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sabato 14 novembre 2015

Congo ed il Coltan per il Tuo Computer



Il costo umano di uno smartphone 
e tutto ciò che gira attorno al coltan
Le guerre invisibili, come in Congo, per il controllo delle risorse. La "sabbia" per costruire telefonini e computer. Il silenzio della stampa internazionale. 
Coltan, diamanti, petrolio, proiettano alcuni paesi 
africani nella logica della globalizzazione. "Potremmo chiamarle guerre tribali solo se considerassimo le multinazionali che ne traggono profitto come tribù",
 commenta Jean-Léonard Touadi

Cos'è il coltan? Una sabbia nera, leggermente radioattiva, formata dai minerali colombite e tantalite, da cui si estrae il tantalio, metallo raro che viene usato, sotto forma di polvere metallica, nell'industria della telefonia mobile, nella componentistica dei computer e in quella degli aerei, poiché aumenta la potenza degli apparecchi riducendone il consumo di energia. È lo sviluppo della news economy, quindi, delle telecomunicazioni, dell'elettronica di punta e della telefonia mobile, a rendere così indispensabile questa materia, di cui l'80% delle risorse mondiali viene estratta in Congo.

Il contesto geografico. La parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, la zona del Kivu, che confina con Ruanda, Burundi e Uganda, è di gran lunga la zona più ricca in assoluto di minerali e risorse di tutto il territorio congolese. Ricca di oro e diamanti, dei quali continua a rifornire i mercati 
mondiali in modo assolutamente illegale, e di coltan. Qualcuno ha detto che la guerra iniziata in Ruanda nel lontano 1994, che ha provocato ondate di profughi verso quei territori, avesse come mira finale l'occupazione del Congo, il paese più ricco del mondo, dal punto di visto minerario e geologico, ma anche e fra i paesi più poveri della terra, come condizioni di vita. Il Congo è grande quanto tutta l'Europa occidentale (2 mln e 342.000 km quadrati) e la zona del Kivu è molto distante dalla capitale Kinshasa e carente di infrastrutture, ferrovie o strade che la colleghino agevolmente ad essa. Chi controlla quindi questa zona?

Chi fa affari con la guerra e le multinazionali. La distanza dalla capitale ha reso il Kivu terra di nessuno, consentendo ai Lords of war (i cosiddetti signori della guerra) di diventare i principali interlocutori delle multinazionali. È una zona bellissima dal punto di vista paesaggistico, propaggine della Foresta Equatoriale che si estende verso la Rift Valley, con clima ideale, né caldo né freddo, e con una natura incontaminata. Uno dei polmoni ecologici del mondo, che da anni è anche zona di piste clandestine per l'atterraggio di aerei provenienti direttamente dall'Europa, dall'America e dall'Asia che arrivano, caricano il materiale e se ne vanno. 

Guerre e coltan: 11 milioni di morti. Chi compra il coltan non si preoccupa della provenienza e se il 
mercato è clandestino e senza controlli. Quello che poteva essere una benedizione per i congolesi è 
diventata la più grande delle maledizioni, per la mancanza di normativa, di regolamentazione e di 
controllo in merito all'estrazione di questo minerale e alle sue modalità. Chi lo estrae, adulti ma anche bambini, lo fa spesso scavando a mani nude, con conseguenti frane e incidenti quotidiani. Ogni giorno decine di bambini muoiono. Non c'è un censimento e tanto meno un risarcimento. L'età dei bambini che vanno a lavorare si abbassa di anno in anno. Ragazzini di 7-8 anni dopo dieci anni di lavoro sono vecchi e sviluppano, a causa della radioattività, malattie del sistema linfatico che ne causano la morte. 

Le guerre sviluppate attorno all'accaparramento del coltan ha portato sinora circa 11 milioni di morti e schiere di migliaia di bambini soldato che quando non combattono scavano la terra alla ricerca del 
minerale. Conflitti del passato e moderni. Jean-Léonard Touadi, congolese, giornalista, saggista, ex deputato e docente di Geografia dello Sviluppo in Africa, sottolinea le grandi novità di questa guerra: "È facile catalogarla come una guerra tribale, secondo categorie occidentali, rimandando a concetti noti di etnie e tribù locali che si contrappongono tra loro. Una guerra lontana, etnica, 'roba loro'. In realtà siamo di fronte a 'tribù' moderne. I Signori della Guerra che dominano queste terre di nessuno sono estremamente modernizzati: hanno telefoni satellitari, connessioni con grandi banche occidentali e collegamenti con paradisi fiscali, dove i soldi vengono versati direttamente sui conti esteri (rapporti ufficiali dell'Onu hanno certificato questa triangolazione). Vi è un circolo vizioso tra materie prime che escono, fornitura delle armi e la guerra che continua perché nessuno ha interesse a fermarla". 

Una guerra post-ideologica. Siamo di fronte a una nuova forma di guerra post-ideologica. Le guerre in Africa avevano sempre motivazioni politiche o geopolitiche dettate dalla difficoltà di creare una nation building o, durante la guerra fredda, erano collegate al conflitto est-ovest. "Dopo la caduta del muro di Berlino - ha aggiunto Jean-Léonard Touadi - la maggior parte delle guerre in Africa ha avuto come mira la conquista delle materie prime. Il diamante, l'oro, il petrolio, il coltan proiettano paesi come la Liberia, il Sierra Leone, l'Angola, il Congo nella logica della globalizzazione. E potremmo chiamarle guerre tribali solo se considerassimo anche le multinazionali che ne traggono profitto come delle grandi etnie, delle grandi tribù".

La legge che non c'è, il silenzio dei media. L'unica via per interrompere il mercato del "coltan 
insanguinato" e i conflitti ad esso collegati sarebbe una normativa internazionale. Se, infatti il "protocollo di Kimberley" ha posto regole al commercio dei diamanti, per il coltan, per il quale il percorso di tracciabilità sarebbe più facile provenendo prevalentemente da un solo paese, non esiste alcuna regola. È necessaria una campagna di sensibilizzazione, visto che solo la pressione mediatica spinge i decisori internazionali a darsi da fare per cercare soluzioni. Ma dopo una campagna di sensibilizzazione avviata in Belgio, denominata "niente sangue nel mio Gsm", è di nuovo calato il silenzio. Non fare campagna intorno alla questione è il modo migliore perché questi interessi continuino a proliferare. 

Conclude Touadi: "È un circuito consolidato e tutti trovano il loro tornaconto, compresi gli Stati vicini, visto che il commercio illegale passa per Kigali e Kampala. Bisogna che se ne parli, che chi legge i giornali si renda conto. E secondo me uno dei motivi per i quali la guerra non finisce è proprio questa. 

Ciò che mi scandalizza di più è il silenzio".

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martedì 27 novembre 2012

Coltan e le multinazionali dell'elettronica


Il cannibalismo delle multinazionali dell'elettronica

Quello avvenuto in Congo e Rwanda può essere considerato il più grande olocausto della storia, taciuto al mondo e alla storia, perpetrato dalle grandi multinazionali dell'elettronica. Società come Motorola, Nokia, Siemens, Samsung, Acer, IBM, HP, e dunque tutte le compagnie che fanno uso di minerali rari e semiconduttori, hanno sostenuto e fi
nanziato un etnocidio di oltre 8 milioni di morti nell'Africa centro-occidentale. Le Nazioni Unite si sono macchiate dei crimini efferati della più bassa leva colonialista compiute in queste terre, allo scopo di garantire i contratti miliardari delle corporation, per lo sfruttamento di oro, diamanti e coltan, risorsa strategica per l'industria Hi-Tec. I caschi blu, i commissari e le organizzazioni non governative hanno assistito agli atroci crimini commessi da contractor e dai ribelli finanziati dalle lobbies occidentali nei confronti di civili inermi.

I bambini congolesi nelle miniere di coltan
La follia generale che si è scatenata dopo la caduta del muro di Berlino, con la creazione di centinaia di eserciti privati di mercenari dispiegati nelle aree sensibili per le concessioni ottenute, ha reso necessaria l'istituzioni di tribunali ad hoc, legittimati a livello internazionale dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Tutte le grandi potenze erano in qualche modo coinvolte e ricattate per gli interessi che vantavano nelle ricche aree del continente africano. E' stato così creato il cosiddetto Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda (ICTR), una fantomatica istituzione giuridica costituita da giudici e procuratori ricattati. Simbolo della corruzione della Corte dell'Aja per i presunti del "genocidio ruandese" è stata Carla Del Ponte - che ha poi ereditato la toga di procuratore del Tribunale per la ex Jugoslavia (ICTY). Come spiegato già in passato dalla Etleboro, la Del Ponte doveva garantire il sistema bancario e bloccare il denaro trasferito nelle banche estere a nome dei dittatori che si sono di volta in volta succeduti, e detronizzati non appena venivano meno agli accordi di concessione pattuiti.

Coltan 

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Le miniere di coltan in Congo
Tra Congo e Rwanda si protrae ormai da vent'anni una guerra umanitaria, che ha lo scopo di tutelare i contratti di concessione delle miniere, in particolare di coltan e di minerali per la produzione di semi-conduttori. Alla base del conflitto vi è uno storico accordo non scritto, secondo il quale il Congo, colonia belga di Leopoldo II il cui controllo è stato conservato dalla famiglia reale, è tenuto a consegnare al Rwanda - sotto il controllo degli Stati Uniti - i quantitativi di coltan concordati. Tale accordo deve essere onorato dai regimi che si alternano a Kinshasa, che hanno così la possibilità di arricchirsi e di veder tutelata la loro posizione dagli attacchi ruandesi. Questo precario equilibrio si rompe nel momento in cui si incrinano i rapporti e si rimettono in discussione gli accordi presi. Le forze occidentali cominciano così ad armare i ribelli dell'M13 che invadono il Congo diffondendo distruzione, panico e omicidi. I villaggi congolesi sono divenuti capitale mondiale dello stupro, dopo che nel corso di questi 10 anni ne sono stati compiuti più di 2 milioni. Oggi la storia si ripete, scoppia di nuovo l'emergenza in Congo, dopo che le grandi società cinesi sono giunte in Africa offrendo contratti a condizioni più vantaggiose e mettendo sul tavolo valigie di contanti. La reazione americana non è tardata ad arrivare, rimettendo in moto la macchina della violenza più brutale e volgare, in una inconcepibile schizofrenia generale.

Il bacino del fiume Congo e le centrali Inga
Da non sottovalutare, inoltre, la questione energetica, in quanto il continente africano costituisce un'immensa riserva di energia rinnovabile, prodotta attraverso parchi fotovoltaici, eolici e immense dighe, come più evidenziato in precedenza dalla Etleboro (vedi Progetto Desertec). Il più grande sistema idroelettrico del mondo si trova proprio sul fiume Congo, ed è quello del Grande Inga (Inga I di 351 MW, e Inga II di 1.424 MW, in progetto Inga III di 3500 MW), dal quale dovrebbe diramarsi una rete di interconnessione elettrica estesa sino in Costa d'Avorio, Marocco ed Egitto, per giungere sino al continente europeo. Come si può notare, Congo - come tutta l'Africa - sta per divenire la frontiera energetica del futuro, per la quale sarà combattuta una guerra ancor più sanguinosa di quelle sinora conosciute, aggravate dall'estrema povertà e dalle malattie.

Quanto più andrà avanti questa crisi economica europea, tanto più violenta sarà la risposta delle multinazionali dinanzi alla debolezza e all'impotenza degli Stati. La loro azione viene costantemente coperta e vigilata dai media, scortati da ONG sovranazionali, a loro volta legittimate dalle Nazioni Unite. Il monopolio dei signori della guerra viene a sua volta garantito dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che comminano embarghi e sanzioni, per poi istituire i tribunali ad hoc per i vincitori. Da questo punto di vista, la guerra al terrorismo più giustificata, dovrebbe essere quella al "Palazzo di vetro", occupato da assassini ben vestiti e griffati, da personale diplomatico corrotto e depravato, da ricattati e ricattatori, la cui unica funzione è mantenere l'equilibrio della guerra perpetua contro i più deboli. Il premio Nobel per la pace, Barack Obama, avrebbe dovuto lottare contro questo sistema, non alimentarlo incendiando l'Africa, a cominciare dalle cosiddette Primavere arabe. Se tutto quello che viviamo è una grande farsa per mantenere il popolo nell'ignoranza, ci vorrebbe un po' di onestà intellettuale e non far gravare il costo della pace dell'ONU sui cittadini, inconsapevoli di essere i contribuenti di un'associazione a delinquere. C'è da chiedersi perché la Commissione delle Nazioni Unite, che doveva indagare sui crimini associati all'estrazione del coltan, ha insabbiato tutto, chiudendo la questione con l'affermazione: "Le multinazionali interrogate affermano che il coltan utilizzato dalle loro industrie non proviene da zone in conflitto".

Una trovata geniale che supera ogni immaginazione del più elementare complottismo, ed offende la dignità degli operai e della gente di buona civiltà, che compra i loro prodotti all'insaputa di tutto questo. Ma ancor più criminale è l'indifferenza dei nostri politici che dovrebbero essere dei sovrani guardiani delle vite dei cittadini, ed hanno preferito spendersi per le "Pussy riot", condannando la Russia. BBC, CNN e Al Jazeera ci hanno dipinto come "angeliche attiviste" delle esibizioniste che si divertivano a fare orge in pubblico, in metrò e musei. Non dimentichiamo poi i nostri "eroi medagliati", che si fanno grandi davanti alle telecamere, disegnando scenari apocalittici e previsioni di crisi, senza sapere di essere loro i piromani dei conflitti. Per trenta denari sono disposti a recitare questo copione pur di rimanere a galla.

 http://etleboro.blogspot.it/2012/11/il-cannibalismo-delle-multinazionali.html
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