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domenica 21 febbraio 2016

Umberto Eco e Social Network




Umberto Eco 
 Internet, Social Media e Giornalismo

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Umberto Eco: “Sui social legioni di imbecilli. Ecco perché saranno una fregatura”
Ricevendo la laurea honoris causa in Comunicazione all’Università di Torino, Umberto Eco, scomparso il 20 febbraio 2016 all’età di 84 anni, criticava ferocemente il Web e in particolare i social network (“diritto di parola a legioni di imbecilli”). Poi, sempre rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, Umberto Eco difendeva la carta stampata citando Hegel: “La lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornerà all’informazione cartacea”



Umberto Eco ed il web: viaggio tra legioni di imbecilli?

Umberto Eco ha fatto una dichiarazione che ha infiammato il popolo del web, e ne stanno tutt´ora parlando. A proposito di internet e l´uso che si fa del web,  in particolare sui social network ha testualmente dichiarato: "Hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società", ha affermato il semiologo poco dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” perché «ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica». È lo stesso ateneo in cui nel 1954 si era laureato in Filosofia: «la seconda volta nella stessa università, pare sia legittimo, anche se avrei preferito una laurea in fisica nucleare o in matematica», scherza Eco. 

Le frasi di Eco in proposito del web erano riferite alla sempre maggiore circolazione di bufale in rete, ed inevitabilmente hanno avuto ampio risalto, soprattutto sugli stessi social network dei quali parla il professore. Gli utenti hanno infatti iniziato a chiedersi: ha ragione o no?

La risposta non è certamente semplice, e questo perché Eco ha sia ragione che torto nello stesso momento. Bufale e teorie del complotto sono sempre esistite, internet gli ha dato soltanto un mezzo per diffondersi più velocemente e capillarmente. E la storia ci insegna che anche gli imbecilli sono sempre esistiti: i social network gli hanno semplicemente garantito un palcoscenico sul quale scrivere assurdità che prima, sui media, al massimo trovavano spazio nella posta dei lettori.

Il punto focale del discorso è un altro, ed è stato messo in luce dallo stesso Eco, anche se il risalto è stato dato quasi esclusivamente alle frasi riguardanti i social network: l´eventuale volontà di "togliere voce" agli imbecilli (che comunque hanno anche loro diritto di parola) non può che scontrarsi con la difficoltà, quando non l´impossibilità, di distinguere quali fonti siano affidabili e quali no. Perché se da una parte esistono conclamati siti dediti all´invenzione di sana pianta delle loro "notizie", anche i grandi nomi dell´informazione non sono certo esenti da topiche clamorose.

Molto, troppo spesso la necessità di dare una notizia prima degli altri (o, e questo è molto più triste, il bisogno di pubblicare un tot di articoli al giorno) porta ad uno scarso controllo delle fonti anche per chi del fornire informazioni ha fatto una professione. E confrontare le varie campane nel tentativo di capire dove stia la verità, come suggerisce Eco, non è semplice, sia per limiti di tempo che per il fatto che molto spesso anche gli organi di informazione tendono a rincorrersi, a volte "copiando" il compito del vicino di banco.

Ci sarebbe in questo caso bisogno di una "educazione ad internet", che potrebbe e dovrebbe partire dalle scuole dove, come spiega Eco, si dovrebbe "insegnare a filtrare le informazioni di internet, cosa che neppure i professori di solito sanno fare, perché anche loro sono dei neofiti rispetto allo strumento". 

«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità», osserva Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno». 

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martedì 9 febbraio 2016

Apple a Napoli per Lavoro o per il Fisco



Apple a Napoli, un “piatto di lenticchie” per 500 milioni di sconto fiscale
A prima vista sembrava il riscatto dell’Italia, e del sud in particolare. E invece la realtà, forse, è diversa: la multinazionale dell’innovazione ha dei conti in sospeso con il nostro fisco e questo è un modo per cominciare a metterli a posto

Diciamocela tutta: in giorni in cui il crollo in borsa di Montepaschi autorizzava ogni cassandra a vaticinare i più foschi presagi - armageddon finanziari, corse agli sportelli stile Mary Poppins, eurocrati in grisaglia in picchiata su Roma come in un quadro di Magritte - questa cosa della Apple che ha deciso di insediare in Italia il suo centro di ricerca sulle app ci ha messo un po' tutti di buon umore. La Apple. In Italia. A Napoli, poi.

E insomma, eravamo già pronti a issare il tricolore sul balcone, ad assumere la posa tipica da guascone di Rignano e per spernacchiare come nelle barzellette i francesi altezzosi, gli austeri tedeschi e l'Eurogruppo tutto. Non eravamo gli analfabeti digitali, quelli con la connessione internet più lenta di un treno regionale? Ebbene, siamo stati prescelti dall'azienda più innovativa del mondo. Tze.

Sarà il gufo che alberga in noi, ma presto lo stupore e l'orgoglio hanno ceduto il passo alla diffidenza. In effetti, siamo analfabeti digitali. E, a dire il vero, la nostra connessione internet è tra le più lente d'Europa. Allora, perché Apple ha insediato il suo centro di ricerca sulle app in Italia, a Napoli? Peraltro, questo investimento a quanto ammonterebbe? A quante persone darebbe lavoro? Non si sa.

Però si sanno altre cose. Ad esempio, che la Apple doveva al fisco italiano qualcosa come 880 milioni di euro di mancati pagamenti Ires, a causa di quella che in gergo tecnico si chiama “estero-vestizione” - vendo in Italia, fatturo in Irlanda, per i profani. Che lo scorso 30 novembre si è accordata col fisco italiano per pagarne solamente 318. E che l'Italia è l'unico Paese europeo che ha accettato un concordato fiscale con la multinazionale americana, abbandonando ogni pretesa nei suoi confronti.

A pensar male si fa peccato, certo. Ma il dubbio che quello di Apple sia stato un cadeau generosamente concesso al Paese che ha messo una pietra sopra alle furbate fiscali made in Cupertino viene. La speranza è che quel che centro di ricerca possa diventare davvero un importante vettore di sviluppo in una città che ha ne ha bisogno come l'aria e che non sia invece un “piatto di lenticchie” buono a farci titoli di giornale per un paio di giorni. Anche perché pare che alla Troika, le lenticchie, non piacciano granché.

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mercoledì 3 febbraio 2016

Yahoo per la pubblicità online



Yahoo sceglie Mediaset come partner italiano per la pubblicità online

L'importante collaborazione tra Yahoo e Mediaset durerà 3 anni e riguarda la native advertising, video e content marketing sul portale del motore di ricerca. Yahoo e Mediaset hanno annunciato un accordo esclusivo di tre anni per la vendita di pubblicità display, native, video e content marketing su Yahoo.it. L'accordo avrà decorrenza dal secondo trimestre 2016. Grazie a questa partnership, spiega un comunicato del Biscione, Mediamond (concessionaria pubblicitaria online del Gruppo Mediaset) si posiziona nel ranking di Audiweb subito a ridosso di Google e Facebook, raggiungendo 21,2 milioni di persone su base mensile e oltre 5,3 milioni su base giornaliera.

Gemini, la piattaforma di native proprietaria di Yahoo - si legge nella nota -, sarà a disposizione dei partner di Mediamond, mentre Tumblr, social network e publishing platform, rappresenterà un nuovo asset per i progetti crossmediali di Mediamond e Publitalia, concessionaria televisiva leader sul mercato nazionale ed europeo. Con Yahoo Gemini, gli inserzionisti ottengono prestazioni e facilità di ricerca, combinata con la scalabilità e la creatività della pubblicità nativa. «Yahoo è un brand con straordinaria notorietà e autorevolezza nel mondo digitale. E nell'evoluzione delle nostre strategie, il digitale ricopre un ruolo di crescente portata», ha dichiarato 
Pier Silvio Berlusconi, Amministratore Delegato Mediaset.

«Il web si nutre sempre più di contenuti televisivi e la tv sarà sempre più connessa al web. L'accordo di oggi è quindi rilevante per le sinergie con le piattaforme digitali. Fermo restando che al centro del nostro sistema ci saranno sempre i grandi numeri delle platee televisive, i contenuti originali tv troveranno distribuzione su un numero sempre maggiore di touch point digitali», ha concluso. «La partnership con Yahoo rappresenta una tappa importante nell'evoluzione strategica della nostra offerta di gruppo. In un mercato profondamente cambiato negli ultimi anni è necessario costruire un portafoglio crossmediale rilevante su ogni mezzo», ha dichiarato di Stefano Sala,
 Amministratore Delegato di Publitalia.

«Questa collaborazione si inserisce in modo naturale nel percorso già iniziato da Mediamond che vede nel programmatic la strada per valorizzare gli asset editoriali del nostro portfolio. Yahoo e Mediamond sono infatti partner totalmente complementari: Yahoo porta in dote la sua connotazione tecnologica insieme a una grande audience digitale, Mediamond la riconoscibilità editoriale dei suoi brand», ha dichiarato Davide Mondo, Amministratore Delegato di Mediamond. La concessionaria Mediamond (50% gruppo Mediaset e 50% gruppo Mondadori) recentemente ha sottoscritto un accordo con il gruppo Finelco per la raccolta pubblicitaria delle emittenti radiofoniche 105, 
Virgin Radio e Radiomontecarlo.

«Siamo entusiasti di questa partnership, Mediaset ha una profonda conoscenza del mercato dei media digitali in Italia e una grande esperienza nell'offrire agli investitori gli strumenti necessari per coinvolgere la propria audience con annunci rilevanti», ha dichiarato Nick Hugh, Yahoo's Vice President, EMEA. «Yahoo ha una storia di quasi 20 anni in Italia e non vediamo l'ora di rafforzare la nostra presenza sul mercato con modalità innovative», ha concluso. La native advertising si riferisce a una tipologia di pubblicità che corrisponde al modulo della piattaforma su cui appare. Gli annunci abbinano lo stile di visualizzazione dei siti in cui sono collocati, e spesso corrispondono anche tematicamente con i contenuti del sito.


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40mila euro di fondi Ue per avere più like



 De Luca: spesi 40mila euro di fondi Ue per avere più “like” sul web

La Regione Campania del governatore De Luca ha finanziato con fondi europei una campagna promozionale che ha consentito un boom dei consensi per la pagina Facebook dell’ente: in meno di un mese, i like sono passati infatti da 4000 ad oltre 53 mila. Lo riferisce il Corriere del Mezzogiorno. «L’iniziativa – specifica il giornale – rientra nel pacchetto della Regione ideato per Expo e affidato all’agenzia Pomilio Bluum attraverso la società in house Sviluppo Campania. L’operazione è stata attuata grazie ai fondi europei Poin, ovvero il programma “Attrattori culturali, naturali e turismo”. Grazie al boom di contatti la Campania, che a settembre occupava il decimo posto, fra le Regioni italiane, come preferenze sul social network, è ora prima per numero di like sulle pagine Facebook». «De Luca ha comprato i like su Facebook coi fondi europei? Vedremo se lo ha fatto legittimamente o meno. Il vero nodo è capire se siano stati comprati pacchetti di like artificiali o meno. Il vero nodo è dunque lo strumento, il social media, sul quale le performance di gradimento delle istituzioni non andrebbero eventualmente dopate. A che servirebbe falsificare le prestazioni? Francamente mi sembrerebbe una strategia sprecona e poco utile all’immagine di una istituzione». Così Armando Cesaro, presidente del gruppo di F I del Consiglio regionale della Campania.
«spese simili a quella che sempre la Campania affrontò per finanziare il concerto di Elton John», come «quanto sia costata questa operazione di marketing».  Il responsabile dell’informazione multimediale della Regione Mario De Rosa da parte sua sostiene invece che «si tratta di fondi comunitari, ma indiretti, cioè al ministero dei Beni culturali che, 
se non utilizzati, sarebbero andati persi».

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WhatsApp gratis per tutti per sempre


WhatsApp diventa gratuito per tutti e invia notifiche di rinnovo a vita

WhatsApp, il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook, ha deciso di non richiedere più il pagamento dell'abbonamento da 89 centesimi ogni 12 mesi ed ha iniziato ad avvisare gli utenti della novità, inviando loro una notifica per comunicare che l'applicazione sarà gratuita a vita. Questa volta non si tratta della solita catena di sant'Antonio: il servizio sarà totalmente gratis per tutti e senza pubblicità. La popolare applicazione, che conta oltre 900 milioni di utenti attivi al mese, passerà a un nuovo modello di business che avvicinerà aziende e clienti. Per quanto riguarda gli attuali abbonati, WhatsApp non offrirà rimborsi per la quota di iscrizione già versata.

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FUNZIONI
12 trucchi per sfruttare al massimo WhatsApp

La novità è stata annunciata nelle scorse ore dallo stesso Jan Koum, co-fondatore ed amministratore delegato di Whatsapp, durante la conferenza DLD (Digital-Life-Design) di Monaco. Koum ha affermato che WhatsApp, acquistata due anni fa da Facebook per 19 miliardi di dollari, inizierà a lavorare per connettere le aziende alle persone, ma il piano finale non è ancora stato finalizzato. Secondo Koum l'attuale modello di business non funziona per alcune persone. Per esempio, ha fatto notare che in mercati emergenti come quello in Africa, l'utilizzo di una carta di credito per il pagamento è ancora poco diffuso. Anche se gratuita, su WhatsApp non saranno visualizzati banner pubblicitari come invece avviene su Facebook.

Inoltre, ci sono altre applicazioni di messaggistica come Facebook Messenger o la chat 100% made in Italy WhichApp, che sono utilizzabili gratuitamente. Sul blog ufficiale di WhatsApp un post conferma l'eliminazione del canone annuale di 99 centesimi di dollaro e la sperimentazione di strumenti che consentono di collegare le imprese ai clienti. "Quasi un miliardo di persone in tutto il mondo oggi si affida a WhatsApp per rimanere in contatto con i amici e familiari. Da un nuovo papà in Indonesia che condivide una foto con la sua famiglia, a uno studente in Spagna che fa ritorno con i suoi amici a casa, a un medico in Brasile che si tiene in contatto con i suoi pazienti, le persone si affidano a WhatsApp perché è veloce, semplice e affidabile".

È per questo che siamo lieti di annunciare che WhatsApp non chiederà più i costi di sottoscrizione. Per molti anni, abbiamo chiesto ad alcune persone di pagare una tassa per l'utilizzo di WhatsApp dopo il primo anno. Appena siamo cresciuti, abbiamo scoperto che questo approccio non ha funzionato bene. Molti utenti di WhatsApp non dispongono di un numero di carta di debito o credito ed erano preoccupati di perdere l'accesso ai loro amici e i familiari dopo il primo anno. Così nel corso delle prossime settimane, rimuoveremo la tassa dalle diverse versioni della nostra app e non si avrà più addebiti per il nostro servizio". Per monetizzare, infine, WhatsApp non farà ricorso alla pubblicità ma metterà in comunicazione aziende ed individui.

Bank of America e American Airlines sono tra le possibili grandi aziende che aderiranno a WhatsApp, e ci sono altre società in trattative con l'applicazione. "Naturalmente, la gente potrebbe chiedersi come abbiamo intenzione di mantenere WhatsApp in esecuzione senza commissioni di sottoscrizione e se l'annuncio di oggi significa che stiamo introducendo annunci di terze parti. La risposta è no. A partire da quest'anno, si metteranno alla prova gli strumenti che consentono di utilizzare WhatsApp per comunicare con le imprese e le organizzazioni che si desidera ascoltare. Questo potrebbe significare la comunicazione con la vostra banca se una recente transazione è fraudolenta, o con una compagnia aerea su un volo in ritardo".

"Riceviamo tutti questi messaggi altrove oggi - attraverso sms e telefonate - così vogliamo testare nuovi strumenti per rendere questo più facile da fare su WhatsApp, pur offrendo un'esperienza senza annunci di terze parti e spam". In ogni caso questi nuovi servizi verranno testati prima di essere pienamente attuati. La mossa di WhatsApp verso l'essere un'applicazione gratuita suggerisce che avrà una migliore possibilità di crescere e mantenere gli utenti. Con 900 milioni di iscritti, WhatsApp è la chat più utilizzata al mondo, ma Facebook Messenger la sta raggiungendo, superando 800 milioni di utenti nel dicembre 2015. Facebook Messenger è anche cresciuta incredibilmente in fretta, aggiungendo 300 milioni di utenti negli ultimi 13 mesi. 

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lunedì 1 febbraio 2016

MDD : Movimento per i Diritti dei Disoccupati



MDD : AIUTATECI a Diffondere Questo Gruppo , grazie 
Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, 
si prefigge di portare avanti le istanze dei senza lavoro, nei confronti delle Istituzioni.
 MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso
 la Camera del lavoro di Milano.
Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una 

Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale 
dei disoccupati in Lombardia e volendo anche in altre Regioni ed in
TUTTA ITALIA



Iscrivetevi al Gruppo e Commentate sul BLOG 





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