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mercoledì 20 giugno 2018

Nuove regole sulla privacy per il tuo sito web

Nuove regole sulla privacy per il tuo sito web

Nuove regole sulla privacy: 
ecco cosa cambia per il tuo sito web

Come mettere in regola rapidamente il tuo sito web con le nuove regole sulla privacy?

Scatta il 25 maggio 2018 il termine ultimo per mettersi in regola con le nuove normative, decise dal legislatore europeo, sulla privacy degli spazi web.

Non tutti hanno la certezza di essere in regola e, anche quando si sono mossi per risolvere la questione, resta addosso uno spiacevole dubbio.

Di solito, la privacy policy, una pagina scritta appositamente e inserita nel proprio dominio, compare sul fondo di un sito, di un blog, di un eCommerce, attraverso un box, generalmente rettangolare, dove il titolare dello spazio web fornisce agli utenti delle informazioni su se stesso, e su quelle altrui raccolte, finalità e modalità per cui queste notizie sono tracciate, tutti i soggetti coinvolti nel trattamento, le misure di sicurezza applicate e le modalità con cui è 
possibile verificare queste stesse informazioni.



Quando è obbligatoria la privacy policy?
La privacy policy è obbligatoria, pena pesanti sanzioni, quando il proprio dominio:

Raccoglie dati personali (e-mail, dati anagrafici ecc.).
Raccoglie dati per fini non esclusivamente personali.
Coinvolge un soggetto terzo (Facebook, Google, Youtube ecc.).


Cosa deve stabilire la privacy policy?
La privacy policy deve informare, gli utenti dello spazio web, con precisione su:

Quali sono i dati personali raccolti.
Quali modalità di tracciatura sono state utilizzate.
Quali finalità aveva la raccolta di tali dati.
Chi è il titolare di questa raccolta dati, il responsabile e
 l’eventuale rappresentante che è stato designato.
Chi sono tutti i soggetti coinvolti nella condivisione dei dati.


Quali sono le soluzioni ricercate per la privacy policy?
Le soluzioni che gli utenti della rete hanno individuato sono le più disparate: dal contattare un avvocato, fino a copiare le privacy policy di altri siti. Risposte che possono essere molto costose, quando ci si rivolge a un professionista, oppure molto approssimative, quando si copia il materiale altrui senza conoscerne nemmeno la fonte. Alcuni utenti si limitano a non fare nulla, optando per la soluzione dello struzzo: nascondere la testa sotto la sabbia.

In quest’ultimo caso, il rischio di incorrere nelle pesanti sanzioni stabilite per i trasgressori delle normative, è molto alto.



Prima possibile soluzione per la privacy policy
Se andiamo per esclusione, se non abbiamo un budget medio-alto per ricorrere a un libero professionista, se non vogliamo rischiare di copiare materiale proveniente da fonti incerte, una possibile soluzione è quella adottata da molti gestori di spazi web: Iubenda.

Si tratta di un’azienda italiana nata proprio per risolvere, velocemente, il problema relativo alla privacy policy. Per farlo, è sufficiente elencare a Iubenda le informazioni necessarie per la creazione del banner (una lista che l’azienda in questione fornirà, al momento della scelta, tramite le FAQ, un blog e un servizio di assistenza clienti).

La scelta di creare una privacy policy tramite il servizio Iubenda è automatizzata ed ha un costo annuale contenuto. Altrimenti è possibile consultare il loro servizio legale, con un costo che, naturalmente, tende a salire. Per un periodo iniziale è possibile utilizzare questo servizio in maniera gratuita e decidere, successivamente, se affidarsi a Iubenda con l’acquisto di una delle opzioni offerte.



Seconda possibile soluzione per la privacy policy
Una seconda soluzione per l’informativa da scrivere è la scelta autonoma. Occorre armarsi di molta pazienza, attenzione e conoscere alla perfezione la natura tecnica del proprio dominio web. I punti essenziali da riportare sono:

Tipo di informazioni dell’utente raccolte. È meglio spiegare anche la ragione per cui queste informazioni sono raccolte.
Come sono archiviate le informazioni raccolte. Il nome del provider, il tipo di software utilizzato ecc.
Se e con chi queste informazioni sono condivise, compresa la possibilità, da parte dell’utente, di negare questa condivisione.
Specificare quali sono le terze parti (Facebook, Google ecc.) con cui condividi le informazioni e spiegarne la ragione.
Includere una informativa sui cookies.
Includere una limitazione di responsabilità.


Altre soluzioni per la privacy policy
Tutto qui? No. Il web è un mare di opportunità e differenti scelte, più o meno affidabili. Esistono infatti altre soluzioni (e ogni giorno ne nascono di nuove), utilizzate da spazi web che si sono indirizzati verso servizi internazionali, alternativi all’italiana Iubenda e alla scelta autonoma.

C’è Privacy Policy Online, che richiede l’inserimento dell’URL e alcune informazioni base sul proprio dominio, per generare una privacy policy automatizzata e specifica.
C’è Free Privacy Policy.com, che necessita di una compilazione dati molto più dettagliata.
C’è poi la soluzione offerta da TermsFeed, che propone un generatore gratuito facilmente personalizzabile.
WordPress, invece, attraverso l’utilizzo di uno specifico plugin, permette il collegamento alle sue pagine legali, generando facilmente un’informativa privacy di base.


La privacy policy è un punto di arrivo?
La privacy policy che dovrà essere in regola, come termine ultimo, entro il 25 maggio 2018 non sarà un punto di arrivo definitivo, ma un’informativa che potrebbe essere modificata in seguito, con nuovi accorgimenti e direttive. La privacy policy rappresenta perciò un punto di partenza a cui tutti devono uniformarsi, rimanendo però aggiornati su possibili variazioni future.
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mercoledì 6 giugno 2018

Facebook condivisi Dati con 4 aziende Cinesi

Facebook è gratis ma il Guadagno siamo NOI

Non si placano le polemiche su Facebook.
 Dopo quanto rivelato sugli accordi sottoscritti dal social network con decine di produttori di telefonini e di altri dispositivi elettronici, con relativa condivisione di alcuni dati degli utenti, il quotidiano newyorchese ritorna sulla vicenda. L'azienda fondata da Mark Zuckerberg, ha accordi di condivisione dei dati che risalgono al 2010 con almeno quattro produttori cinesi, compreso un gigante dell'elettronica che ha uno stretto rapporto con il governo di Pechino. Le aziende in questione sono la Huawei, elencata dall'intelligence Usa tra le minacce per la sicurezza nazionale, la Lenovo, Oppo e Tcl. Rappresentanti di Facebook, in un'intervista al quotidiano, hanno riferito che l'accordo con la Huawei verrà interrotto entro la fine di questa settimana.

GLI ACCORDI - Gli accordi con i produttori di telefoni e dispositivi elettronici, che comprendono aziende quali Amazon, Apple, Blackberry e Samsung furono lanciati nel 2007 per spingere gli utenti ad accedere al social network attraverso i propri dispositivi, prima che l'app Facebook per dispositivi mobili fosse messa a punto. Gli accordi consentirono ai produttori di telefoni di fornire sui propri dispositivi caratteristiche simili a Facebook, come rubriche degli amici, 
pulsanti "mi piace" e aggiornamenti di stato.

LE ACCUSE - Ma i partenariati, la cui portata non è stata precedentemente segnalata, sollevano preoccupazioni circa la tutela della privacy della società e la conformità con il decreto di consenso del 2011 della Federal Trade Commission. Facebook ha consentito ai dispositivi di accedere ai dati degli amici degli utenti senza il loro esplicito consenso, anche dopo aver dichiarato che non avrebbe più condiviso tali informazioni con gli estranei. Alcuni creatori di dispositivi potevano recuperare informazioni personali anche da amici degli utenti che ritenevano di aver vietato qualsiasi condivisione, ha rilevato The New York Times.

HUAWEI - In una nota ufficiale Huawei precisa che "come tutti i principali produttori di smartphone, ha lavorato insieme a Facebook per rendere i suoi servizi maggiormente fruibili da parte degli utenti. Huawei non ha mai raccolto né archiviato alcun dato degli utenti di Facebook".

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Scopri se sei stato spiato e i tuoi dati venduti ad aziende, in totale disprezzo della privacy, e magari fai causa, grazie al Codacons. In queste ore Facebook ha diffuso il link attraverso il quale gli iscritti al social network possono verificare se i propri dati e quelli dei propri amici siano stati utilizzati da Cambridge Analytica. Lo ricorda il Codacons che lo definisce “un passo fondamentale ai fini della class action promossa dal Codacons negli Stati Uniti a tutela degli utenti italiani”.
ECCO IL LINK PER SCOPRIRLO E FARE CAUSA.


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Nuova bufera su Facebook

Nuova bufera su Facebook

Mentre Facebook cercava di diventare il servizio di social media dominante nel mondo, ha raggiunto accordi che consentono ai produttori di telefoni e altri dispositivi di accedere a una grande quantità di informazioni personali degli utenti. Lo rivela il New York Times.

Facebook ha raggiunto partenariati per la condivisione dei dati con almeno 60 produttori di dispositivi - tra cui Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung - nell'ultimo decennio, a cominciare dalle applicazioni di Facebook erano ampiamente disponibili sugli smartphone. Le offerte hanno consentito a Facebook di espandere la propria portata e consentire ai produttori di dispositivi di offrire ai clienti funzionalità popolari del social network, quali messaggi, pulsanti e rubriche.

Ma i partenariati, la cui portata non è stata precedentemente segnalata, sollevano preoccupazioni circa la tutela della privacy della società e la conformità con il decreto di consenso del 2011 della Federal Trade Commission. Facebook ha consentito al dispositivo di accedere ai dati degli amici degli utenti senza il loro esplicito consenso, anche dopo aver dichiarato che non avrebbe più condiviso tali informazioni con gli estranei. Alcuni creatori di dispositivi potevano recuperare informazioni personali anche da amici degli utenti che ritenevano di aver vietato qualsiasi condivisione.



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Scopri se sei stato spiato e i tuoi dati venduti ad aziende, in totale disprezzo della privacy, e magari fai causa, grazie al Codacons. In queste ore Facebook ha diffuso il link attraverso il quale gli iscritti al social network possono verificare se i propri dati e quelli dei propri amici siano stati utilizzati da Cambridge Analytica. Lo ricorda il Codacons che lo definisce “un passo fondamentale ai fini della class action promossa dal Codacons negli Stati Uniti a tutela degli utenti italiani”.
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lunedì 4 giugno 2018

Privacy violata su Facebook: ecco il link per scoprirlo e fare causa


Privacy violata su Facebook

Privacy violata su Facebook: 
ecco il link per scoprirlo e fare causa.

Scopri se sei stato spiato e i tuoi dati venduti ad aziende, in totale disprezzo della privacy, e magari fai causa, grazie al Codacons. In queste ore Facebook ha diffuso il link attraverso il quale gli iscritti al social network possono verificare se i propri dati e quelli dei propri amici siano stati utilizzati da Cambridge Analytica. Lo ricorda il Codacons che lo definisce “un passo fondamentale ai fini della class action promossa dal Codacons negli Stati Uniti a tutela degli utenti italiani”.

”Invitiamo tutti gli iscritti a Fb a collegarsi all’apposito link e accertare il proprio coinvolgimento nello scandalo Datagate – afferma il presidente Carlo Rienzi -chiunque risulterà ‘positivo’ alla verifica potrà aderire alla class action promossa dal Codacons e ottenere il risarcimento danni da Facebook per uso illecito dei dati personali”.
E' SUFFICIENTE CLICCARLO CON LA PROPRIA
PAGINA FACEBOOK APERTA
 Il link utile, ricorda l’associazione, è il seguente: https://www.facebook.com/help/1873665312923476?helpref=search&sr=1&query=cambridge

”Rivolgiamo un appello agli italiani affinché eseguano il test in questione, avvisando anche i propri amici di un eventuale coinvolgimento nello scandalo, e li invitiamo a contattarci immediatamente qualora dal sito Facebook risulti l’utilizzo dei loro dati da parte
 di Cambridge Analytica” 
– conclude Rienzi.

Il Codacons ha avviato la sua class action contro Facebook. L’ associazione dei consumatori, l’ unica al momento ad essersi mossa in questa direzione, ha deciso di lanciare negli Usa contro Facebook una class action in favore dei cittadini i cui dati sensibili siano stati utilizzati
 in violazione delle norme vigenti.

Le conseguenze per Facebook si fanno sempre più pesanti in seguito allo scandalo Cambridge Analytica. Dopo l’ apertura di un’ istruttoria su Facebook “per informazioni ingannevoli su raccolta e uso dati”, da parte dell’ Autorità Garante della Concorrenza, e dopo la presentazione di un esposto presso la Procura di Roma, il Codacons avvia la sua class action contro Facebook. L’ associazione dei consumatori, l’ unica al momento ad essersi mossa in questa direzione, ha deciso di lanciare negli Usa contro Facebook una class action in favore dei cittadini i cui dati sensibili siano stati utilizzati in violazione delle norme vigenti.

https://codacons.it/facebook-il-codacons-avvia-una-class-action-contro-facebook-previsti-risarcimenti/

Mentre Facebook cercava di diventare il servizio di social media dominante nel mondo, ha raggiunto accordi che consentono ai produttori di telefoni e altri dispositivi di accedere a una grande quantità di
 informazioni personali degli...


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