loading...
Visualizzazione post con etichetta italiani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italiani. Mostra tutti i post

martedì 14 aprile 2020

Spese dei Politici Italiani su Facebook Pubblicità

Spese dei Politici Italiani su Facebook Pubblicità

Ecco quanto hanno speso
 anche in piena emergenza coronavirus 
i leader italiani dal marzo 2019 a 
marzo 2020 su Facebook per sponsorizzare
 i post delle loro pagine ufficiali.

Matteo Salvini - 253.466 euro
Matteo Renzi - 158.072 euro
Silvio Berlusconi - 93.858 euro
Carlo Calenda - 50.312 euro
Giorgia Meloni - 42.085 euro
Gianluigi Paragone - 15.022 euro
Giovanni Toti - 7.714 euro
Emma Bonino - 3.660 euro
Nicola Zingaretti - 1.417 euro
Giuseppe Conte - zero
Roberto Speranza - zero
Pier Luigi Bersani - zero
Dati Libreria inserzioni Facebook





.
Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social.
Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi.
Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate. 

Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti. 


Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social. Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi. Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, Associazioni  e Liberi Professionisti.

lunedì 2 marzo 2020

Le Ricerche Pazze degli italiani sul Coronavirus

Le Ricerche Pazze degli italiani sul Coronavirus


Da Nostradamus ai Serpenti 

Quando una persona cerca qualcosa su Google non sta semplicemente digitando una parola chiave, sta esprimendo un bisogno. Tale bisogno può essere la necessità di acquistare un prodotto o un servizio, di risolvere in autonomia un problema oppure di documentarsi.

L’analisi delle ricerche online ci mostra, di fatto, timori, speranze e convinzioni delle persone.

Nel caso del coronavirus questa analisi dice molto in merito all’opinione comune.

Analizzando i cosiddetti “suggest” di Google, anche grazie al tool professionale Answerthepublic che, nella versione pro, consente di effettuare comparazioni tra ricerche, il primo dato di fatto è che in soli 2 giorni (dal 24/02/2020 al 26/02/2020) si sono aggiunte
 circa 200 nuove ricerche correlate al Covid19.

Nello specifico delle nuove ricerche e guardando al dettaglio del “dove” adesso le persone cercano di sapere dove si trovi il contagio “per provincia”: vogliono sapere le province esatte e nello specifico le zone rosse e le zone gialle.

Poi si sono aggiunte ricerche che mostrano la necessità di essere tranquillizzati, per esempio infatti si cercano notizie sullo stato di salute del giovane di 38 anni, oppure informazioni sull’eventuale legame con il sushi, la questione “viaggi” e se i pacchi provenienti
 dalla Cina possono essere più o meno infetti.

A prescindere dalla comparazione, guardando i dati in assoluto lo scenario che ne viene fuori è di “domande” a tratti impressionanti.

Nel dettaglio:

coronavirus con il caldo muore

coronavirus guerra batteriologica

coronavirus la verità

coronavirus Nostradamus

coronavirus origine laboratorio

coronavirus origine militare

coronavirus profezia

coronavirus serpenti

Nessun esperto ha mai detto che il caldo ucciderà il virus, ma è bastato che si dicesse che “il caldo aiuterà” per trarne le conclusioni. Nell’articolo intitolato Coronavirus contro influenza: quali sono le principali differenze il virologo Matteo Bassetti spiega: “Quello che ancora non sappiamo è se il Covid19, come l’influenza, perderà aggressività con il caldo e le temperature elevate. Su questo non vi è certezza…”.

Ricerche su eventuali complotti e guerre batteriologiche sono molto probabilmente legate alla circolazione di informazioni sui Social, WhatsApp e non solo.? Anche in questo caso l’articolo Da Big Pharma alla guerra batteriologica cinese: le 8 bufale sul Covid19 spiega chiaramente da dove traggono origine queste fake news.

Non mi soffermo sulle altre come la profezia di Nostradamus perché già, fortunatamente, dibattuta. Per riassumere in pochissime parole: non c’è nemmeno una piccolissima o timida evidenza per la quale si possa parlare di “profezia” o, meglio, qualsiasi influenza più o meno seria potrebbe essere l’oggetto della profezia.

Sarà interessante capire nel tempo come si evolve questa ricerca anche per capire se l’opera di informazione a cura delle istituzioni sia stata davvero efficace.




.
Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social.
Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi.
Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate. 

Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti. 


Eseguo Siti Internet, Blog personali e pagine Social. Creo il Vostro spazio Responsive, disegno Loghi e Marchi. Realizzo Biglietti da Visita, Brochure, Banner e Gif Animate.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, Associazioni  e Liberi Professionisti.

sabato 14 aprile 2018

Quante Fake News hanno condiviso gli italiani durante le Elezioni


Una ricerca
L'Università di Urbino ha analizzato i post più condivisi 
nel corso della campagna elettorale. 
Ecco quali sono i temi più cari agli elettori. Con più di una sorpresa 

Fake news e satira hanno dominato tra le notizie più condivise sui social network durante l'ultima campagna elettorale italiana. Almeno cinque risultano essere 
non vere e una addirittura entra nella top ten.
Ha ottenuto un engagement totale di 142.000, l’articolo della  testata www.ilfatto.it (nulla a che vedere con  www.ilfattoquotidiano.it) con la notizia del ritrovamento in Sicilia di 500.000 schede elettorali già compilate. Storia totalmente priva di fondamento che però è al sesto posto per numero di condivisioni, reazioni e commenti. Così come quella pubblicata da Italia24ore.com di un senatore massacrato di botte da due disoccupati: engagement di 87.188.
La ricerca
È il primo quadro che emerge dal progetto “Mapping italian news 2018” del Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali dell’Università di Urbino Carlo Bo coordinato da Fabio Giglietto. Il progetto ha disegnato mappa della copertura mediatica su temi politici durante la campagna elettorale delle politiche del 2018 analizzando il livello di engagement prodotto intorno a queste notizie su Facebook e Twitter, stimando la tendenza politica delle diverse fonti e misurando il livello di polarizzazione  
delle audience online.

Quando Sanremo c'entra con la politica
Il rapporto mostra che gli argomenti arrivati all’attenzione degli italiani sui social e che hanno generato il maggior numero di interazioni, sfuggono all’ambito politico in senso stretto, ma hanno conquistato un posto centrale nella campagna elettorale. Il monologo di Pierfrancesco Favino 'La notte...', recitato dall’attore durante l’ultima serata del Festival di Sanremo, è arrivato in cima alla classifica delle notizie più condivise. Postato dalla Rai su Youtube e poi condiviso su Facebook, ha mosso un engagement totale di 433.939 interazioni.
A Favino segue Claudio Baglioni. Un articolo di viagginews.com riportava che il cantante aveva devoluto il suo compenso di Sanremo (700.000 euro) ai terremotati. Notizia che si piazza al secondo posto, ma risulta falsa o, quantomeno, inesatta. Quello devoluto da Baglioni non era infatti il compenso per la conduzione del Festival, ma per il concerto al Vaticano del dicembre precedente.

Chi coinvolge di più
A sviluppare più engagement, poi, sono state fonti dichiaratamente di parte che raggiungono volumi di interazioni pari o superiori nelle condivisioni su Facebook rispetto alle fonti propriamente giornalistiche. In testa ai siti che hanno prodotto le notizie con più engagement ci sono 'Il blog delle stelle e beppegrillo.it, seguiti da Repubblica  e Il Fatto quotidiano.
L’unico altro sito di partito tra i primi 25 come volume di interazioni è quello del Partito democratico (democratica.it), comunque molto inferiore ai concorrenti pentastellati, con un engagement totale di poco più di 1,6 milioni contro oltre 15 milioni.

Chi sono gli 'hyperpartisan' e quanto sono ascoltati
Sono in tutto otto le testate hyperpartisan a entrare in questa classifica con un volume totale di interazioni che sfiora i quattro milioni. Piattaforme non giornalistiche che, secondo la ricerca, lavorano per orientare l’opinione pubblica con contenuti di parte se non, addirittura, con notizie false create apposta per generare indignazione e promuovere  sentimenti “antisistema”. Tra questi siti spicca piovegovernoladro.info: ha totalizzato oltre 640 mila interazioni.



LEGGI ANCHE
GUADAGNA COL TUO BLOG

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST
O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO



venerdì 29 aprile 2016

Internet a costo zero per tutti


Il social web di Verrua Savoia: 
Internet a costo (quasi) zero per tutti.
Primo caso in Italia: un gruppo di cittadini fonda un’associazione no profit con lo scopo di gestire la rete senza bisogno dei tradizionali provider. Il ministero approva: costerà 4 euro al mese.
Cinque anni fa era una sfida: portare Internet là dove i provider non arrivano perché non conviene, c’è troppo poco da guadagnare. Oggi è ben più di un esperimento. È una breccia, una strada aperta che migliaia di comuni potranno replicare. 

Tra due giorni Verrua Savoia, paese di 1.477 abitanti a 60 chilometri da Torino, sarà il primo comune italiano a essere considerato un provider, ovvero un fornitore di servizi Internet, sul modello delle compagnie telefoniche cui tutti noi siamo abbonati. Meglio, il provider non sarà il Comune (la legge lo vieta) ma un’associazione di cittadini creata ad hoc. L’hanno chiamata «Senza Fili, Senza confini», progetto culturale senza fini di lucro con un unico scopo: «sostenere la crescita e il rafforzamento della cultura locale e il sostegno di Internet come strumento di promozione e tutela delle identità culturali». Fornirà una connessione Internet a 20 Mb/s a qualunque abitante di Verrua Savoia lo richieda. Non più gratuitamente, come avveniva finora, ma in cambio della quota d’iscrizione annuale all’associazione: 50 euro, ovvero 4 al mese, prezzo imbattibile per una connessione che nessuna compagnia telefonica riuscirebbe a garantire in un comune di montagna. 

A capo di questo esperimento dirompente c’è Daniele Trinchero, professore del Politecnico di Torino e fondatore del laboratorio i-Xem. L’hanno soprannominato «mister Wireless» perché da qualche anno si è fissato con un’idea che persegue tenacemente: portare i collegamenti Internet nei luoghi più remoti che, proprio perché isolati, sono poco convenienti. Lui ci riesce. Spendendo pochissimo. Ha portato Internet a Capanna Margherita, sul Monte Rosa, il rifugio più alto d’Europa. L’ha portato nella foresta amazzonica, 
in Ecuador; e l’ha portato alle isole Comore. Poi ha deciso di portarlo a casa sua, a Verrua Savoia. «Un giorno, nel 2009, incontro il sindaco, mi racconta di aver ricevuto un preventivo di 30 mila euro per portare l’adsl. Uno sproposito». Trinchero riunisce i ragazzi di i-Xem e cerca un’alternativa. Quale? Recuperare vecchi pc, schede radio come quelle montate nei router e alcune antenne recuperate da un vecchio provider che faceva comunicazioni radio fm. Tanto basta per creare due ponti radio da quaranta chilometri ciascuno portando la banda larga nel 97% del territorio comunale. Il tutto spendendo quasi nulla. 



Il progetto funziona, il Politecnico lo sostiene, il Comune ovviamente anche: in pochi mesi 260 famiglie di Verrua si garantiscono una connessione veloce alla rete che altrimenti non avrebbero avuto. Ora, però, l’esperimento si è esaurito. «Ma noi non potevamo chiudere questa storia con un bollo ministeriale apposto su una relazione tecnico-accademica. Volevamo trovare il modo di dargli continuità mantenendo inalterate, anzi rafforzando, tutte le caratteristiche sociali e comunitarie che hanno animato la sua esistenza», racconta Trinchero.  

Nei mesi scorsi raduna un team: i suoi collaboratori, un esperto di Internet e di tutte le sue implicazioni come Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino, l’avvocato Marco Ciurcina e Tiziana Sorriento, vicepresidente del Codacons: Cercano una soluzione. La trovano: trasformare l’esperimento in un’associazione di cittadini e registrarla come provider. Nessuno l’ha mai fatto in Italia. Ma il ministero dello Sviluppo economico accoglie la richiesta e concede tutte le autorizzazioni. Venerdì si parte. Con tecnologie commerciali, non più quelle fai da te di cinque anni fa, ma con la stessa vocazione sociale: un gruppo di cittadini (l’associazione ha 29 soci) si unisce facendosi carico degli investimenti per accedere alla banda larga, acquistandola in gruppo con costi più accessibili ed evitando agli operatori tradizionali investimenti dedicati. «Può diventare un modello dirompente, soprattutto nelle zone rurali», ragiona Trinchero. Per portare il web - e, con esso, informazioni, cultura, opportunità - a chi vive isolato dai grandi centri. Se si pensa che 3.521 degli 8.092 comuni italiani hanno meno di 2 mila abitanti, la portata di quanto sta per accadere a Verrua Savoia diventa subito lampante. 

LEGGI ANCHE






.
Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet , blog personalizzati.
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Creo loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.
MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
MUNDIMAGO


giovedì 10 novembre 2011

Skype, chiusura ufficiale dei numeri online italiani



Skype, numeri online italiani: chiusura ufficiale e rimborso ai clienti


I numeri online italiani di Skype non funzionavano più dal 29 settembre scorso e non saranno ripristinati. "Come alcuni di voi avranno sperimentato, i Numeri Online italiani hanno cessato di funzionare il 29 settembre 2011. Purtroppo nonostante i nostri sforzi non siamo riusciti a ripristinarli, e abbiamo quindi deciso di chiudere i Numeri Online. Comprendiamo la delusione e il disturbo che questo può causare, e stiamo lavorando per rimborsarvi l'acquisto effettuato", si legge nel comunicato ufficiale sul blog di Skype. Le numerazioni geografiche SkypeIn violavano la normativa vigente, che prevede che si possa utilizzare un numero solo all'interno del distretto geografico corrispondente. Per questo motivo, Eutelia ha dovuto rispettare le richieste del Ministero dello Sviluppo Economico, che aveva dato un ultimatum a Skype. Skype non è riuscita ad accordarsi con Eutelia, per adeguarsi alla normativa. "Eutelia S.p.A. in a.s. (ai sensi del D.lgs. 270/99) comunica che, in ottemperanza al provvedimento del Ministero dello Sviluppo Economico (prot. 59624 del 14 luglio 2011) e successive proroghe, ha provveduto alla disattivazione delle numerazioni geografiche di cui essa è titolare ed attraverso le quali Skype ha fino ad oggi potuto erogare i servizi agli utenti finali", si legge in una nota del 30 settembre dello stesso operatore. Si parlava della possibilità per Skype di siglare un accordo di emergenza con Uno Communications, ma non è stato così. Skype sta contattando direttamente tutti i clienti interessati via e-mail. Non e' necessaria alcuna azione da parte dei clienti fino a quando non si verrà contattati. Skype inoltre ha deciso di omaggiare i clienti coinvolti anche di un voucher per attivare gratuitamente per un mese un abbonamento Senza Limiti Mondo valido per chiamate illimitate in più di 40 Paesi del mondo. Scusandosi per il disagio provocato, Skype ricorda che, chi volesse mantenere il proprio Numero Online, può usufruire della portabilità del numero contattando un altro fornitore italiano.

.
. -


.

venerdì 12 agosto 2011

Ecco perchè Microsoft manda i regali natalizi ai deputati italiani

 

 

Ecco perchè Microsoft manda i regali natalizi ai deputati italiani, e agli altri no!


Conto consuntivo della Camera dei deputati per l’anno finanziario 2010
2 agosto 2011

Cap. 245: Spese per acquisto software
19.064.337 euro
(diciannovemilionisessantaquattromilatrecentotrentasette)

Cap. 60: Spese per manutenzioni ordinarie software
4.260.306 euro

(quattromilioniduecentosessantamilatrecentosei)

------------------------
Il Parlamento francese utilizzerà solo software opensource
30/11/2006( !!)
I deputati eletti nella prossima legislatura francese troveranno software open-source nei loro PC.
L’Assemblea Nazionale ritiene che l’utilizzo di Software Libero possa consentire notevoli risparmi alla Francia, nonostante il costo per la migrazione e per la formazione del personale.
I software open-source ormai offrono tutte le funzioni di cui i deputati necessitano, questa è la conclusione di uno studio condotto su richiesta del Presidente dell’Assemblea, Jean-Louis Debrè.
Il software che i deputati troveranno installato sui loro computer includeranno Linux, Open Office, Firefox ed un client di posta open source (non meglio specificato) .
Un buon numero di deputati aveva richiesto al presidente di considerare l’utilizzo di software open source, ed il Presidente ha accolto le richieste dei parlamentari.
Tra i deputati a favore c’è Bernard Carayon, il quale aveva ricevuto, proprio all’inizio dell’anno, un incarico da parte del Primo Ministro francese per effettuare uno studio su come le imprese Europee possano svolgere un più grande ruolo nello sviluppo di standard industriali tesi a ridurre la dipendenza economica da altre regioni del mondo.
Nel suo studio, Carayon aveva concluso che il governo Francese avrebbe dovuto studiare l’utilizzo di software open source, ed aveva soprattutto raccomandato l’utilizzo di ODF (Open Document Format) per la memorizzazione dei documenti del governo. ODF è il formato aperto utilizzato da Open Office, supportato anche da Sun, IBM e altri sviluppatori.
Ora il dipartimento IT dell’Assemblea ha circa sei mesi per preparare il passaggio all’open source, ovvero il tempo rimanente fino alle prossime elezioni legislative francesi

http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/08/ecco-perche-microsoft-manda-i-regali.html


.
. -


.

venerdì 29 aprile 2011

Migliaia i siti italiani fermi per un problema del server Aruba


 Migliaia i siti italiani  fermi per un problema del server Aruba

Gentile Affiliato,
oggi Aruba Spa, una delle Web Farm più importanti in Italia, ha subito un notevole disagio a causa di un principio di incendio.
Questo ha fatto sì che milioni di siti per i quali la Società in oggetto è fornitrice di servizi per la connettività, subissero indirettamente un grave disservizio, uno dei più gravi in Italia.
Aruba Spa è fornitore di servizi di connettività e Web Housing anche per GIGAcenter da oltre 5 anni, e considera quest'ultima, una tra le Aziende a più alto potenziale di crescita fra tutte le Internet Company in loro portafoglio.
Per questo ci tiene a scusarsi con tutti voi in particolare, per il disagio arrecato.

Di seguito riportiamo quanto battuto da un'agenzia di stampa che ha diramato la notizia:
(PRIMAPRESS) AREZZO - Il principio d'incendio nella sala Ups della Server Farm principale di Aruba, società aretina leader nei servizi di internet, che ha interrotto il servizio web di milioni di siti in Italia, è stato domato.
L'azienda fa sapere attraverso il social network Twitter che «stanno procedendo con la rimozione della polvere prodotta dalla combustione. A seguire verranno effettuati gli interventi di ripristino». Inoltre confermano che «che le macchine server e le sale dati non hanno subito alcun danno». Migliaia i post di utenti di Aruba, imbufaliti per i black out che stanno mettendo in ginocchio i siti web della stragrande maggioranza della rete. Prenotazioni alberghiere ferme, attività commerciali in black out. Insomma è probabilmente il più grosso stop che la rete italiana abbia subito da quando è nata. Ovviamente posta elettronica ferma. Da Aruba fanno sapere che naturalmente «si sta privilegiando la sicurezza delle persone: la riaccensione senza dovute verifiche, creerebbe un pericolo e causarebbe nuove ricadute»
(PRIMAPRESS).
Scusandoci per il disagio arrecato
ti auguriamo una buona navigazione!


Sono migliaia i siti italiani che sono fermi per un problema del server Aruba.  Si tratta del più grande blackout di internet che si sia mai verificato in Italia, dato che Aruba è il principale provider di servizi sul web. Per chi si collega potrebbe sembrare un problema tecnico o un disservizio temporaneo. Ma, a causa di un incidente, molti siti che si appoggiano all'infrastruttura  Aruba sono bloccati e anche i servizi di posta elettronica.

Dalle quattro del mattino è entrato in azione il sistema di spegnimento dell'erogazione dell'energia a causa di un principio di incendio. Per fortuna le fiamme sono state domate e sono in corso le verifiche di sicurezza per poter far ripartire le macchine. Il rogo nella zona degli Ups non hacoinvolto le sale dove si trovano i dati del provider. Secondo i vigili del fuoco, che sono stati impegnati per circa tre ore per affrontare l'emergenza, l'incidente sarebbe stato causato da un surriscaldamento.

Disagi per la posta eletronica. Numerosi disagi per i servizi di posta certificata di molte aziende. Fin dalla prima mattinata fonti aziendali hanno garantito che l'incidente non era grave e che nel giro di poche ore i servizi sarebbero stati riattivati. Nel primo pomeriggio infatti due delle tre sale dati della server farm sono state ripristinate. Lo ha annunciato la stessa azienda su Twitter. "Il ripristino degli Ups, le unità di energia utilizzate in caso di black out elettrico, "è ancora in corso - continua Aruba - e in caso di interruzione dell'energia potrebbero verificarsi down imprevisti". Sempre su Twitter, la società di Arezzo ha dichiarato di essere intervenuta per la "sicurezza delle persone", perché "la riaccensione senza dovute verifiche creerebbe un pericolo e causerebbe nuove ricadute". Intanto centinaia di commenti degli utenti su Aruba e sul black out sono apparsi su Twitter.

In molte regioni italiane la situazione torna alla normalità.
In diverse regioni italiane, dopo una mattinata complicata, la situazione sta lentamente tornando alla normalità. In Toscana e in Molise da un paio di ore molte aziende che hanno il server gestito da Aruba hanno ripreso ad essere online. Prima è tornata attiva la posta elettronica, subito dopo i servizi sui siti. A ripartire per primi sono stati quei siti che hanno un data base più leggero. Numerosi problemi per il black out anche in Abruzzo, dove i disagi più visibili hanno colpito l'informazione locale online, ferma fin dalle quattro del mattino. I principali quotidiani digitali stanno aggiornando i lettori in tempo reale sulla situazione, attraverso le pagine di Facebook e Twitter.

Aruba, fondata nel 1994, dichiara di avere 1,5 milioni di domini mantenuti, 3.000 mq di datacenter e oltre 10.000 server gestiti. Per questo l'incidente avvenuto oggi ha un impatto molto forte sul web. La società è al primo posto non solo in Italia, ma anche nella Repubblica Ceca e nella Repubblica Slovacca per numero di siti in hosting e di domini registrati. Complessivamente ha 1.650.000 domini registrati e mantenuti; 1.250 siti attivi in hosting; 5.000.000 caselle e-mail gestite; 5.000 server gestiti.
di VALERIA PINI

.
. -


.

venerdì 11 marzo 2011

Rifiuti elettronici, gli italiani non sanno come smaltirli



Rifiuti elettronici, gli italiani non sanno come smaltirli


Se provate a chiedere ai vostri amici, parenti e conoscenti cosa significa RAEE, vedrete che quasi tutti non sapranno di cosa state parlando. A dircelo è l’Ipsos, attraverso una ricerca commissionata da Ecodom, il Consorzio Italiano del Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici, da cui emerge che ben il 71% degli italiani non sa che RAEE sono i rifiuti elettronici (più precisamente i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), mentre il 15% l’ha sentito nominare ma non lo conosce molto bene, mentre appena il 14% restante ha un’idea precisa di cosa si tratta.
Purtroppo la mancata conoscenza porta a conseguenze negative su tutti, sia su chi sa come gestire l’e-waste che per chi non ne ha la minima idea. Un esempio? A causa del fatto che gli italiani non sanno come smaltire un apparecchio elettronico, ci ritroviamo con il 58% degli elettrodomestici che non vengono riportati ai venditori per il ritiro uno contro uno, una percentuale già alta che sale addirittura all’86% quando si tratta di apparecchiature informatiche ed elettroniche e all’88% per i piccoli elettrodomestici come i telefonini.
Il ritiro uno contro uno è in pratica il meccanismo grazie al quale tonnellate di rifiuti elettronici vengono smaltiti correttamente ogni anno perché è possibile per un cliente portare al negoziante un apparecchio vecchio al momento di acquistarne uno nuovo, senza aggiungere nemmeno un centesimo. L’altro metodo di smaltimento corretto è l’isola ecologica, ma sempre secondo i dati dell’Ipsos pare che il 21% degli italiani non le abbia mai nemmeno sentite nominare, mentre il 24% non l’ha mai utilizzata. Questo significa che oltre la metà degli apparecchi elettronici rimangono nelle case inutilizzati, finendo con lo sprecare grandi quantità di materiali riciclabili, oppure vengono smaltiti in modo scorretto, rischiando di inquinare l’ambiente.

 http://www.ecologiae.com/rifiuti-elettronici-smaltimento/35660/

.
. -


.

martedì 28 settembre 2010

Talenti italiani nel tempio della Silicon Valley


Silicon Valley



l successo dei talenti italiani nel tempio della Silicon Valley
Negli Usa si moltiplicano le organizzazioni che puntano a valorizzare il genio dei ricercatori provenienti dal nostro paese. Tante le analogia con Israele, che con una politica di promozione ha conquistato i primi posti nel mondo per la produzione di brevetti

di PAOLO PONTONIERE

SONO molte le iniziative che puntano a collegare le esperienze emergenti italiane nel campo di internet e della ricerca informatica alle attività dei ricercatori italiani negli Stati Uniti e agli invenstimenti dei capitalisti di ventura americani, e che stanno riscuotendo grande successo negli Usa. Tanto da far pensare che l'imprenditoria digitale italiana possa emergere a sorpresa dalle fasce laterali della ricerca internazionale - come accaduto in Israele - per diventare un motore di innovazione planetaria.

Una di queste iniziative è, ad esempio, quella promossa dalla fondazione Mind The Bridge, una no-profit fondata da talenti italiani della Silicon Valley, per valorizzare proprio il capitale intellettuale delle nuove imprese italiane. La Fondazione organizza una competizione nazionale alla quale le startup di casa nostra partecipano per poi potersi presentare ai principali investitori americani. Un "elevator pitch" - così si chiama - attraverso il quale gli imprenditori di Silicon Valley cercano di convincere i capitalisti di ventura a finanziare la loro azienda o la produzione di un'idea. Come funziona: viene utilizzato dai dirigenti di un'azienda esordiente per cercare di convincere, in circa 30 secondi, un potenziale investitore a finanziare una compagnia o un progetto commerciale, sottolineando allo stesso tempo cosa distingue la loro proposta da quello che si può già trovare sul mercato.

Arrivare a un elevator pitch al quale partecipano gli investitori della Klein Perkins Caufield & Myers, della Sand Hill Partners, della Khosla Ventures o di una qualsiasi delle altre grandi venture capital di San Hill Road - la strada di Palo Alto a maggior concentrazione di "venture capitalist" del mondo - non è cosa da poco. I progetti di molti innovatori vengono rifiutati ancor prima di atterrare sulla scrivania della segretaria. Figurarsi, poi, arrivare dall'Italia per un incontro esclusivo le vecchie volpi di queste superpotenze del mecenatismo industriale mondiale.

"E' proprio qui l'analogia con Israele - spiega Marco Marinucci, amministratore delegato di Mind the Bridge - il nostro scopo è quello di creare un collegamento diretto e permanente tra l'innovazione nel nostro paese e l'intelligenza italiana presente negli Usa, come hanno già fatto gli israeliani. Per potenziare sia le proposte che arrivano dall'Italia che la posizione degli operatori italiani presenti in America". L'esempio è stato già seguito da altri paesi europei come la Francia, la Germania e l'Irlanda, ma il caso di quello di Israele presenta delle caratteristiche importanti per quel che riguarda l'Italia.

Assente, fino agli inizi degli anni Novanta, dalla scena, nel campo della ricerca e sviluppo Israele, facendo leva sull'esperienza di ricercatori che si erano trasferiti nella Baia di San Francisco, è riuscita in poco più di un decennio a diventare una nazione che ogni anno produce un numero di brevetti superiore a quello prodotto da una qualsiasi delle varie potenze del G7. L'Italia è ultima in classifica, sia in termini di spesa pro capite in ricerca e sviluppo che nel numero di brevetti prodotti annualmente. Ma sebbene sul piano  dell'innovazione tra i due paesi esista un baratro, dal punto di vista socio-commerciale Israele e l'Italia sono molto simili. Registrano ambedue la presenza di una piccola e media industria dinamica e un tasso elevato, negli anni recenti, di fuga di cervelli.

Puntando sullo spirito imprenditoriale e sulla creatività delle sue aziende a conduzione familiare, e forte di una politica di investimenti pubblici in alta tecnologia, Israele è riuscita a far rimpatriare parte dei ricercatori che avevano scelto altri paesei e a lanciare numerose nuove aziende. "Nel passato le chiamavamo aziende a conduzione familiare, erano il volano della crescita del nostro paese - ha dichiarato Yoav Andrew Leitersdorf, fondatore di YL Ventures, intervenendo a Stanford alla startup organizzata da Mind The Bridge per celebrare i vincitori dell'elevator pitch di quest'anno - poi ci siamo resi conto che il loro ruolo era stato assunto dalle startup, sono loro che adesso spingono l'innovazione. Invece che un'azienda familiare oggi i giovani formano una startup". Così solo nel 2009 Israele ha investito quasi un settantina di milioni di dollari nel lancio di nuove "aziende giovani".

Quest'anno a spingere la creatività italiana negli USA sono state 5 startup che operano in ambiti commerciali molto variegati. La prima, la VRMedia, è il frutto di una ricerca condotta alla Scuola Superiore di Sant'Anna da un gruppo di precari universitari e opera nel settore della realtà aumentata. La seconda, la WhereIsNow, un sistema per l'aggiornamento automatico dei documenti digitali, è un'azienda sarda divenuta il simbolo della Sardegna che ce la può fare ed è stata fondata da due soci che (pur di seguire il loro sogno), hanno abbandonato un posto in una banca svizzera. La terza, la Fluidmesh Networks, creatrice di un sistema per la fusione, in un solo canale, di diversi metodi di videosorveglianza wireless, conta oltre 300 clienti in giro per il mondo ed è stata fondata da un gruppo di trentenni di cui alcuni hanno studiato all'MIT. La quarta, la Adant New Technologies, che produce le antenne per la prossima generazione di apparecchiature wireless, è nata dalla tesi di laurea di un italiano e ha già raccolto capitali di ventura; mentre la quinta, la TripShake Answers on the Go, che ha dato vita a un nuovo sistema di assistenza ai viaggiatori (un "social market for traveler" la definiscono i promotori), è stata fondata da un 27enne alla sua terza startup e che in Italia è considerato un guru di internet.

"I giovani Italiani non mancano di ideee geniali - osserva Fabrizio Marcelli, console italiano a San Francisco, introducendo le celebrazioni di Mind The Bridge alla Stanford University - sfortunatamente pagano lo scotto dell'incapacità del nostro paese di trasformare le idee in occasioni di richezza sia per il paese che per questi giovani". Ma dove fallisce lo Stato, intervengono le università e i privati. Si può dire che negli Usa, di sicuro in California, negli anni recenti c'è stato un vero boom di organizzazioni che hanno l'obiettivo di costruire ponti che colleghino l'innovazione italiana con quella di Silicon Valley e con l'industria americana. Oltre a Mind the Birdge ci sono Bridges To Italy, una no-profit fondata da Bianca delle Piane che ogni anno assegna anche un premio alla migliore scienziata italiana negli Usa; La Storia nel Futuro, un'organizzazione fondata dal docente genovese Paolo Marenco e che ogni anno organizza i Silicon Valley Study Tours, un tour delle maggiori aziende e centri di ricerca della Silicon Valley per giovani lauerati italiani nel campo dell'information technology, e BAIA, un'altra no-profit dell'area di San Francisco che punta a collegare l'imprenditoria italiana della California settentrionale con ricercatori, esponenti industriali e startup del nostro paese. Ora, il viaggio delle startup è diventato anche eco-compatibile: Green Voice, un periodico italiano dedicato alle energie rinnovabili, è nato con la missione di aiutare le startup italiane del settore energetico a rastrellare capitali di ventura in America.

 http://www.foldier.com/view/364b7a/cc07b2?


.
. -


.
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

sconti per Te

Sosteniamo Mundimago

Segui RIFLESSI da Facebook

Segui RIFLESSI da Facebook
Siamo anche qui

Seguici da FACEBOOK

Seguici da FACEBOOK
siamo anche qui

Post più popolari

Elenco blog AMICI