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mercoledì 20 dicembre 2017

Ecco come non Farsi Truffare



Spam, phishing, falsi sconti e altre brutte storie: 
ecco come non farsi truffare

All’inizio spam e truffe viaggiavano via email: ex dittatori africani che ci chiedevano aiuto per recuperare le loro ricchezze, amici che non sentivamo da mesi e che, derubati dei loro averi durante una vacanza, contattavano proprio noi per farsi mandare denaro, sostanze miracolose in grado di trasformarci in superdotati.

Oggi questi messaggi vengono in genere bloccati da filtri antispam così severi e sospettosi che ormai ci tocca aprire ogni tanto la cartella Spam per controllare che non abbia filtrato email innocue o la posta che stiamo aspettando.

In compenso le truffe sono arrivate alla grande nelle chat. Qui, dove siamo abituati a scambi fra amici e persone conosciute, la nostra soglia di attenzione non è così alta: quando arriva il messaggio di un’amica che ci chiede “non credevo ai miei occhi, cosa ci fai in questo video?” potremmo avere la tentazione di cliccare sul link e vedere di che si tratta… per scoprire, a nostre spese, che facendolo ci siamo beccati un virus e a nostra volta lo stiamo propagando in giro.

Un’altra trappola insidiosa sono i link che promettono sconti, regali e superofferte, tanto speciali che vogliamo assolutamente condividerli con il gruppetto degli amici più cari; ci sentiamo sicuri a farlo perché sembrano proprio arrivare dal sito ufficiale dell’azienda… Solo chi è più sospettoso e conosce un po’ la “grammatica” dei domini web riconosce subito la truffa.

Me ne sono capitati un po’ di recente, tutti diffusi all’interno dei gruppi WhatsApp legati alla classe e alla palestra di mio figlio, tanto che ho deciso di riprodurre, a scopo divulgativo, il meccanismo della truffa.

Come sono diventata un potenziale truffatore online Ho registrato un dominio che inizia con uno dei suffissi tipici dei siti web: it-sconti.com. Naturalmente, se vai a cercare chi è il titolare di questo dominio, vedrai che ho nascosto i miei dati, come fanno di solito i malintenzionati. Costo: pochi euro.

Ora posso attivare a costo zero un gran numero di sotto-domini (domini di 3° livello) con il nome di un brand o di un’azienda; ad esempio ho creato il dominio di 3° livello coop.it-sconti.com, che, a uno sguardo distratto, potrebbe essere scambiato per un indirizzo “ufficiale” della Coop. A questo punto se fossi un truffatore potrei creare all’indirizzo coop.it-sconti.com una pagina web che assomiglia al sito della Coop e riempirla di virus, malware e altre amenità che si auto-installano sul computer dei malcapitati visitatori. Non mi resterebbe che far girare un link allettante, tipo “Coop regala 200 buoni-spesa da € 150 per festeggiare l’apertura di un nuovo supermercato – Naviga subito a coop.it-sconti.com”. In quanti fiuterebbero in tempo l’inganno?

Ricorda: rifletti sempre prima di cliccare, soprattutto quando il link è costruito in modo da solleticare la tua curiosità, il tuo ego, o quando promette vantaggi troppo belli per essere veri.

Con il termine sicurezza informatica si intende un assieme di mezzi e tecnologie tesi alla protezione dei sistemi informatici in termini di disponibilità, confidenzialità e integrità dei beni informatici (spesso chiamati asset in inglese). A questi tre parametri si tende attualmente ad aggiungere l'autenticità delle informazioni.

Nella sicurezza informatica sono coinvolti elementi tecnici, organizzativi, giuridici e umani.

Per valutare la sicurezza è solitamente necessario individuare le minacce, le vulnerabilità e i rischi associati agli asset informatici, al fine di proteggerli da possibili attacchi (interni o esterni) che potrebbero provocare danni diretti o indiretti di impatto superiore ad una determinata soglia di tollerabilità 
(es. economico, politico-sociale, di reputazione, ecc...) ad una organizzazione aziendale.

Il termine è spesso sostituito con il neologismo cybersecurity, che rappresenta una sottoclasse del più ampio concetto di information security[1]. Per cybersecurity si intende infatti quell'ambito dell'information security prettamente ed esclusivamente dipendente dalla tecnologia informatica.

Sicurezza domestica e nelle aziende.
Dal momento che l'informazione è un bene aziendale, e che ormai la maggior parte delle informazioni sono custodite su supporti informatici, ogni organizzazione deve essere in grado di garantire la sicurezza dei propri dati, in un contesto dove i rischi informatici causati dalle violazioni dei sistemi di sicurezza sono in continuo aumento. Per questo esistono, a carico delle imprese, precisi obblighi in materia di privacy, tra cui quello di redigere annualmente uno specifico documento programmatico sulla sicurezza. La materia privacy è però estremamente limitativa trattando unicamente il tema della protezione dei dati personali, escludendo tutto il resto.

Esiste a livello internazionale la norma ISO 27001 finalizzata alla standardizzazione delle modalità adatte a proteggere i dati e le informazioni da minacce di ogni tipo, al fine di assicurarne l'integrità, la riservatezza e la disponibilità. Lo standard indica i requisiti di un adeguato sistema di gestione della sicurezza delle informazioni (ISMS) finalizzato ad una corretta gestione dei dati dell'azienda. Una fase indispensabile di ogni pianificazione della sicurezza è la valutazione del rischio e la gestione del rischio. Le organizzazioni possono far certificare ISO 27001 il proprio SGSI.

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venerdì 25 novembre 2016

Consigli per Difendere i Propri Dati




Internet è un efficace mezzo di comunicazione che ci permette di tenere contatti con le persone, dove possiamo reperire qualsiasi genere di informazione e usufruire di numerosi servizi risparmiando così tempo e denaro. Purtroppo come nel mondo reale, anche qui esistono malintenzionati che potrebbero tentare di violare il nostro sistema impossessandosi delle nostre informazioni personali. Ecco quindi una serie di consigli per una maggiore sicurezza dei nostri dati.

Internet è un efficace mezzo di comunicazione che ci permette di tenere contatti con le persone, dove possiamo reperire qualsiasi genere di informazione e usufruire di numerosi servizi risparmiando così tempo e denaro. Purtroppo come nel mondo reale, anche qui esistono malintenzionati che potrebbero tentare di violare il nostro sistema impossessandosi delle nostre informazioni personali.

Ecco quindi una serie di consigli per una maggiore sicurezza dei nostri dati.

Installare un buon antivirus e attivare il firewall

I software antivirus e anti-spyware hanno proprio il compito di individuare e bloccare software malevoli come i virus e gli spyware che rappresentano la minaccia più critica ai nostri dati e al nostro PC.

A fianco dell’antivirus è sempre bene avere anche un firewall software o hardware. Windows, fin dalla versione XP Service Pack 2, ha fra le sue funzionalità di sicurezza un firewall software che blocca il traffico in entrata.

In più se la nostra rete è costituita da due o più pc è bene avere anche un firewall hardware, che può essere integrato nel nostro router oppure un apparecchio esterno aggiuntivo posto fra il router e tutto il resto della intranet.

Attivare gli aggiornamenti automatici dei nostri software

Errare è umano, e come tali i software essendo opere create da menti umane sono soggette a imperfezioni che possono celare delle vulnerabilità che prima o poi possono essere sfruttate da malintenzionati per perpetrare attacchi. Per questa ragione è importante verificare periodicamente che il produttore non abbia rilasciato le cosiddette “patch” e installarle immediatamente specie se risolvono delle manchevolezze di sicurezza. In particolare è obbligo attivare l’installazione automatica degli aggiornamenti del sistema operativo, operazione che nella versione 10 di Windows viene fatta in background senza che ne accorgiamo.

Eseguire dei backup periodici

Per scongiurare la perdita dei nostri dati a causa di un’avaria, è caldamente raccomandabile avere sempre una copia aggiornata su dispositivi esterni quali Hard Disk USB appositamente dedicati allo scopo. La frequenza delle copie di salvataggio dipenderà dalla frequenza di aggiornamento dei dati. É anche consigliabile di non riutilizzare sempre lo stesso supporto in modo da poter disporre di più copie che seppur non aggiornatissime sono almeno sicuramente indenni da virus e ci permettano di recuperare file cancellati magari per errore.

Attenzione agli allegati di posta elettronica

È altamente raccomandabile di non aprire messaggi di posta elettronica provenienti da mittenti sconosciuti o di dubbia provenienza. Nel 99% dei casi è SPAM o pubblicità non gradita, o il solito virus che è arrivato anche sul nostro pc. Se fosse comunque indispensabile l'apertura di queste email, è consigliabile salvare i file interessati su disco e sottoporli a scansione prima di aprirli.

Altre minacce attraverso la posta elettronica sono dovute alle funzioni di scripting tramite email, è meglio disattivare queste funzioni dal menù di configurazione del browser dato che spesso questi script contengono contenuti di tipo interattivo.

Cautela nell’installazione dei software

Usiamo la massima cautela nell’installare software non certificato e non aprire assolutamente file eseguibili (.exe) dei quali non si conosca l’origine o la reale utilità. Lo stesso dicasi per programmi che possono avere al loro interno delle macro come i documenti di word o excel.

Disporre di una chiavetta per l’installazione del sistema operativo

Tenere nel cassetto della scrivania una chiavetta USB pronta, per la reinstallazione del sistema operativo è buona prassi, perché oltre a contenere il wizard per la reinstallazione del sistema operativo contiene anche gli strumenti necessari al ripristino della nostra installazione in caso di problemi, prima di ricorrere alla soluzione radicale di reinstallazione ex-novo del sistema operativo.

Avere due unità disco

È d’obbligo in soluzioni server, consigliato in soluzioni client, adottare l’uso due dischi rigidi (unità C e unità D), la prima destinata a ospitare il sistema operativo la seconda i dati.

Il vantaggio di una tale soluzione sta nel fatto che in caso di soluzione estrema di ricorrere alla formattazione del server o pc, e di conseguenza si debba procedere alla reinstallazione del sistema operativo, i nostri dati rimangono del tutto intatti.

Creare un disco di ripristino

E sempre consigliabile all’atto dell’istallazione creare il disco di ripristino, che va poi aggiornato successivamente ad ogni modifica del sistema. Nel caso il sistema operativo si sia corrotto per qualche ragione, il disco di ripristino ci consentirà di ripristinare la completa funzionalità.

Navigare in internet con privilegi limitati

È buona prassi, per una maggiore auto-protezione, navigare in internet, adottando un account utente avente il minimo dei privilegi. Infatti eventuali programmi malevoli che dovessero andare in esecuzione sarebbero anch’essi limitati nei loro privilegi e produrrebbero senz’alto meno danno rispetto alla loro esecuzione con un account aventi privilegi di amministratore.

Alziamo le difese del nostro browser

Nel nostro browser di navigazione web è possibile aumentare il livello di sicurezza, limitando ad esempio l'esecuzione di programmi script come gli ActiveX e Java che potrebbero essere usati da malintenzionati modificando le impostazioni di sicurezza dello stesso.

Il livello predefinito per l'area internet è impostato come sicurezza Media, modificando il livello di protezione su Alta, si possono bloccare i predetti script. Il rovescio della medaglia è che potrebbero però nascere problemi di difficile visualizzazione di contenuti web 
con animazioni o contenuti interattivi.

leggi anche
SICUREZZA INFORMATICA

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giovedì 13 settembre 2012

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mercoledì 17 agosto 2011

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martedì 22 giugno 2010

Ecco come scoprire da dove proviene un’email anonima




Spesso capita di ricevere email anonime di diversa tipologia, spam e quant’altro e ciò ci lascia sempre con il dubbio di chi possa averla inviata.
Per risalire al mittente in primis avremo bisogno di uno strumento in grado di tracciare la provenienza del messaggio anonimo. Questi i possibili passaggi da seguire per trasmormarvi in ottimi 007 e risalire al colpevole:
1 – Annotate sul Block Notes l’header completo dell’email.
2 – Ora incollate l’header nella barra che si trova in questa pagina web e cliccate su “Trace Email Sender”.
Ora avrete in mano tutte le informazioni necessarie relative al mittente:
a) indirizzo ip del server da cui è partita l’email;
b) mappa geografica con la collocazione precisa del server di posta.
E’ bene precisare che spesso sapere l’indirizzo del server non è abbastanza esaustivo, ma comunque è un primo passo per procedere all’eventuale identificazione del mittente, che però potrà essere effettuata in toto solo dal provider.. 
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mercoledì 26 maggio 2010

Storia della chiocciolina ...



Storia della chiocciolina

Il simbolo della chiocciolina, che usiamo quotidianamente per inviare le email, ha origini lontane. Vediamo come nasce e come appare per la prima volta nella posta elettronica.






Quante volte al giorno spedite mail e usate questo simbolo “@”?
Moltissime, forse avete perso il conto, la chiocciolina è così usata che quasi non ci si accorge di digitarla, già, ma se non la si introduce al posto giusto nell’indirizzo mail, quest’ultima non può essere inviata, vediamo il perché e l’origine storica di questo simbolo così diffuso e conosciuto.



Come si chiama la chiocciolina all'estero?

Il suo nome cambia da Paese a Paese, ma il concetto resta sempre lo steso, la “Chiocciolina” con il famoso simbolo “@” è ormai conosciuta in tutto il mondo.

  • in Grecia la chiamano “papera”
  • in Francia e Italia si chiama “chiocciolina”
  • in Norvegia è la “coda di maiale”
  • a Praga la chiamano “aringa arrotolata”
  • in Cina teneramente “topolino”
  • in Turchia “la bella”


La chiocciolina ha origini italiane

Si pensa che la sua origine sia italiana, infatti, da alcuni documenti risalenti alla metà del 1500, sarebbe stata usata già anticamente da alcuni mercanti veneziani per indicare in modo abbreviato una sigla commerciale “anfora” che era usata come unità di misura a quei tempi.
Ancora oggi in spagnolo si usa un’unità di misura, equivalente ad un quarto, che si chiama “arroba”, dall’arabo “ar roub” la misura di quell’anfora prima citata.

Secondo altri studi sempre nel settore della linguistica apparve addirittura già intorno al VI e al VII secolo in antichi manoscritti, con il significato di “verso” o “presso”.

Comparve come “a commerciale” per la prima volta sulle tastiere delle prime macchine da scrivere intorno alla fine dell’800, da qui in poi divenne un simbolo standardizzato.

A livello di computer entrò nell’ASCII (alla American Standard Code for Information Interchange) verso la  fine degli anni 60, il suo significato era legato all’abbreviazione “al prezzo di “ letta at.
Pensate che ogni giorno si digita la “chiocciolina” 210 miliardi di volte!


La chiocciolina è anche un’opera d’arte
La chiocciolina è esposta al MoMA di New York: il Museo tra i più famosi del mondo non ha pagato nulla per esporla, poiché è di dominio pubblico e non vi è nessun diritto alla riproduzione, dunque è assolutamente possibile dire che è la prima opera totalmente gratuita.



Storia e applicazione della @
Vi starete chiedendo: come ha fatto la chiocciolina a passare da uso commerciale alla posta elettronica?
Ecco la risposta: all’inizio degli anni 70, un ragazzo di nome Ray Tomlinson notò la necessità di inviare della posta via computer, e si chiese come avrebbe potuto fare.
Lui era un ingegnere informatico di Boston ed  inventò il primo sistema di posta elettronica al mondo, partendo dal modello “model KSR 33 Teletype. Da lì sviluppò Arpanet, il “papà” di internet, provò a spedire la prima mail a sé stesso, poi pensò alla necessità di avere un simbolo da inserire accanto al nome del destinatario e quello del server, visto che potevano esserci molte persone a usare lo stesso server.
Ecco allora che la sua attenzione cadde sulla chiocciolina, e visto che in inglese significava “at” cioè “presso”, a lei fui assegnata la parte importante di unire il nome e il server, e nacque la posta elettronica che oggi tutti noi usiamo.

Comunque la si chiami o la si usi, per noi è sempre la tenera chiocciolina, anche se molti per darsi qualche aria da sapientoni non la chiamano mai così, ma “at”, così giusto per darsi quel tono in più e per far vedere di conoscere se non l’origine per lo meno la lingua inglese!


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