti virtuali quando si tratta di creare un messaggio di chat strutturato. Progetti come Microsoft Conversational AI segneranno l'avvento di piattaforme in grado di ascoltare correttamente i comandi vocali dell'utente, di seguire conversazioni complesse e di capire le sfumature delle emozioni. Un passo in avanti enorme nell'ambito delle interfacce, insomma, riconducibile in parte all'intelligenza del silicio, e quindi ai chipset per dispositivi smart capaci di elaborare accuratamente il linguaggio naturale in tempo reale, 
isolando le voci umane da altri rumori di fondo.

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020


Se il ceto medio scompare chi comprerà le auto elettriche?
Interfacce di nuova generazione
In ambito business, le aziende abbandoneranno progressivamente modelli di interfaccia tradizionali a favore di applicazioni caricate sui dispositivi mobili dei loro clienti. Schermi più grandi e ad alta risoluzione, in altre parole, abiliteranno strumenti di controllo dei dispositivi molto più efficaci rispetto alle tradizionali interfacce, aprendo le porte a una prospettiva completamente nuova per la gestione dei prodotti digitali. Le cosiddette interfacce agente (e quindi le chatbot) basate su intelligenza artificiale, fanno notare da Gartner, rappresentano sin d'ora un nuovo paradigma di interazione uomo-macchina e nei prossimi mesi influenzeranno notevolmente il modo in cui le aziende si relazioneranno con i rispettivi clienti e metteranno
 a disposizione strumenti digitali ai propri dipendenti.

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020

Ecco come sarà la Tecnologia nel 2020


Robot ubiqui
Nel 2020 il settore della robotica registrerà tassi di crescita importanti, sia nell'ambito degli automi industriali (per cui si stima un giro d'affari di 18 miliardi di dollari, in crescita del 9% anno su anno) che in quello dei servizi professionali. Entro il 2021, secondo le rilevazioni di Deloitte, il numero globale di installazioni di robot industriali per la produzione di automobili, componenti elettronici, metalli, plastiche e altro saranno quasi raddoppiate rispetto al 2016 mentre i robot utilizzati nella logistica, nel retail e in ambito sanitario registreranno incrementi a due cifre trainati da due tecnologie in particolare: le reti 5G e i chip edge AI. Le macchine autonome, aggiungono gli analisti di Gartner (includendo nella categoria anche droni, veicoli di vario genere ed elettrodomestici), continueranno ad evolvere per trovare applicazione in spazi pubblici aperti, diventando 
sempre più collaborativi fra di loro.

Smart mobility in sella alle e-bike
Nei prossimi tre anni, il numero di persone che utilizzeranno la bicicletta per gli spostamenti casa-lavoro aumenterà su base globale di un punto percentuale e raddoppierà il numero di utenti delle due ruote in molte grandi città del mondo. Una tendenza ben fotografata dai numeri: fra il 2020 e il 2023 saranno vendute oltre 130 milioni di bici elettriche e alla fine di questo periodo saranno oltre 300 milioni le e-bike (private e in sharing) in circolazione sul pianeta, il 50% in più rispetto al 2019. L'innovazione tecnologica farà ovviamente da volano a questo sviluppo di domanda, grazie a servizi a portata di smartphone che miglioreranno l'esperienza d'uso del mezzo, e quindi applicazioni per la registrazione e la condivisione dei tempi di percorrenza e delle informazioni sulle condizioni stradali, il calcolo delle calorie bruciate o della quantità di gas serra risparmiata.

Dalla multi-experience ai pagamenti con il volto
Dispositivi e strumenti diversi attraverso i quali gli utenti interagiscono nei loro viaggi digitali: è il dogma della multi-experience, modello che richiede la creazione di applicazioni ad hoc in grado di garantire in modo simultaneo un'esperienza utente coerente e unificata attraverso il Web, i dispositivi mobili e quelli indossabili. I punti di contatto immersivi e colloquiali che utilizzano la realtà aumentata e virtuale, la realtà mista e le interfacce uomo-macchina multicanale andranno a coesistere con i browser web e le applicazioni mobili e qualsiasi combinazione di questi touchpoint potrà essere utilizzata dai consumatori durante il loro customer journey. La tradizionale idea di un unico computer con cui interagire, sentenziano da Gartner, cambia connotati per includere interfacce multisensoriali come i dispositivi indossabili, le chat, i comandi vocali in linguaggio naturale e quelli gestuali in ambienti 3D o virtuali. I pagamenti gestiti tramite riconoscimento facciale sono una delle facce di questa evoluzione dell'esperienza digitale e riflettono una tendenza che sta emergendo soprattutto in Cina (anche se si sta rapidamente diffondendo altrove) e che contribuirà a diminuire ulteriormente l'uso delle carte bancarie e del contante.

EFFETTI SULLA SALUTE DEL 
PASSAGGIO AL 5G


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Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi.
Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate. 

Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti. 


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sabato 1 agosto 2015

ITALIA liberalizza il Wi-Fi



Il governo liberalizza il Wi-Fi, Decreto Fare cambiato in extremis

di Alessandro Longo con un'analisi di Luca De Biase

Vittoria per chi tifava per il Wi-Fi libero, ma libero davvero. Ieri sera in Commissione Bilancio alla Camera è riuscito il blitz per modificare l'articolo 10 del Decreto del Fare: ora sono caduti tutti gli obblighi per esercenti, negozi, ristoranti che offrono il Wi-Fi al pubblico. Liberalizzazione, quindi, "quando l'offerta di accesso non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore del servizio".
Ecco quindi l'attuale testo dell'articolo 10:
"L'offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete WIFI non richiede l'identificazione personale degli utilizzatori. Quando l'offerta di accesso non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l'articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l'articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni".
Analizziamolo. L'obbligo di identificazione era già caduto nel 2011, con la scadenza di alcuni termini del decreto Pisanu (e quindi non è una novità), ma serviva una norma che per prima cosa esplicitasse questo principio e che poi facesse piazza pulita anche di altri obblighi per gli esercenti che offrivano il Wi-Fi: sia quelli del codice delle comunicazioni (che valgono per i provider di internet) sia quelli sopravvissuti nel Pisanu contro il terrorismo. Adesso quindi un esercente, un negozio, un hotel, un ristorante, ma anche una pubblica amministrazione può liberalmente mettere un hot spot, collegarlo alla rete e offrire il servizio. Senza dover tracciare gli utenti, le loro connessioni, fornire account e password, né chiedere autorizzazioni. Il precedente testo del Fare invece chiedeva di tracciare i codici del dispositivo usato per la connessione (computer, tablet o cellulare) imponendo oneri tecnici e burocratici gravosi per qualsiasi esercente.
In realtà resta consigliabile tenere traccia di chi utilizza il nostro hot spot Wi-Fi, anche se non è obbligatorio. Può servire per discriminarsi, nei confronti di indagini di polizia, qualora qualche utente utilizzi la nostra connessione per commettere reati. In altri Paesi europei è capitato che l'esercente fosse considerato corresponsabile, in questo caso. In Germania, una sentenza del maggio 2010 ha dichiarato parzialmente responsabile il proprietario/utente di una rete Wi-Fi che non abbia utilizzato adeguati sistemi di protezione dal rischio di utilizzi abusivi della connessione per finalità illecite. Il caso riguardava lo scambio di file pirata. Stessa casistica nel Regno Unito, dove però è proprio il Digital Economy Act a imporre che siano identificati gli utenti che violano il copyright. La Francia addirittura chiede di tenere per 12 mesi il registro delle connessioni e di fare il possibile per consentire di risalire all'identità degli utenti.
In Italia la normativa non è così esplicita e non c'è una giurisprudenza chiara, in merito. Però già adesso, e da tempo, le principali reti Wi-Fi identificano in modo sicuro gli utenti, via sim del cellulare, quindi il problema è marginale.
Alla fine è prevalsa quindi, comunque, la linea della liberalizzazione su chi- nel ministero dell'Interno, in particolare- voleva imporre alcuni obblighi di tracciabilità degli utenti per favorire le indagini.
Il nuovo testo è vicino a quanto suggerito da Stefano Quintarelli (Scelta Civica), Marco Meloni (PD); ma a quanto risulta ci ha lavorato anche Roberto Sambuco (Capodipartimento Comunicazioni del Mise) con il viceministro Antonio Catricalà. Hanno convinto il relatore Francesco Boccia, in Commissione, a modificare l'articolo 10 togliendo ogni obbligo. Il relatore ha quindi proposto l'emendamento alla Commissione, che l'ha approvato. Adesso resta da vedere il testo definitivo nero su bianco e aspettare la fine dell'iter del decreto, che deve ancora passare alla Camera e poi al Senato. Ma altre sorprese, a questo punto, sono improbabili.




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sabato 19 aprile 2014

Riproduzione Automatica dei Video su Facebook , Disattivazione


Se collegati con wi-fi su uno smartphone però non c'è niente da fare

Come disattivare la riproduzione automatica dei video su Facebook

La nuova funzione di Facebook che riproduce automaticamente i video sulla home è stata una novità poco gradita dagli utenti. Non tutti sanno però che, per evitare fastidi, risparmiare "giga" di traffico da smartphone e far durare di più la batteria, bastano poche "mosse" per disattivare l'opzione

DISPOSITIVI APPLE Andate in Impostazioni>Facebook>Impostazioni e selezionare ON dove c’è scritto 'Riproduci automaticamente solo in Wi-Fi' o “Auto-play on Wi-Fi only”.

DISPOSITIVI ANDROID Identico procedimento: premete sul bottone in alto a destra, scegliete Impostazioni e selezionare "Auto-play videos on Wi-Fi only".

DISPOSITIVI PORTATILI O FISSI Andate su Impostazioni>Video>Riproduzione automatica video e scegliete 'disattivo'.

Se collegati con wi-fi su uno smartphone invece non c'è niente da fare: rassegnatevi (in attesa di possibili modifiche future) a guardare video dei quali avreste fatto volentieri a meno.

Disattivare la riproduzione automatica dei video su Facebook è possibile ed è anche semplice, ma prima di spiegarvi come si fa vogliamo ricordarvi che non si tratta di una novità molto fastidiosa, non per la versione desktop del servizio almeno: i video, infatti, si attivano, certo, ma non partono automaticamente in audio; ciò significa che potrete vedere le sequenze e solo se lo vorrete voi potrete attivare il resto.

Se la riproduzione automatica non è fastidiosa con un PC, lo diventa, però, quando usate uno smartphone o un tablet, in genere abbinati a delle tariffe che cambiano dopo un certo consumo di banda: è per questo caso che diventa importante disattivare la riproduzione automatica dei video, perché, attivandosi automaticamente, è normale che consumino molto di più, e senza che voi lo vogliate.

Per fortuna, disattivare questa riproduzione automatica richiede semplici interventi, anche se dovrete compiere più di un’operazione: una per la versione desktop e una per quella mobile; per quest’ultima, poi, potrete soltanto evitare che la riproduzione si attivi su rete cellulare e non su rete Wi-Fi (e questo non è certo un problema, visto che la connessione Wi-Fi non è associata al vostro piano tariffario).

Ma veniamo al dunque: dovrete cliccare su “Impostazioni”, in alto a destra dello schermo; nella colonna a sinistra troverete poi la sezione “Video”: a questo punto passate da “Attivo” a “Disattivo” e il gioco è fatto sulla versione Facebook per desktop.

Su iOS, invece, scegliete la voce “Facebook” dal menu principale; selezionate la voce “Impostazioni” e selezionate “Riproduci automaticamente solo su WiFi”, in modo tale da disattivare la riproduzione automatica su rete cellulare.

Per quanto riguarda Android, si va sull’applicazione Facebook; si seleziona “Impostazioni” e poi “Impostazioni dell’applicazione”: qui basterà selezionare sempre “Riproduci video automaticamente solo su WiFi” e il gioco sarà fatto.

Niente di difficile, insomma, anche se Facebook - diciamocelo - avrebbe potuto risparmiarcelo.

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sabato 1 marzo 2014

Facebook Compra WhatsApp : Telefonate Gratis


Zuckerberg firmerà un assegno da 16 miliardi per acquisire WhatsApp. La SEC ha reso nota la procedura di acquisizione. Si parla di un bacino di utenza incredibile e di 1 miliardo di foto, 30 miliardi di messaggi e 200 milioni di messaggi vocali quotidiani se si uniscono le forze.

Facebook ha comprato WhatsApp per 16 miliardi di dollari. Poche ore fa un documento della SEC, l'ente federale preposto alla vigilanza della Borsa statunitense, ha confermato l'intera operazione. La piccola società californiana, ormai di fama mondiale grazie alla sua applicazione di messaging, continuerà a essere indipendente ma "accelererà la capacità di Facebook di portare connettività e benefici al mondo". Senza contare la possibilità di disporre finalmente sia di un canale di comunicazione sincrono che asincrono – chat e SMS.

C'è da immaginare che i 55 dipendenti di WhatsApp abbiano festeggiato alla grande, anche perché Zuckerberg ha previsto per loro un pacchetto azionario da 3 miliardi di dollari se decideranno di rimanere almeno quattro anni dopo la finalizzazione dell'acquisizione. L'attuale AD e co-cofondatore, Jan Koum, entrerà a far parte del consiglio di amministrazione di Facebook ma il suo team rimarrà a lavorare negli uffici di Mountain View.

"WhatsApp è sulla strada di connettere 1 miliardo di persone", ha dichiarato Mark Zuckerberg in una nota. "I servizi che raggiungono un traguardo di tale portata sono tutti di un valore incredibile". Effettivamente secondo le stime, WhatsApp ormai è usato da almeno 450 milioni di persone ogni mese, con il 70% attivo praticamente ogni giorno.

"Questo consentirà a WhatsApp la flessibilità di crescere ed espandersi, mentre a me, Brian (l'altro fondatore Brian Acton, NdR.) e il resto del team di avere più tempo per concentrarci sulla costruzione di servizi di comunicazione il più veloce, affidabile e personale possibili", ha scritto sul blog ufficiale Kuam. E per chi subito ha paventato il rischio di pubblicità che possano interrompere le comunicazioni, Kuam ha ribadito di stare tranquilli poiché non sarà mai messo a rischio il cuore e la filosofia della piattaforma.

 Telefonate Gratis

Dopo che WhatsApp ha mandato in tilt il mercato degli sms delle grandi compagnie di telefonia mobile, ora, con l’acquisizione dell’App da parte di Facebook, lo scenario è ancora più rivoluzionario: Zuckerberg ha infatti annunciato che, a partire da giugno, WhatsApp consentirà di effettuare telefonate gratis grazie al sistema Voip, sfidando così anche Skype e Viber.

La notizia è di quelle bombe da generare un forte scossone nelle strategie commerciali delle più grosse aziende. Né c’è tempo da perdere per le contromosse perché il lancio del nuovo servizio di telefonate gratis è previsto per questa primavera: gli irriducibili della “scheda sempre vuota” avranno la possibilità di continuare a chiamare, nonostante siano in “bolletta”, sfruttando una connessione wi-fi a internet, senza così dover pagare un centesimo.

Gli operatori telefonici sono in forte allarme: compagnie come Vodafone e Telecom, temendo il tracollo delle prepagate, stanno puntando tutte le loro strategie commerciali sugli abbonamenti flat, in modo da assicurarsi il “fisso” minimo da tutti gli utenti derivante dalla connessione a Internet. Insomma, il mercato si sposterà da quello della telefonia a quello della connettività al web e, in futuro, c’è da attendersi che qualsiasi tipo di servizio telefonico sfrutterà non più le vecchie reti telefoniche, ma solo e semplicemente Internet.

Viene così svelata la ragione per cui un’azienda come WhatsApp che offre messaggi gratis possa valere 19 miliardi di dollari. Gli utenti attivi mensili di WhatsApp sarebbero circa 465 milioni, circa 330 milioni gli utenti giornalieri. E 15 milioni sono gli utenti che si sono aggiunti nell’ultima settimana. “Quando abbiamo raggiunto il primo miliardo di utenti ci siamo chiesti, cosa vogliamo fare ora? La risposta è stata: portare internet ai due terzi del pianeta che oggi non ne ha accesso” ha detto Zuckerberg al Mobile World Congress di Barcellona in questi giorni. Il risultato è interenet.org, che vede la collaborazione, tra gli altri, di Ericsson, Nokia, Samsung. “La nostra missione è portare internet a queste popolazioni, non la tecnologia in sé, ma quello che abilita” ovvero più informazione, accesso ad applicazioni e sapere (il ceo ha citato Wikipedia). Sono stati annunciati progetti in Ruanda, sulla formazione, e in India per portare la rete nei territori rurali.

Zuckerberg intende aumentare il numero di servizi internet gratuiti (tra questi ci sono Facebook e WhatsApp) in queste popolazioni, anche se si è detto fiducioso sulla possibilità che si possa sviluppare un business a pagamento. Tenendo conto che anche in questa edizione del Mobile World Congress attori come Nokia e Firefox hanno annunciato modelli sotto i 100 euro, vuol dire che l’obiettivo dell’industria si è spostato verso i Paesi emergenti.

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lunedì 17 febbraio 2014

Internet: ora esiste OUTERNET il wi-fi Globale con CUBESAT



Internet: ora esiste OUTERNET il wi-fi Globale con CUBESAT

Un team di giovani di New York ha progettato una rete di centinaia di micro-satelliti a bassa quota che garantirebbe milioni di accessi gratuiti in wi-fi.

Non solo, questa rete garantirebbe l'accesso e il bypass delle censure in paesi come la Cina e la Corea del Nord. Attualmente al mondo solo il 60% della popolazione riesce a connettersi, questo progetto permetterebbe al resto della popolazione mondiale di accedere alla rete, in specialmodo da quei posti in cui le normali infrastrutture non arrivano. Inizialmente l'accesso gratuito sarà consentito solo per la connessione a siti di interesse generale, come Wikipedia, Google Map e altri siti dove scaricare per esempio software open-source o anche per connettersi a strutture di gestione della cryptocurrency come Bitcoin.


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giovedì 23 agosto 2012

Città d'arte e di Wi-Fi




Roma, Firenze, Torino, Venezia: città d'arte e di Wi-Fi

Il turista straniero, molto più abituato ai servizi multimediali di quanto non lo sia quello italiano, con la diffusione di punti di accesso alle reti Wi-Fi e l'aumento del tasso di connettività nelle città d'arte ha un motivo in più per visitare il Bel Paese.

 Gli amministratori di molte città d'arte italiane, meta ogni anno di milioni di visitatori da tutto il mondo, stanno cercando di essere al passo con i tempi e di fornire una connessione Wi-Fi, attraverso hot spot pubblici, almeno nelle aree più battute dai turisti. A Roma è possibile agganciarsi alla Rete passeggiando a Villa Borghese come a Villa Ada, in Piazza Navona come in Piazza di Spagna. Grazie ai progetti promossi dal Comune e dalla Provincia, nella “città eterna” gli “hot spot” Wi-Fi sono oggi oltre 500. Anche a Torino e Firenze, grazie ai progetti attivati nel corso degli ultimi anni, è possibile navigare gratuitamente in buona parte dei centri storici e nelle piazze e strade dove si trovano le gallerie d'arte e i musei delle prime capitali d'Italia.

Il Comune di Venezia, con il progetto “cittadinanza digitale”, ha invece pensato bene di trasformare la crescente domanda di connettività da parte dei turisti in un offerta di navigazione gratuita per i veneziani, che si sono già registrati alla rete di hot spot WiFi in dieci mila. Se il visitatore occasionale è tenuto a pagare per accedere all'infrastruttura di rete della laguna, basata su fibra ottica e wireless, il servizio è totalmente gratuito per i residenti e per i “city users”, ossia per tutti gli studenti e i lavoratori che svolgono la propria attività nella Serenissima.


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sabato 5 maggio 2012

Messico : internet alimentata dagli escrementi




 Per ripulire le strade i governi cittadini se ne inventano di tutti i colori, ma quello che è stato inventato in Messico le batte davvero tutte. Visto che molto spesso le multe non bastano, forse dare un premio ai padroni dei cani che raccolgono i bisognini dei loro animali potrebbe essere più efficace. E così ecco cosa si sono inventati a Mexico City: una postazione internet alimentata dagli escrementi.
Il sistema è semplice: un macchinario inconfondibile viene montato all’interno dei parchi pubblici dove la gente porta i cani per fare la passeggiata. Dopo che l’animale ha fatto il suo bisognino, il padrone lo raccoglie nell’apposito sacchetto e lo getta in questo macchinario. Automaticamente si attiva un timer che è collegato ad un dispositivo wi-fi per internet. Diventa così evidente che più feci si inseriscono, e più il sistema dura. In questo modo ne possono usufruire anche altri utenti che si trovano nel raggio d’azione del dispositivo per collegarsi online gratuitamente.

. prezzi da urlo  .

martedì 23 novembre 2010

Wi-fi tra sicurezza e libertà




Wi-fi tra sicurezza e libertà


Nel 2005, il decreto Pisanu ha messo fuori legge le reti wi-fi ad accesso anonimo. L’opposizione alla norma è cresciuta nel tempo, tanto da essere oggi bi-partisan. La soluzione indicata da molti è quella dell'abrogazione tout-court e forse già la settimana prossima il Consiglio dei ministri ne sancirà il superamento. Snellire le procedure che oggi rendono oneroso lo scambio tra sicurezza e accesso è senz’altro necessario. Tuttavia, non basta per arrivare a una diffusione più capillare della rete wi-fi nel nostro paese. Vediamo perché.

I COSTI E I BENEFICI DEL DECRETO PISANU

Sulle reti wi-fi, il decreto Pisanu stabilisce sostanzialmente due cose: impone a chi volesse offrire l’accesso wi-fi di richiedere un’apposita autorizzazione scritta al questore e dispone che i gestori raccolgano i dati anagrafici di tutti coloro che si collegano alla rete. Molti gestori raccolgono i dati a mano rendendo la procedura macchinosa. È innegabile che questi vincoli abbiano comportato tanto dal lato dell’offerta, quanto dal lato della domanda, un significativo aumento dei costi transattivi. D’altra parte, le problematiche di sicurezza permangono: un accesso completamente anonimo può rendere più facile la vita a chi utilizza la rete per scopi non legali. Terrorismo, pedopornografia, violazioni del copyright sono tra questi e i numeri forniti dal ministro Maroni durante il question-time del 27 ottobre non possono essere ignorati. La commissione di questi reati può oggi essere sempre tracciata indipendentemente dal fatto che l’accesso avvenga attraverso reti 3G, adsl o, come nel caso del decreto, wi-fi. L'abolizione delle norme incriminate consentirebbe l’anonimato alle sole connessioni effettuate via wi-fi. Dunque, oltre a creare potenziali problemi di deterrenza e sicurezza, potrebbe finire per generare effetti distorsivi sulla domanda di connessione internet.
Gli oppositori al decreto Pisanu ritengono che le “ragioni della rete” siano più forti di quelle relative alla sicurezza. Ma a ben vedere, sempre nel rispetto del decreto, una apposita circolare del ministero dell’Interno, permette già oggi di adottare meccanismi di tracciamento e autenticazione ai quali sono associati costi transattivi trascurabili. Si può operare una registrazione online da remoto dando un numero di cellulare o una carta di credito e creare un account tracciabile in meno di un minuto. Questi sistemi sono in commercio a costi contenuti. Una loro adozione più capillare, tuttavia, costituisce una condizione necessaria per lo sviluppo della rete wi-fi, ma non sufficiente.

BARRIERE NASCOSTE

Si possono classificare tre tipi di reti wi-fi: a) rete chiusa privata; b) rete aperta e anonima; c) rete aperta non anonima. Il decreto Pisanu ha sostanzialmente messo fuori legge il secondo tipo. Tuttavia, nella maggior parte degli altri paesi, l’utilizzo diffuso del wi-fi è dovuto all’affermazione delle reti di terzo tipo. Si tratta di soluzioni aperte che necessitano però di una registrazione on-line e spesso anche di un pagamento (ad esempio, carta di credito, coupon, skype access). Il vantaggio di queste reti è che sono sicure, estese sul territorio, diffuse nelle strade e affidabili. Ce ne sono persino alcune gratuite in Italia: ad esempio a Roma, a Trento e a Reggio Calabria. Funzionano tutte con sistemi di autenticazione veloce, ancorché rispettosi del decreto Pisanu. Ma sono poche e crediamo sia proprio la mancanza di queste reti che determina il divario con gli altri grandi paesi lamentato dai critici del decreto. Ed è del tutto evidente che non sono le disposizioni sulla tracciabilità previste dal decreto a limitarne la diffusione.
Esistono, infatti, altre barriere rilevanti che impediscono oggi il decollo di reti aperte non anonime. Ne ricordiamo tre che rendono difficile la collocazione degli apparati. La prima riguarda l’iter autorizzativo per l’installazione delle antenne. Se le cose al ministero delle Comunicazioni sembrano ora funzionare bene, altrettanto non si può dire per i regolamenti regionali o comunali. Antenne che in alcune città possono essere installate senza problemi, richiedono processi di autorizzazione lunghissimi o impossibili in altre.
Un secondo problema regolatorio è legato alla tariffazione dell’energia elettrica. La cosa migliore sarebbe installare le antenne su semafori e lampioni perché lì vi sarebbe buona copertura delle strade e soprattutto la presenza di elettricità per alimentare gli apparati. Ebbene, insormontabili - almeno fino ad ora - problemi regolatori legati alle tariffe agevolate per l’illuminazione pubblica impediscono di prelevare la corrente necessaria a meno di non installare un contatore per ogni antenna.
A questo si aggiunge poi un pregiudizio diffuso sulla presunta pericolosità delle emissioni di radiofrequenze. Non entriamo nell’argomento, ma rinviamo in proposito alle pacate linee guida dell’inglese Health Protection Agency.
Insomma, il dibattito sul decreto Pisanu da un lato poggia su un fraintendimento relativo ai costi transattivi, che invece possono essere sensibilmente ridotti adottando tecnologie di autenticazione già disponibili. Dall'altro, tende a sottovalutare il ruolo svolto da altre rilevanti barriere all’entrata. Un suo superamento richiederebbe quindi di eliminare le inutili richieste di autorizzazione al questore per i gestori delle reti; mantenere il sistema di accreditamento promuovendone l’applicazione attraverso i sistemi remoti; snellire e uniformare le procedure di installazione delle antenne (compresa la questione tariffaria per l’energia prelevata da punti quali i lampioni e i semafori); esprimere una parola autorevole circa l'innocuità per la salute di questa tecnologia.
Questa strategia potrebbe risolvere il trade-off tra sicurezza e accesso e generare una concreta possibilità di sviluppo per le reti Ww-fi anche in Italia.

di Antonio Nicita, Matteo Rizzolli

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mercoledì 20 ottobre 2010

WI - FI , sistema di connessione a internet pubblico e gratuito, PROPOSTA ,,,,


grazie alla tecnologia wireless


Un sistema di connessione a internet pubblico e gratuito che, grazie alla tecnologia wireless, permetta di dotare Milano di oltre 5mila punti di accesso alla rete in grado di coprire il 60 per cento dell’area cittadina trasformandola nella capitale europea della navigazione libera è l’obiettivo della ”Rete Municipale Internet”, uno dei progetti proposti da Change Milano, il laboratorio di innovazione civica del Partito Democratico milanese in vista delle elezioni comunali del 2011.

Il piano prevede di sfruttare come punti di connettività gli oltre mille edifici di proprietà del Comune, che saranno dotati di una piccola antenna in grado di consentire l’accesso alla rete. Altri 2.500 access point saranno garantiti munendo di dispositivi simili le pensiline delle fermate di tram e autobus e banchine, gallerie e uscite esterne delle metropolitane. Interventi strutturali accompagnati da una politica di incentivi per bar e ristoranti che decidano di offrire servizi wi-fi (attualmente sono solo 300 in tutta la città).

Alla base della proposta di Change Milano c’è la tecnologia sperimentata su scala ridotta da Green Geek, un’associazione no profit di esperti di tecnologia che ha deciso di affrontare l’annoso problema del wireless milanese. Spiega Mauro Lattuada, presidente di Green Geek: «Eravamo stanchi di aspettare che fossero rispettate le promesse e così abbiamo fatto da soli». Una ricerca partita un anno e mezzo fa, vagliando le soluzioni elaborate in altre città (soprattutto Venezia e Roma) e che, dal primo ottobre, ha permesso di dotare il quartiere dell’Ortica, nel territorio di Lambrate, a est di Milano, di una propria rete wireless, interamente finanziata dal gruppo di informatici: «È bastato proporre a ristoranti, commercianti e associazioni di dotarsi di semplici antenne wi-fi (prezzo massimo 250 euro), e oggi il quartiere dispone di una rete che, con una semplice procedura di registrazione, consente di navigare un’ora al giorno».

Un’iniziativa dal basso per ovviare agli errori della politica, dice Lattuada:«Il Comune si è impegnato in sperimentazioni costose e inutili, o in progetti come quello che prevedeva il posizionamento di 5 antenne al prezzo complessivo di un milione e mezzo di euro, quando l’intero progetto delle rete municipale ne verrebbe a costare poco più di cinque». Con l’obiettivo non di vendere un prodotto, ma di garantire un diritto fondamentale in una città nella quale il 40 per cento della popolazione ancora non utilizza internet. La nascita di una rete comunale permetterebbe poi di creare servizi online in tempo reale che vadano dalla segnalazione di casi di degrado urbano al pagamento dei parcheggi: «Noi non guadagniamo dalla predisposizione della struttura, ma grazie ai servizi che con essa si possono veicolare. È questa l’unica strada per superare le incertezze della burocrazia e gli interessi privati che bloccano la diffusione del wireless libero».

da: Wikipedia

L\’Ortica è un quartiere di Milano, appartenente alla zona di decentramento 3.
Si trova nella zona est della città.
Ortica era una frazione del comune di Lambrate (annesso a Milano nel 1923). Il nome deriva da \”orto\”, \”ortaglia\”, luogo adatto alle coltivazioni in quanto irrigabile dal fiume Lambro.
Nella chiesa di S.Faustino è stato trovato un graffito devozionale che fa supporre che qui si fossero rifugiati dei milanesi fuggiti dal centro per qualche calamità. Dal 1896 al 1931 fu attiva nel quartiere la vecchia stazione di Lambrate; il fabbricato viaggiatori è ancor oggi esistente, adibito ad altri usi.

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martedì 22 giugno 2010

Google: altre accuse di violazione della privacy

Davanti al Garante tedesco per la protezione dei dati, è arrivata l’ammissione da parte di Google di aver registrato “involontariamente” le attività in rete degli utenti di reti pubbliche Wi-Fi con le antenne delle sue auto, quelle che girano per le strade di tutto il mondo al fine di creare mappe fotografiche consultabili tramite Street View.



L’ammissione di Google suscita nuove perplessità circa la salvaguardia della riservatezza su internet. Google si è scusata, dichiarando di aver scoperto la “falla” solo dopo le indagini delle autorità tedesche, peraltro già contrarie a vedere scorrazzare per le strade le sue auto, che fotografano automobili, case e persone, ponendo seri dubbi sul rispetto della privacy.
A partire dal 2007, Google avrebbe così registrato frammenti di dati in 30 Paesi, per un totale di 600 GB, assicurando però di non aver memorizzato i dati delle reti protette da password.

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giovedì 26 febbraio 2009

Brasile: favela con connessione wi-fi gratuita

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- RIO DE JANEIRO, 25 FEB - Il Morro Dona Marta, a Rio de Janeiro, e' diventato in questi giorni la prima baraccopoli al mondo dotata di connessione wi-fi. Sedici antenne di diffusione radio del segnale web a banda larga sono state piazzate da ingegneri del comune, e finanziate dal progetto di 'Inclusione digitale' del governo dello stato di Rio de Janeiro. I 170 mila abitanti della favela potranno cosi' connettersi gratuitamente al web. Il programma sara' esteso quest'anno ad altre quattro favelas.
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X 4 ANNI MILANO HA SUBITO IL DISAGIO , MARCIAPIEDI BUCATI X CABLAGGIO FIBRA OTTICA ,
A LAVORI FINITI IL NOSTRO SINDACO HA PENSATO BENE DI VENDERE LA RETE AI PRIVATI X 30 DENARI , ED I CITTADINI CHE HANNO SUBITO IL DISAGIO .................... DEVONO PAGARE , C'ERA UN PROGETTO CON ANTENNE WIRELESS SOPRA OGNI SEMAFORO , MA KI L'HA VISTO ....................
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