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mercoledì 10 luglio 2019

Francia, approvata la Legge contro l'Odio Online

Francia, approvata la Legge contro l'Odio Online


Presentata dalla giovane deputata macroniana Laetitia Avia,
 lei stessa vittima di campagne discriminatorie in Rete

Previsto l'obbligo per i social di cancellare i contenuti illeciti entro 24 ore, 
pena multe fino a 1,25 milioni di euro

Via libera dell'Assemblea Nazionale francese alla proposta di legge che punta a rafforzare la lotta contro l'incitamento all'odio e altri messaggi di violenza su internet. Presentata dalla deputata En Marche, Laetitia Avia, la proposta di legge è stata approvata con 434 voti favorevoli, 
33 contrari e 69 astenuti.

Secondo la disposizione, piattaforme internet come i social network e motori di ricerca avranno l'obbligo, tra l'altro, di ritirare i contenuti «chiaramente» illeciti entro 24 ore o incorrono il rischio di una mega-multe fino a 1,25 milioni di euro.

Nel mirino dell'attuale amministrazione guidata dal presidente Emmanuel Macron l'incitamento all'odio, alla violenza, le ingiurie di carattere razzista o di carattere religioso. Ma il progetto di legge, che ora dovrà proseguire il suo iter parlamentare, non piace a tutti e sono numerosi, specie nell'opposizione, a denunciare il rischio di restrizioni alla libertà d'espressione.


Dopo l' assoluzione di Marco Travaglio, che il leader leghista aveva querelato, stufo di essere appellato tutti i giorni sul Fatto Quotidiano come «Il Cazzaro verde»...

Dopo l' assoluzione di Marco Travaglio, che il leader leghista aveva querelato, stufo di essere appellato tutti i giorni sul Fatto Quotidiano come «Il Cazzaro verde»...



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Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social.
Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi.
Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate. 

Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti. 


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sabato 23 luglio 2016

Pokémon Go : Google e la guerra contro Facebook


Pokémon Go è senza dubbio l’applicazione del momento. Genera hype, dipendenza, comportamenti assurdi, snobismo e, purtroppo, nella maggior parte dei casi, posizioni completamente acritiche e totale assenza di analisi, anche fra giornalisti. L’unica cosa che emerge nelle conversazioni sociali è il tifo: ci sono quelli che ci giocano e non vogliono che li si critichi, quelli che criticano, quelli che criticano chi critica.

Ma Pokémon Go è anche avamposto di Google per la guerra contro Facebook.

Il primo indizio che dovrebbe far insospettire tutti è il fatto che Pokémon Go si appoggi sulle mappe di Google. L’interfaccia grafica, infatti, non è nient’altro che una rivisitazione di Google Maps.

Il secondo indizio, in realtà, sarebbe il primo in ordine temporale, dopo che si scarica il gioco. Ma uno magari non ci pensa subito, ci fa caso dopo. Pokémon Go non dà la possibilità di registrarsi e accedere tramite FacebooPokemon Go Google vs Facebookk. Ci si può creare un account direttamente sull’app oppure accedere direttamente attraverso il proprio account Google. Conosci altre app che nel 2016 hanno fra l’altro l’obiettivo di diventare quanto più virali possibili e che non consentano di accedere alla app tramite Facebook? Pensi che possa essere un caso, un errore o una scelta specifica?

Il terzo indizio richiede l’uso di Google, una volta che ci si è posta qualche domanda sui primi due. Pokémon Go è un gioco sviluppato da Niantic, Inc. Niantic, Inc. prima di chiamarsi così si chiamava Niantic Labs. Niantic Labs era stata fondata all’interno di Google da John Hanke nel 2010. John Hanke era stato acquisito con Keyhole, la sua start-up, da Google nel 2004 (e aveva sviluppato, internamente alla compagnia di Mountain View, Google Earth e Google Maps). Con Niantic e dentro Google, Hanke sviluppa Ingress, un videogioco di realtà aumentata che ha come interfaccia grafica le Google Maps e come campo di gioco il mondo (solo che, a differenza di Pokémon Go, è anche bello. Non diventa virale: fa circa 14 milioni di download e 250mila persone partecipano a eventi dal vivo organizzati nell’ambito del gioco) e una app di viaggi, FieldTrip.

Nel 2015 nasce Alphabet (la compagnia madre di Google) e Niantic diventa una società indipendente. Al momento dell’uscita, però, i rapporti fra Niantic e Google restano ottimi. Anzi, forse qualcosa di più. Sulla pagina Google+ di Ingress si legge (il 12 agosto 2015):

«Porteremo la nostra miscela unica di esplorazione e divertimento ad un pubblico ancora più grande, con alcuni sorprendenti nuovi partner che si uniranno a Google come collaboratori e sostenitori».
Quindi, Google resta come investitore. E se ne annunciano altri, così come si annunciano progetti rivolti a un pubblico più ampio. Contemporaneamente, un portavoce di Google dice a Techcrunch:

«Niantic è pronta ad accelerare la propria crescita, diventando una società indipendente, cosa che li aiuterà ad avvicinarsi a investitori e partner nel mondo dell’intrattenimento. Saremo contenti di continuare a sostenerli mentre porteranno esplorazione e divertimento ad ancora più persone nel mondo».
Stessi toni: vuol dire che qualcosa bolle già in pentola.

E infatti, due mesi dopo, Google, The Pokémon Company e Nintendo (eccoli, i nuovi partner!) investono su Niantic 20 milioni di dollari (che dovrebbero diventare 30). Per fare Pokémon GO. Nel frattempo, nel 2014, Google e la Pokémon Company avevano già fatto le prove tecniche di trasmissione: il 1° aprile, giorno dei pesci d’aprile, Google aveva riempito le proprie mappe di Pokemon. È più che lecito, oggi, pensare che fosse un test. O che in quell’occasione nascesse il concept del gioco.

Pokemon Go PlusIl design di Pokémon GO Plus (uno strumento per videogiocatori, indossabile, in vendita a 34,99 $ e già esaurito, come se non bastasse, è un mix fra il logo dei Pokémon e il “segnaposto” di Google Maps.

A sottolineare ancora una volta l’enorme legame fra Google e questo gioco.

Google punta sulla realtà aumentata. Lo fa attraverso una compagnia che ha “incubato” e utilizzando un marchio arcinoto e transgenerazionale come i Pokemon. Lo fa creando un gioco-social network.

Lo aveva detto, del resto, il Presidente e CEO della Pokémon Company, Tsunekazu Ishihara: «L’investimento strategico in Niantic pone le basi per un’esperienza social in mobilità che il mondo non ha mai visto prima».

I dati importanti, allora, non sono i numeri di download o il tempo di permanenza sulla applicazione (quelli li valuteremo poi fra qualche mese). Il dato importante è che Pokémon GO fa parte della lotta fra Google e Facebook e che riposiziona in qualche modo Google nell’universo social. Un universo nel quale si pensava che non potesse più competere con Facebook.

Così, ecco che non ti puoi loggare con Facebook per scelta esplicita: l’unico motivo per rinunciare ad un volano di viralità come il social di Zuckerberg sta nelle finalità di Google.

È Google, attraverso Niantic, che si tiene i dati dei giocatori (perché dovrebbe darli a Facebook? Il rivale ne ha così tanti…). È Google che apre a nuove possibilità di mercato (pubblicità e marketing in app, più ancora che acquisti in app, ma anche eventi dal vivo) e si posiziona in maniera strategica – senza esporsi direttamente ma solo come investitore, mettendosi al riparo da figuracce come quella fatta con Google+ – in un mondo, quello della realtà aumentata che non è un’idea nuova ma che, grazie ai Pokémon, è diventato pop.

Ecco. Mentre filosofeggiamo sull’opportunità o meno di giocare a Pokémon Go, mentre ridiamo di chi lo fa o di chi ride di chi lo fa, mentre ci preoccupiamo – forse giustamente? – di quanto diventi sempre più pervasiva la tecnologPokemon Goia nelle nostre vite e di quanto tempo passiamo a lavorare gratis per le Over The Top (è quel che si fa quando si usa Facebook o quando si gioca a Pokémon GO, anche se è qualcosa che ci piace fare), ricordiamoci anche che siamo dati nelle mani di grandi compagnie che si contendono il futuro.

Pokémon Go è parte di questa guerra, ed è una mossa sulla scacchiera del mondo interconnesso che pone Google in una posizione molto interessante. Vedremo come (e se) risponderà Facebook. Il primo punta tutto sulla realtà aumentata. Il secondo diceva di voler puntare sulla realtà virtuale: è tutto da dimostrare, se la realtà virtuale possa o meno diventare virale.
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Ora catturiamo pure i nostri Pokémon. Ma conoscendo il contesto.

Pokémon GO: individuate applicazioni 
fake che scaricano malware

Individuate dagli esperti di ESET 3 app fake: i consigli per giocare in tutta sicurezza

Si chiamano Pokemon Go Ultimate, Guide & Cheats for Pokemon Go e Install Pokemongo le tre false app di Google Play appena scoperte dagli esperti di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell'Unione Europea, in grado di bloccare lo schermo dello smartphone per poi connettersi a siti porno o di attivare costosi servizi a pagamento all’insaputa degli utenti.

La prima delle tre app fake, Pokemon Go Ultimate, celandosi come una versione del famoso gioco di successo, è in grado di bloccare immediatamente lo schermo dello smartphone dopo il suo avvio. Dopo un riavvio forzato, possibile solo togliendo la batteria dallo smartphone o modificando le impostazioni dei dispositivi Android, il malware si esegue in background, quindi in modalità invisibile alla vittima, cliccando in maniera nascosta su pubblicità porno. Per eliminare questa minaccia l'utente deve andare su Impostazioni - Gestione applicazioni - PI Network e disinstallarla manualmente.

Le altre due applicazioni fake individuate dagli esperti di ESET su Google Play, Guide & Cheats for Pokemon Go e Install Pokemongo, appartengono alla famiglia degli scareware ed inducono le vittime a pagare per falsi servizi estremamente costosi, promettendo di generare Pokecoin, Pokeball o Lucky Egg.
Le app fake non sono rimaste a lungo su Google Play e sono state immediatamente rimosse dallo store dopo la segnalazione di ESET.

Pokémon GO è un gioco così accattivante che, nonostante tutti gli avvertimenti degli esperti di sicurezza, gli utenti tendono ad accettare i rischi e a scaricare qualsiasi cosa pur di catturare tutti i Pokémon. Coloro che davvero non possono resistere alla tentazione dovrebbero almeno seguire le regole base di sicurezza:

- scaricare le applicazioni solo da fonti attendibili
- verificare le recensioni degli altri utenti, concentrandosi sui commenti negativi e tenendo ben a mente che quelli positivi potrebbero essere stati inseriti appositamente
- leggere le condizioni e i termini d'uso delle app, focalizzandosi sui permessi richiesti
- utilizzare una soluzione di sicurezza mobile in grado di controllare tutte le app del dispositivo



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domenica 18 novembre 2012

Anonymous con Gaza: cyber guerra contro Israele


Anonymous minaccia Israele

Anonymous si schiera con Gaza ed inizia una cyber guerra contro Israele.
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Cari cittadini di tutto il mondo, questo è Anonymous. Il governo israeliano ha ignorato i ripetuti avvertimenti sulla violazione dei diritti umani, bloccando internet e maltrattando i propri cittadini e quelli dei paesi vicini. Novembre 2012 sarà un mese da ricordare per le forze di difesa israeliane e le forze di sicurezza di internet. Colpiremo tutti i siti web che riteniamo essere nel Cyberspazio israeliano come rappresaglia per i maltrattamenti degli abitanti di Gaza. Anonymous ti ha osservato ha inviato un chiaro avvertimento sul nostro intento di prendere il controllo dello spazio informatico israeliano in conformità con i diritti umani fondamentali di libertà di parola e di diritto a vivere. Alle 9 di mattina (fuso orario del Pacifico), sono stati attaccati 10.000 siti israeliani. L'attacco alla popolazione di Gaza, al popolo palestinese o a qualsiasi altro gruppo verrà considerato come una violazione degli obiettivi del collettivo Anonymous di proteggere i popoli del mondo. Israele, è nel tuo interesse cessare ogni ulteriore azione militare o le conseguenze peggioreranno di ora in ora. Questo è un messaggio di Anonymous Op Israele, Danger Hackers, Anonymous Special Operations e del Collettivo Anonymous di tutto il mondo. Tratteremo ogni ulteriore morte come un attacco personale ad Anonymous e reagiremo in modo rapido e senza preavviso. I nostri cuori sono con i bambini, le donne e le famiglie che stanno soffrendo in questo momento, a causa dell'abuso della potenza militare del governo di Israele. Fratelli e sorelle di Anonymous, vi invitiamo a protestare contro il governo israeliano e qualsiasi alleato della forza ostile. Ora è il momento per Anonymous di aiutare le persone che stanno soffrendo. Aiutate le persone che vengono sfruttate. Aiutate quelli che stanno morendo e ciò favorirà la collettività nel suo insieme. Noi cercheremo di javascript:void(0)portare la pace a Gaza a coloro che così disperatamente ne hanno bisogno. Chiediamo al collettivo Anonymous di hackerare (hack, dock, hijack, database leak, admin takeover, four oh four and DNS terminate) il Cyberspazio israeliano con ogni mezzo necessario. Al governo israeliano diciamo che Anonymous si è stancato del suo bullismo e che ora pagherà le conseguenze delle sue azioni. Una guerra informatica è stata dichiarata allo spazio informatico israeliano. Vedrete esattamente ciò di cui siamo capaci. Israele, l'angelo della morte calerà sul vostro spazio informatico.

Noi siamo Anonymous.

Noi siamo legione.

Aspettateci,

Rispettateci.

ROBOT  - DA :  http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41392
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martedì 3 luglio 2012

Instagram contro autolesionismo, anoressia e bulimia


Instagram  contro autolesionismo, anoressia e bulimia



Instagram, acquistato alla cifra di 1 miliardo di dollari da Facebook, ha aggiunto nuove linee guide bannando blog, immagini, hashtags ed account che mostrano o incitano comportamenti che invogliano l’autolesionismo, come l’auto mutilazione e l’istigazione al suicidio, o incentivano i disordini alimentari ed in genere tutti quegli atteggiamenti da condannare.

Instagram è un'applicazione gratuita che permette agli utenti di scattare foto, applicare con facilità efficaci filtri e condividerle, poi, su numerosi servizi di social network, come  Facebook e Twitter, oltre che all’interno della stessa rete Instagram, dove è possibile visionare gli scatti e commentarli.

Il famoso app ha precisato il modus operandi in cui si realizzerà l’eliminazione delle immagini contrarie alla nuova politica: “Andando avanti, non permetteremo la sopravvivenza di alcun account, immagine, hashtags che promuovano o glorificano comportamenti errati. Incoraggiamo fortemente le persone ad aiutare loro stesse o chiunque stia soffrendo. Riconosciamo l’importanza della comunicazione come forma di supporto, così da creare attenzione e poter essere di aiuto nel recupero delle persone vittime di queste situazioni”.

Già Tumblr, a fine febbraio, ha cominciato questa crociata proclamandosi fortemente coinvolto nel difendere e supportare la libertà di comunicazione degli utenti, ma imponendo alcuni limiti.

Instagram è un luogo dove le persone possono condividere la loro vita attraverso le fotografie, rivelandosi uno strumento eccellente per le campagne di sensibilizzazione in merito a temi delicati come l’anoressia e la bulimia.
La società ha chiesto a tutti gli utenti che si dovessero imbattere in profili di questa natura di segnalarli, infatti qualsiasi account che dovesse incoraggiare o sollecitare ad abbracciare l’anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare, o ancora qualsiasi forma di autolesionismo, porterà alla disattivazione dell’account senza alcun bisogno di preavviso.

Vista la sua popolarità, Instagram, che vuole mantenere “una community positiva e in salute”, lancia un messaggio decisamente positivo, tanto più considerando il suo enorme impatto sulle giovani e giovanissime generazioni.

 Scritto da  Viviana Passaretti

 leggi :

Magrezza estrema: colpa dei media?




Magrezza estrema: colpa dei media?

http://cipiri.blogspot.it/2009/05/magrezza-estrema-colpa-dei-media.html

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giovedì 1 marzo 2012

Class Action contro la SIAE





Umberto Palazzo è senza alcun dubbio  uno dei personaggi base della musica italiana, il suo nome è legato alla storia di realtà quali Massimo Volume, Santo NienteWake Up! (storico locale di Pescara).  Il Fatto Quotidiano lo definisce un “Un poeta del nostro tempo”.
Propri oggi mi sono imbattuto in una nota di Umberto Palazzo pubblicata sul suo profilo Facebook ufficiale molto interessante e che spero leggiate tutti e condividiate. Umberto si rivolge ai musicisti italiani per proporre una Class Action contro la SIAE e nell’invocare questo ci spiega dei dettagli che non tutti noi comuni mortali conosciamo sul funzionamento interno della SIAE.
Ringrazio personalmente Umberto Palazzo per la dsponibilità datami a diffondere questa sua nota.
Buona lettura (ed incazzatura aggiungo!) e condividete!



. Jibtel .






Class Action contro la SIAE


Come vengono ripartiti i proventi dei borderò


(e come mai vedete sempre meno soldi sul rendiconto)

Riservato ai musicisti: come si diceva l’altro giorno i soci SIAE sono divisi in due fasce. Una fascia A formata dagli autori più ricchi a cui toccano priviliegi incredibili quali la suddivisione del “calderone” (spiego più giù cos’è) e una fascia di 20/30.000 autori e compositori ai quali viene sottratta anche una buona parte di quello che spetterebbe loro di diritto.
Come avviene ciò?
Tramite la ripartizione “a campionamento” e la divisione del “calderone” solo fra soci maggiori.
E’ un meccanismo chiaramente iniquo, che costituisce un arricchimento senza causa dei soci maggiori e dei loro editori, che sono sempre dei gruppi economici potentissimi
Io propongo un’azione politica che porti al cambiamento di questa palese ingiustizia, tramite una nuovo regolamento e propongo che si inizi con una class action, che, anche se ha poche possibilità di vittoria in tribunale, può fare molto rumore e portare l’opinione pubblica dalla nostra parte. E’ il momento giusto: si parla di modernizzare il paese e di scardinare vecchi e ingiusti privilegi, quindi ci conviene attaccare prima che si scopra (che qualcuno s’inventi) che abbiamo qualche privilegio che non sapevamo di avere. Inoltre se saremo in tanti, oltre a far rumore, ci costerà poco.

Non so se tutti sappiate come la SIAE ripartisce i proventi delle serate da ballo e i concertini.
In sintesi:
i programmi musicali verdi, cioè quelli che compila il dj, vengono pagati “a campionamento”, cioè la SIAE manderebbe ogni anno i suoi ispettori a 500 serate (si dice) e questi prenderebbero nota dei pezzi più suonati in quelle serate (in base a quale criterio vengano scelte le serate non è dato sapere, ma possiamo facilmente immaginarcelo visto che i piccoli soci non possono controllare questi controllori).
Tutto il ricavo annuo di tutte le feste da ballo che si fanno in Italia viene poi ripartito fra i pezzi più suonati in quelle serate scelte in maniera arbitraria, cioè nessuno legge quei borderò verdi che vengono compilati a centinania di migliaia. Ovviamente i brani prescelti sono famosissimi, perché suppongo gli ispettori non vadano in giro con shazam, visto che la normativa è più vecchia della app, anzi sull’ultimo numero di Vivaverdi ho appena letto che l’uso di Shazam è assolutemente escluso. Quindi (pazzesco ma è così) i pezzi che vengono pagati (e si tratta di un alluvione di denaro se solo pensate a quante serate si fanno nel fine settimane nei vostri paraggi), sono solo quelli che il funzionario preposto conosce e magari il burocrate in questione è un ex carabiniere piuttosto anziano, come mi è capitato.

E già fa malissimo al cuore.
La cosa che forse non sapete, infinitamente più grave, è che dal 2007 anche per il 75 per cento dei concerti (i programmi musicali rossi) la ripartizione si fa nello stesso modo e l’obiettivo è chiaramente quello di arrivare al 100%, cioè non dare più nulla ai piccoli soci. L’altro 25% è analizzato ad estrazione (ma basta mettere una lettera fuori da uno spazio perché il programma sia annullato e allora tutto nel calderone).
La scusa: è stata scoperta un’orchestra in Campania che falsificava i programmi musicali, cioè su questi scriveva solo brani del capo-orchestra.
Praticamente non si prende neanche in considerazione l’idea che ci siano artisti che suonino solo musica di propria composizione. Nell’immaginario corrotto di chi fa i regolamenti Siae esistono solo le orchestra che eseguono i successi dei supersoci.
Questo va cambiato perché non è tollerabile suonare dal vivo per fare arricchire ancora di più Zucchero e Co. In generale non trovo tollerabili le ingiustizie e questa ci tocca tutti personalmente.
Inoltre tutto il fiume di soldi che arriva dalla filodiffusione nei locali pubblici, la tassa sui cd vergini e altre utilizzazioni finisce nel cosiddetto “calderone” che viene ripartito fra i super-soci e sono cifre enormi.
In questo caso, se ci fosse un euqua divisione ci toccherebbero magari degli spiccioli, ma decine di migliaia di piccolissime quote fanno milioni di euro per poche persone che hanno solo il merito di essere già ricche. Vi pare giusto?
A presto
Umberto Palazzo

 DA: http://avanguardialab.com/2012/02/una-class-action-contro-la-siae-vi-siete-mai-chiesti-come-funziona/

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sabato 6 agosto 2011

BLOG DI CIPIRI: PayPal ed eBay impongono sanzioni contro Cuba



BLOG DI CIPIRI: PayPal ed eBay impongono sanzioni contro Cuba: " PayPal ed eBay impongono sanzioni contro Cuba . . Quotidiano tedesco denuncia l'extraterritorialità del blocco conto Cuba ..."

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giovedì 4 novembre 2010

FACEBOOK BLOCCA TUTTE LE PAGINE CONTRO IL PREMIER



."MEGLIO GAY CHE MR B.": MA FACEBOOK BLOCCA TUTTE LE PAGINE CONTRO IL PREMIER


Erano nate ieri dopo le battute di Silvio, per protestare e mettere all’indice l’omofobia del PresDelCons. Ma il social network ha bloccato la possibilità di postare agli admin
“Meglio gay che Berlusconi”: quale migliore slogan per rispondere alle simpatiche battutine del premier riguardanti gli omosessuali e le belle donne, che ieri hanno fatto il giro del mondo additando l’Italia al pubblico ludibrio? E oltre che slogan (usato nella manifestazione spontanea a Palazzo Chigi di ieri), la frase è diventata anche il pretesto per aprire ben due pagine su Facebook allo scopo di criticare il presidente del Consiglio. Una con 18mila e una con 27mila iscritti. Che però il social network ha pensato bene di chiudere in serata, richiamandosi a una non ben precisata violazione del regolamento.
PRIMA PAGINA – La prima pagina con lo slogan “Meglio gay che Berlusconi” è questa ( http://www.facebook.com/pages/Meglio-gay-che-Berlusconi/174997952515332?v=wall) : “Questa vuole essere una pagina nella quale chiunque possa comunicare al nostro presidente del consiglio tutto il suo disappunto per le affermazioni a dir poco sconcertanti sulla omosessualità”, dice la presentazione. Ma subito dopo ecco il comunicato: “Facebook mi ha bloccato la possibilità di scrivere in bacheca. Non vorrei che fosse il primo passo per la nostra chiusura. Invitate chi potete. Non ci devono chiudere”, dice il gestore. Nella pagina, sulla quale gli utenti iscritti possono però ancora postare, ci sono articoli che parlano delle dichiarazioni di Silvio, fotomontaggi scherzosi (“meglio omo che fobico” dietro a una foto di Silvio con il Papa, e a prima vista poco o nulla di offensivo.

LA SECONDA PAGINA – La seconda pagina è questa ( http://www.facebook.com/pages/Meglio-gay-che-Berlusconi/115334938529587)  , e il gestore ci informa che Facebook lamenta una violazione delle condizioni d’uso, che sono spiegate qui:


1. Le Pagine sono profili speciali utilizzabili solo per la promozione di aziende o altre organizzazioni commerciali, politiche o di beneficienza (comprese organizzazioni no-profit, campagne politiche, gruppi musicali e personaggi dello spettacolo).
2. Un utente può amministrare una Pagina Facebook solo se è un rappresentante autorizzato dell’oggetto della Pagina.
3. Le Pagine possono pubblicare contenuti e informazioni solo usando l’impostazione “Tutti”.
4. Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni su una Pagina, noi non siamo obbligati a distribuire tali contenuti o informazioni agli altri utenti.
5. In caso di utilizzo di un riquadro “Mi piace” o di un widget simile al di fuori del nostro sito per la promozione della Pagina, altre persone potranno copiarlo e posizionarlo altrove.
6. Non è consentito posizionare un riquadro “Mi piace” o un widget simile in una pubblicità.
7. Se l’utente raccoglie informazioni relative agli utenti sulla propria Pagina, è valida anche la sezione 9 della presente Dichiarazione.
8. Se, su una Pagina, vengono mostrate inserzioni o contenuti che potrebbero somigliare ad inserzioni, tali contenuti devono essere conformi ai requisiti delle Linee guida sulle pubblicità.
9. Non è consentito stabilire delle condizioni aggiuntive a quelle indicate nella presente Dichiarazione per gestire la pubblicazione di contenuti da parte degli utenti su una Pagina di cui si è amministratori. L’unica eccezione è che è consentito indicare i tipi di contenuti che verranno rimossi da una Pagina e i motivi per cui potrebbe venire impedito agli utenti di accedere alla Pagina.
10. L’amministratore di una Pagina limiterà l’accesso alla stessa per garantire il rispetto di tutte le leggi applicabili. Se, ad esempio, una Pagina include contenuti non adatti ai minorenni, non verrà consentito loro di accedere alla Pagina stessa.
Anche qui, a prima vista la motivazione sfugge, anche se magari una violazione del primo punto potrebbe essere ipotizzabile. Uno dei due gestori ci riferisce di aver compilato la richiesta per chiedere lo sblocco, ma finora non ha ricevuto risposta. Difficile ipotizzare motivazioni politiche nel gesto. Forse – forse – il blocco è dovuto proprio allo straordinario successo delle pagine – 45mila iscritti in poche ore – che ha spinto Facebook a chiudere automaticamente la pagina perché una crescita del genere è sospetta (e la policy del social network è di combattere lo spam).

http://www.giornalettismo.com/


Questo resiste
http://www.facebook.com/pages/Dimettiti/164527436904099


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