venerdì 29 aprile 2011

Migliaia i siti italiani fermi per un problema del server Aruba


 Migliaia i siti italiani  fermi per un problema del server Aruba

Gentile Affiliato,
oggi Aruba Spa, una delle Web Farm più importanti in Italia, ha subito un notevole disagio a causa di un principio di incendio.
Questo ha fatto sì che milioni di siti per i quali la Società in oggetto è fornitrice di servizi per la connettività, subissero indirettamente un grave disservizio, uno dei più gravi in Italia.
Aruba Spa è fornitore di servizi di connettività e Web Housing anche per GIGAcenter da oltre 5 anni, e considera quest'ultima, una tra le Aziende a più alto potenziale di crescita fra tutte le Internet Company in loro portafoglio.
Per questo ci tiene a scusarsi con tutti voi in particolare, per il disagio arrecato.

Di seguito riportiamo quanto battuto da un'agenzia di stampa che ha diramato la notizia:
(PRIMAPRESS) AREZZO - Il principio d'incendio nella sala Ups della Server Farm principale di Aruba, società aretina leader nei servizi di internet, che ha interrotto il servizio web di milioni di siti in Italia, è stato domato.
L'azienda fa sapere attraverso il social network Twitter che «stanno procedendo con la rimozione della polvere prodotta dalla combustione. A seguire verranno effettuati gli interventi di ripristino». Inoltre confermano che «che le macchine server e le sale dati non hanno subito alcun danno». Migliaia i post di utenti di Aruba, imbufaliti per i black out che stanno mettendo in ginocchio i siti web della stragrande maggioranza della rete. Prenotazioni alberghiere ferme, attività commerciali in black out. Insomma è probabilmente il più grosso stop che la rete italiana abbia subito da quando è nata. Ovviamente posta elettronica ferma. Da Aruba fanno sapere che naturalmente «si sta privilegiando la sicurezza delle persone: la riaccensione senza dovute verifiche, creerebbe un pericolo e causarebbe nuove ricadute»
(PRIMAPRESS).
Scusandoci per il disagio arrecato
ti auguriamo una buona navigazione!


Sono migliaia i siti italiani che sono fermi per un problema del server Aruba.  Si tratta del più grande blackout di internet che si sia mai verificato in Italia, dato che Aruba è il principale provider di servizi sul web. Per chi si collega potrebbe sembrare un problema tecnico o un disservizio temporaneo. Ma, a causa di un incidente, molti siti che si appoggiano all'infrastruttura  Aruba sono bloccati e anche i servizi di posta elettronica.

Dalle quattro del mattino è entrato in azione il sistema di spegnimento dell'erogazione dell'energia a causa di un principio di incendio. Per fortuna le fiamme sono state domate e sono in corso le verifiche di sicurezza per poter far ripartire le macchine. Il rogo nella zona degli Ups non hacoinvolto le sale dove si trovano i dati del provider. Secondo i vigili del fuoco, che sono stati impegnati per circa tre ore per affrontare l'emergenza, l'incidente sarebbe stato causato da un surriscaldamento.

Disagi per la posta eletronica. Numerosi disagi per i servizi di posta certificata di molte aziende. Fin dalla prima mattinata fonti aziendali hanno garantito che l'incidente non era grave e che nel giro di poche ore i servizi sarebbero stati riattivati. Nel primo pomeriggio infatti due delle tre sale dati della server farm sono state ripristinate. Lo ha annunciato la stessa azienda su Twitter. "Il ripristino degli Ups, le unità di energia utilizzate in caso di black out elettrico, "è ancora in corso - continua Aruba - e in caso di interruzione dell'energia potrebbero verificarsi down imprevisti". Sempre su Twitter, la società di Arezzo ha dichiarato di essere intervenuta per la "sicurezza delle persone", perché "la riaccensione senza dovute verifiche creerebbe un pericolo e causerebbe nuove ricadute". Intanto centinaia di commenti degli utenti su Aruba e sul black out sono apparsi su Twitter.

In molte regioni italiane la situazione torna alla normalità.
In diverse regioni italiane, dopo una mattinata complicata, la situazione sta lentamente tornando alla normalità. In Toscana e in Molise da un paio di ore molte aziende che hanno il server gestito da Aruba hanno ripreso ad essere online. Prima è tornata attiva la posta elettronica, subito dopo i servizi sui siti. A ripartire per primi sono stati quei siti che hanno un data base più leggero. Numerosi problemi per il black out anche in Abruzzo, dove i disagi più visibili hanno colpito l'informazione locale online, ferma fin dalle quattro del mattino. I principali quotidiani digitali stanno aggiornando i lettori in tempo reale sulla situazione, attraverso le pagine di Facebook e Twitter.

Aruba, fondata nel 1994, dichiara di avere 1,5 milioni di domini mantenuti, 3.000 mq di datacenter e oltre 10.000 server gestiti. Per questo l'incidente avvenuto oggi ha un impatto molto forte sul web. La società è al primo posto non solo in Italia, ma anche nella Repubblica Ceca e nella Repubblica Slovacca per numero di siti in hosting e di domini registrati. Complessivamente ha 1.650.000 domini registrati e mantenuti; 1.250 siti attivi in hosting; 5.000.000 caselle e-mail gestite; 5.000 server gestiti.
di VALERIA PINI

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martedì 19 aprile 2011

Windows 7 , con Shift-Tasto destro puoi ...


Menu segreto di Windows 7 con Shift-Tasto destro

Molte persone che utilizzano Windows 7 da un po' di tempo, potrebbero non essersi accorte di una caratteristica nascosta davvero utile e poco conosciuta.
Tutti sanno che premendo col tasto destro del mouse su un'icona di file o su una cartella in Windows, si apre un menu contestuale.
Se però si tiene premuto il tasto SHIFT e si preme col tasto destro del mouse su un file o una cartella Windows, tale menu contestuale è più ampio ed ha un maggior numero di opzioni che rimanevano nascoste.
(il tasto Shift in alcune tastiere è il Maiusc contraddistinto da una freccia che va verso l'alto)

Per vedere come funziona questo trucco, bisogna aprire l'esplora risorse di Windows, selezionare un file o una cartella e premere Shift-tasto destro del mouse per notare come il menu contestuale sia diverso rispetto quello che appare premendo soltanto il tasto destro.
In particolare, premendo Shift-tasto destro su un file, compaiono opzioni quali:
- Aggiungi al menu Start: (sotto condividi con) permette di aggiungere rapidamente un collegamento a quel file o cartella al menu avvio di Windows, evitando cosi di doverlo fare a mano, trascinando l'icona.
- Copia come percorso: con questa opzione si aggiunge agli appunti di Windows, il percorso di cartelle di quel file che si può cosi incollare su una qualsiasi casella di testo o su un foglio Word.
Il percorso sarebbe la directory per arrivare a quel file, ossia, ad esempio, "C:\Users\pomhey\Pictures\ioalmare.jpg"
Tale percorso è utile in tutti quei programmi e tool che lo richiedono, quando si creano nuovi collegamenti oppure quando si devono lanciare comandi dos.

Se si preme Shift-tasto destro del mouse su una cartella invece compaiono queste voci di menu nascoste:
- Apri in un nuovo processo: aprire una cartella in un nuovo processo significa avviare un altro explorer.exe.
Ai più questa cosa non vuol dire nulla e per spiegarlo potrei fare l'esempio di un browser come Google Chrome, dove ogni nuova scheda è un processo separato cosi, se una di esse andasse in crash, le altre rimarrebbero tranquillamente in vita.
Su Windows, in un pc con molta RAM, si può far si che tutti le finestre si aprano in nuovi processi dalle opzioni cartella, nel menu Visualizzazione.
- Apri finestra di comando qui è l'opzione per aprire un prompt dos partendo da quella cartella, per lanciare i file in essa contenuta via riga di comando.
- Copia come percorso è la stessa opzione spiegata sopra.

A seconda della tipologia di file, potrebbero comparire altre opzioni.
Ad esempio, premendo Shift-tasto destro, su un file eseguibile, .exe, compare la voce "Esegui come altro utente" utile sui pc usati con più account, se quel file avesse permessi specifici.
Per eseguire come altro utente serve però la password dell'account.

È inoltre possibile notare un sacco di opzioni in più quando si va sulla voce Invia a: con tanti diversi percorsi (che sono quelli dentro la cartella C:/users/nomeutente) che rimangono nascosti nel normale menu contestuale del tasto destro.
Inoltre, se si vogliono aggiungere una cartella alla lista del menu "Invia a", non servono tool e programmi esterni, basta digitare sulla casella degli indirizzi della finestra, in alto, "shell:sendto".
Per aggiungere nuovi percorsi al menu Invia a, basta trascinare e rilasciare altre cartelle, in questa cartella.

Tutto sommato, il menu segreto associato alla combinazione tasti Shift-tasto destro è un un'altra utile funzione molto nascosta ma anche utile a sapersi.


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UE , banda larga aperta ai dispositivi di quarta generazione 4G



UE , banda larga aperta anche ai dispositivi comunicativi di quarta generazione 4G


Da ora in avanti anche i dispositivi di comunicazione avanzati di quarta generazione (4G) avranno accesso allo spettro radio. La Commissione europea, nell'ambito dell'Agenda digitale, ha adottato una nuova decisione per garantire ai cittadini e alle imprese dell'UE l'accesso alla banda larga senza fili anche con i dispositivi GSM e 3G.
La decisione apre definitivamente le bande di radiofrequenza 900 e 1800 MHz ai dispositivi 4G, al fine di favorire l'uso delle seguenti tecnologie:
  • sistemi 3G che associano l’internet mobile ai servizi di telefonia tradizionale con sistema UMTS (Universal Mobile Telecommunications System),
  • la tecnologia mobile 4G a banda larga che utilizza i sistemi LTE (Long Term evolution) e WimAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access).
Entro il 31 dicembre 2011 gli Stati membri dovranno implementare le nuove disposizioni comunitarie, affinché le bande GSM siano effettivamente disponibili per i sistemi LTE e WiMAX. Inoltre ai sistemi che utilizzano le bande di frequenza adiacenti dovrà essere garantita adeguata protezione per evitare qualsiasi interferenza.
"Questa decisione apre la via ai dispositivi mobili 4G più moderni", ha affermato il vice-presidente Neelie Kroes, "consentendo loro di fruire dello spettro radio necessario per stimolare ulteriormente i servizi a banda larga ad alta velocità e creare maggiore concorrenza".
Decisione per l'armonizzazione delle bande di radiofrequenza 900 e 1800 MHz ai sistemi terresti capaci di garantire servizi comunicativi elettronici pan-europei



In poche parole, le attuali frequenze licenziate per l’uso del GSM e cioè i 900 e i 1800MHz potranno venire utilizzati sia per l’attuale standard sia per il 3G e il 4G. Questo passaggio è decisamente importante in quando garantirà la possibilità di sfruttare la banda larga mobile ovunque il gestore sia presente con la sua rete. Sino a oggi infatti il 3G possiede una rete tutta sua, sfruttando le frequenza attorno ai 2100MHz, che come noto sono molto più sensibili agli ostacoli e alla distanza. Questo vuol dire che un gestore non offrirà mai in 3G la stessa copertura della sua rete GSM, con la conseguenza che in mancanza del segnale 3G, saremo costretti per navigare a utilizzare o il Gprs o l’Edge che funzionano su rete GSM, ma che risultano drasticamente più lenti.
Potendo sfruttare invece anche le frequenze delle attuali reti GSM per garantire l’accesso alle reti 3G, avremo la banda larga mobile ovunque.
Ci sono voluti 3 anni per arrivare a questo quadro tecnico, ma oggi in Commissione Europea, c’è piena soddisfazione per il risultato ottenuto. Adesso, ogni Stato membro, avrà tempo sino al 31 dicembre per fare suo il nuovo regolamento e adattarlo alle proprie realtà territoriali. In particolare dovranno essere valutati alcuni aspetti tra cui il più fondamentale, e cioè il problema della concorrenza tra gli operatori.
In Italia infatti c’è un problema complicato ed è quello che riguarda il gestore H3G, che come noto non possiede una sua rete GSM, ma solo 3G. Attualmente H3G, affitta le reti GSM da TIM per garantire sempre la massima copertura ai suoi clienti. Tuttavia questo affitto, ha costi elevatissimi e serve solo per la gestione delle chiamate. Ovviamente con l’arrivo della possibilità di utilizzare la banda larga mobile sulle frequenze del GSM, per il gestore H3G si dovrà trovare una soluzione per non lasciarlo indietro rispetto agli altri e così facendo, squilibrare il mercato.




IL governo italiano ha distrutto le speranze di avere, in breve tempo, internet banda larga per tutti gli italiani. L'annuncio è arrivato ieri da Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: "I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi". Si riferisce agli 800 milioni che il governo aveva promesso di dare da mesi nell'ambito di un progetto da 1,47 miliardi di euro: il cosiddetto "piano Romani" - da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni.


Era un piano per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante. Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti.


Con il piano Romani il governo rinunciava nell'immediato, invece di occuparsi del futuro della nuova rete. A differenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50-100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia .

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giovedì 14 aprile 2011

Metroweb, REGALATA AI PRIVATI



Metroweb, il regalo della Moratti
ai privati un guadagno del 600%
E il Comune incassa un danno diretto di almeno cinquanta milioni. Ora in fila per l'acquisizione
ci sono Vodafone, Wind, F21, IntesaSanpaolo: l'asta è nella fase dei rilanci. Vendita dopo il voto

COME MINIMO NOI MILANESI DOVREMMO AVERE INTERNET GRATIS IN TUTTE LE CASE ED IL WIFI LIBERO IN TUTTE LE PIAZZE E LE VIE DI MILANO , INVECE .....


La (s) vendita di Metroweb - uno dei fiori all'occhiello (si fa per dire) della giunta Moratti - arriva all'epilogo con il più scontato dei risultati: un buco di 50 milioni per Palazzo Marino e un affare d'oro per i privati che a fine 2006 hanno comprato a prezzi da saldo l'azienda che gestisce la fibra ottica meneghina e che oggi si preparano a vendere con un guadagno stratosferico del 595%. La "stangata" era stata benedetta quattro anni fa in prima persona dal sindaco: "Si tratta di una rete senza know-how innovativo e di valore strategico molto limitato", aveva minimizzato, dando il via libera alla cessione dei 263mila km di cavi hi-tech interrati nel sottosuolo milanese da Aem con un investimento di 200 milioni.

Fatti e numeri le danno ora clamorosamente torto: Metroweb ha macinato dal 2007 ad oggi 31 milioni di utili (12,6 solo nel 2010 come ha anticipato Radiocor-Il Sole 24 ore). Più dei 24 spesi dalla misteriosa Stirling Capital per comprarne il 77% da Aem in un'asta organizzata in fretta e furia cui non erano nemmeno stati invitati i big delle tlc. Non solo. Il brutto anatroccolo ceduto allora per la miseria di 232 milioni - 200 milioni di debiti, 24 messi dai compratori e 8 spesi da Aem per conservare il 23% del capitale (!) - è diventato all'improvviso una sorta di cigno hi-tech che vale tra i 430 e i 490 milioni. Non sono cifre da fanta-finanza, ma la forbice delle dieci offerte arrivate sul tavolo della Stirling quando due mesi fa la holding londinese  -  controllata da tre finanziarie offshore con sede a Bermuda, Isole Vergini e Guernsey - ha deciso di mettere in vendita la società.

Metroweb non è cambiata molto dal 2006 (gli investimenti sono stati "limitati", ammettono le relazioni di bilancio). Questa volta però in fila per l'acquisizione della rete "senza know how innovativo" c'è un gruppo di concorrenti agguerritissimi tra cui Vodafone, Wind, il consorzio F2I - IntesaSanpaolo - dietro cui si muoverebbe pure Telecom - oltre a due fondi di private equity. L'asta sta entrando ora nella fase dei rilanci e la vendita vera e propria è prevista - con un tempismo forse non casuale - per metà giugno, appena chiuse le urne per le elezioni a Palazzo Marino.

Il conto dei guadagni e delle perdite in questa bizzarra partita di giro (una svendita vera e propria, come vaticinava con facile preveggenza sin dal 2006 l'opposizione di centrosinistra) sono semplici. Stirling Capital incasserà per la sua partecipazione qualcosa come 174 milioni in contanti, quasi sei volte l'investimento iniziale. Un affare d'oro chiuso nel tempo record di soli quattro anni. Il mancato introito per A2a, l'erede della vecchia Aem Milano, è direttamente proporzionale. Se la municipalizzata non avesse dato retta a Moratti e si fosse tenuta stretto il 100% di Metroweb, oggi potrebbe mettersi in tasca al netto dei debiti qualcosa come 310 milioni. Invece al termine di un complesso giro di operazioni finanziarie (tra cui una conversione di obbligazioni che alzerà la sua quota in Metroweb al 39,6%) si dovrà accontentare di 126 milioni.

Quant'è il danno per Palazzo Marino? Traducendo l'incasso nei dividendi pro-quota, poco meno di 50 milioni, regalati direttamente dalla giunta Moratti agli ignoti soci delle finanziarie caribiche che controllano la Stirling. Il conto per Milano, tra l'altro, non finisce qui. L'accordo per la cessione della fibra ottica nel 2006 prevedeva un diritto d'utilizzo gratuito della rete per il Comune in modo da poter garantire un servizio di connessione a banda larga ai cittadini. Un'opzione che non è mai stata attivata. Diverse aree grigie - come sottolineato più volte dalle opposizioni in Consiglio - restano pure sul ruolo giocato nella partita dall'ex Aem.

La municipalizzata meneghina non solo ha pagato soldi per un'azienda che era già sua ma ha pure finanziato i compratori sottoscrivendo un'obbligazione da 24 milioni e ha prestato con sorprendente generosità le sue azioni alla Stirling che le ha utilizzate come garanzia per ottenere i finanziamenti necessari a chiudere l'acquisizione. Inutile dire, come ovvio, che della brillante operazione Metroweb e delle sue conseguenze sul bilancio del Comune non c'è traccia nell'agile volumetto "I cento progetti realizzati" fatto arrivare in questi giorni da Letizia Moratti alle caselle postali degli elettori milanesi.

di ETTORE LIVINI

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mercoledì 13 aprile 2011

Oggi puoi chiedere a Facebook di invertire la rotta



I 50 migliori commenti a livello internazionale riceveranno la t-shirt 'Facebook Unfriend Coal'! Giudicheremo i vincitori in base al numero di commenti scritti, al numero di amici taggati e alla qualità dei commenti!
Grazie!

Ciao ,
lo sapevi che Facebook utilizza energia nucleare o prodotta con il carbone per alimentare i suoi enormi data center? Un data center può consumare energia pari a 40mila abitazioni. Oggi puoi chiedere a Facebook di invertire la rotta. Come? Partecipando al raggiungimento del più grande Guinness dei primati a sostegno delle energie rinnovabili!

Vogliamo battere il record di commenti a un post di Facebook nell'arco di 24 ore.

Abbiamo appena pubblicato il post sulla pagina della campagna "Unfriend coal", quindi hai 24 ore da adesso per entrare in azione e chiedere ai tuoi amici di fare lo stesso. Abbiamo bisogno di arrivare a 50.000 commenti in 24 ore.

Clicca qui e scrivi tutti i commenti che vuoi! Chiedi anche tu a Facebook di alimentare i suoi due data center - e tutti quelli che saranno costruiti in futuro - con energia da fonti rinnovabili e di rimuovere il carbone e il nucleare dai suoi amici.

Tutti questi commenti verrano proiettati su un grosso schermo proprio davanti alla sede centrale di Facebook in California.

In poche semplici mosse puoi aiutarci a raggiungere il record:
- Clicca "mi piace" sulla pagina www.facebook.com/UnfriendCoal per poter commentare
- Scrivi più di un commento - saranno tutti validi e conteggiati!
- Tagga 10 amici nel tuo commento così anche loro si potranno unire all'azione
- Condividi la pagina sul tuo profilo personale

I 50 migliori commenti a livello internazionale riceveranno la t-shirt 'Facebook Unfriend Coal'! Giudicheremo i vincitori in base al numero di commenti scritti, al numero di amici taggati e alla qualità dei commenti!
Grazie!

Andrea Boraschi
Responsabile campagna Clima e energia
Greenpeace Italia

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lunedì 11 aprile 2011

Il prodotto sei tu “Condividi” e “connetti”





Il prodotto sei tu 
“Condividi” e “connetti”








“Condividi” e “connetti” sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si è fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. E’ una nuova corsa all’oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere è facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e può succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto “mi piace”? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. C’è libertà di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dell’Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto l’Autorità garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente l’accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto d’autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma c’è anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si può tenere insieme la libertà d’espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita è libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks? 






Facebook? Non è poi così libero, sfrutta i tuoi dati per far soldi, vende i profili ad aziende "maligne" senza scrupoli, ti cancella l'account da un giorno all'altro senza motivo, oppure, peggio, per motivi politici. Chi ha visto il servizio dedicato a Facebook dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli avrà pensato che questo Facebook è una specie di trappola infernale dove ti rubano soldi, ti censurano e ti va bene se non finisci in galera. Forse è deviante descrivere un social network con 500 milioni di iscritti con qualche caso. Qualcuno può dire che su Facebook non puoi esprimere la tua opinione? O che in Italia non c'è dibattito politico? E se ci sono applicazioni che ti chiedono soldi per comprare oggetti virtuali e qualche utente è disposto a pagare per questo, cosa fa Facebook di male?
E poi la privacy, già, questo problema vitale nell'era berlusconiana: privacy, privacy, privacy, un tantra ripetuto da chi non è nessuno e si sente una star. Ma chi vuole vedere le vostre foto al mare con la pancetta? Cosa gliene frega al mondo di dove siete stati in vacanza? Non siamo vip, non viviamo sotto i riflettori. Siamo solo uomini con vite, problemi, sentimenti molto simili gli uni agli altri. Questa è la Rete, qui Milena Gabanelli e il suo programma sono una voce come tante altre, qui se si dicono cose inesatte o comunque parziali, arriva l'onda di ritorno che per Milena e il suo grande staff porta quasi sempre elogi, condivisioni (proprio su Fb) e applausi. Forse oggi arriva anche qualche critica, ma chi sta in Rete e la conosce ha l'umiltà per accettare anche i fischi.
Ovvio, alcuni problemi sottolineati da Report esistono, ma bastano pochissime regole per rimanerne al riparo. La prima è che i minori non possono essere abbandonati su Internet (così come nella vita reale per altro), la seconda è che quello a cui puntano tutte queste "infezioni", "malignità", "virus" etc è clonarti la carta di credito per prosciugarti il conto corrente che, se non sei uno sprovveduto, è assicurato, e poi, terzo, se Facebook inizia davvero a comportarsi come i casi limite sottolineati da Report, quanto pensate che duri?


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venerdì 8 aprile 2011

YouTube diventa tv, arrivano 20 canali




YouTube diventa tv, arrivano 20 canali
La sfida di Google: si comincia con arte, sport e spettacolo


Sta per arrivare il vero concorrente della tv e il suo nome è già noto a tutti: è You Tube, che comincerà a produrre contenuti, cominciando coi 100 milioni di dollari che Google ha deciso di investire nell'esperimento. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal oggi, il sito sta pensando di rivoluzionare la sua home page per fare spazio ad una serie di canali su sport, arte e spettacolo. Saranno circa 20, per cominciare, ed ognuno avrà molte ore a settimana di contenuti nuovi, professionali, realizzati appositamente per You Tube. Altri canali invece nasceranno aggregando in modo più coerente gli sterminati contenuti che ogni giorno compaiono sul sito.
Il tentativo di Google, spiegano le fonti al WSJ, è di trovare il giusto mezzo tra il contenuto amatoriale che già esiste e quello professionale che vediamo in tv. Sarà comunque una produzione 'low cost', a giudicare dall'investimento iniziale.

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venerdì 1 aprile 2011

LizaMoon attacca in massa e colpisce 200mila siti



Sql Injection: LizaMoon attacco di massa colpisce 200mila siti


La notizia è su tutti i siti specializzati in sicurezza web: un attacco di SQL Injection di massa ha già colpito qualcosa come 200 mila siti, fra cui anche iTunes di Apple! Pare che l’attacco scagliato contro il sito MySql.com sia stato solo il primo di una lunga serie. L’attacco in questione è stato nominato LizaMoon dall’URL a cui i pirati informatici si sono basati per il loro attacco. Il tuo sito è già stato colpito?? Vi spiego come verificarlo!
Uno dei più grandi attacchi di massa effettuati in questi ultimi anni si sta verificando in centinaia di migliaia di siti proprio ora. Purtroppo il numero delle vittime è in costante crescita. A comunicare la notizia è il centro di ricerche sulla sicurezza di WebSense.
Il capostipite degli attacchi è stato quello scagliato contro MySql.com, vuoi perchè è il sito ufficiale del più noto RDBMS open source al mondo, vuoi che sia stato per verificare la validità del bug ma è solo stato il primo di una lunga serie.
L’attacco avviene tramite un’exploit che sfrutta una vulnerabilità nel sistema SQL. Al momento tale vulnerabilità non è stata ancora scoperta, i tecnici sono al lavoro per coprire la falla.
Una volta penetrato il sistema i pirati informatici inseriscono un codice javascript che richiama una pagina ospitata, appunto, sul server http://lizamoon.com.
Al momento tale server risulta inaccessibile ma gli attacker potrebbero attivarlo in qualsiasi momento e scatenare oltre 200 mila siti zombie sotto il loro comando.
Potete ben vedere, ricercando il codice javascript su Google il contatore dei risultati sale ad un bel numero.
Effettuando la ricerca: http://lizamoon.com/ur.php” site: apple.com potete notare come tale exploit sia stato utilizzato anche sui server di Cupertino! Per la gestione particolare dei TAG sui server di Apple tale script, però, non ha nessun effetto verso i propri visitatori.
Quindi per verificare se il vostro sito è stato colpito non dovete far altro che effettuare la seguente query su Google:
http://lizamoon.com/ur.php” site:NOMEVOSTROSITO.IT
questa non è una tecnica garantita in quanto le pagine affette potrebbero non essere ancora state scansionate da Google!
La buona notizia è che la maggior parte degli antivirus hanno già inserito fra i propri indici il server lizamoon.com così da evitare che qualcuno venga attaccato dai siti web zombie!
 

Fonte: [via]

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