giovedì 5 ottobre 2017

Ue indaga su Amazon in Lussemburgo


Ue indaga su Amazon in Lussemburgo

Fisco, stangata Ue ad Amazon: restituisca 250 milioni a Lussemburgo

Il Lussemburgo ha dato ad Amazon «vantaggi fiscali non dovuti per 250 milioni di euro», un 
comportamento «illegale perché le ha consentito di pagare molte meno tasse di altre aziende». In 
pratica «tre quarti dei suoi profitti non sono stati tassati» grazie ad un accordo fiscale (tax ruling) stretto 
nel 2003. Lo scrive la Commissione Ue al termine della sua indagine partita ad ottobre 2014, e chiede 
al Granducato di recuperare gli aiuti ad Amazon.

Il Lussemburgo ha consentito ad Amazon di pagare «quattro volte in meno di tasse rispetto ad altre 
società» residenti nel Paese, ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, spiegando 
come si tratti di una «condotta illegale» perché «non si possono dare alle multinazionali benefici fiscali 
che altri non hanno». In seguito ad un'indagine lanciata ad ottobre 2014, Bruxelles ha concluso che un 
'tax ruling' siglato dal Lussemburgo nel 2003, e prolungato nel 2011, ha ridotto le tasse pagate da 
Amazon «senza alcuna giustificazione valida».

L'accordo ha consentito all'azienda di spostare la vasta maggioranza dei suoi profitti da un gruppo 
soggetto alla tassazione 
lussemburghese (Amazon EU) ad una società non soggetta ad alcuna tassazione ( Amazon Europe Holding 
Technologies). In particolare, il tax ruling ha appoggiato il pagamento di una royalty da Amazon EU ad 
Amazon Europe Holding Technologies, che ha significativamente ridotto i profitti tassabili. Secondo la 
Commissione, il pagamento della royalty, sostenuto dal tax ruling, non rifletteva
 «la realtà economica del mercato».

«Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver 
pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese ed internazionale. 

Studieremo la decisione della Commissione e valuteremo le nostre opzioni legali, tra cui il ricorso in 
appello. I nostri 50.000 dipendenti in tutta Europa rimangono focalizzati a offrire il miglior servizio ai 
nostri clienti e alle centinaia di migliaia di piccole imprese che lavorano con noi»: 
così Amazon in una nota.

La Commissione europea sta indagando su Amazon. Il colosso dell’e-commerce potrebbe aver sfruttato il tax ruling in Lussemburgo per pagare meno tasse
Da tempo si ventilava l’ipotesi che la Commissione europea, che ha minacciato Google di sanzioni se non risolverà la diatriba sul posizionamento dei link con gli editori, aprisse un’indagine sulla tassazione favorevole imposta ad Apple, Fiat Finance and Trade e Starbucks in diversi Paesi. L’azienda di Cupertino potrebbe ricevere una multa miliardaria a causa del regime fiscale applicatole in Irlanda e ora anche Amazon rischia di fare la stessa fine.

“E’ giusto che le filiali delle multinazionali paghino la loro parte di tasse e non beneficino di un trattamento preferenziale che equivarrebbe a sovvenzioni mascherate”, ha dichiarato il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia.

Ue indaga su Amazon in Lussemburgo

L’Unione Europea vuole fare luce sul sistema dei “tax ruling”, ovvero le lettere d’intenti inviate ad un’azienda dalle autorità fiscali di un Paese in cui si spiega come calcolare le imposte da pagare, ed in particolare come trasferire beni e servizi da una filiale all’altra. Secondo l’Antitrust, Amazon, che deve vedersela anche con i premi Nobel in merito alla diatriba con Hachette, potrebbe aver sfruttato illecitamente questo processo in Lussemburgo, dove è posta la sua sede centrale europea, a partire dal 2003. Il “tax ruling” infatti può configurarsi come un aiuto di stato anti concorrenziale 
se applicato in modo scorretto.

“Non stiamo mettendo in questione il sistema generale di tassazione in Lussemburgo, – ha spiegato Almunia – ma se le autorità fiscali del Paese sono state troppo accomodanti nei confronti di una società specifica il sistema di decisioni anticipative in materia fiscale è normale e logico, mentre quel che noi stiamo investigando è il suo cattivo uso che dà un vantaggio selettivo a una società particolare”.

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sabato 16 settembre 2017

Whatsapp: ora è possibile cancellare un messaggio inviato



'Delete for Everyone'. Si chiama così la funzione che consente di cancellare i messaggi inviati con 
WhatsApp ad un contatto. Secondo l'account twitter @WABetaInfo, sempre informato sull'app di 
messaggistica, la novità è destinata a sbarcare in tempi brevi sugli smartphone degli utenti. "WhatsApp 
sta ultimando i test di Delete for Everyone: il server funziona e richiama i messaggi con successo. 

Anche se il server funziona, questo non significa che l'opzione sia comunque abilitata. Sarà attivata più 
avanti e visto che WhatsApp ha predisposto i suoi server per Delete for Everyone, l'abilitazione 
potrebbe essere imminente", si legge.

La funzione -associata negli ultimi mesi ai nomi Recall e Revoke- permetterà di cancellare, 
probabilmente entro 5 minuti, messaggi inviati e non ancora letti dal destinatario. La cancellazione 
riguarderà ogni tipo di contenuto: testo, immagini, video, Gif e documenti.

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sabato 2 settembre 2017

Pubblica Bufale sugli Immigrati per avere più Clic



Pubblicava bufale sugli immigrati, denunciato 20enne a Caltanissetta:

 "Lo facevo per avere più clic"

Cosa non si fa per avere più clic al proprio sito. Anche inventarsi di sana pianta notizie, ovviamente 

false, sugli immigrati. "Dammi 1500 euro o qui succede bordello". 

Erano di questo tipo i titoli degli articoli 

che pubblicava, anche con largo seguito sui social network, il sito SC.eu. 


Ma la caccia al clic facile si è 

rivoltata contro un 20enne di Caltanissetta, che è stato denunciato 

per istigazione alla discriminazione razziale.

Ne danno notizia i giornali locali. Come scrive il Fatto Nisseno,

 il giovane "agli investigatori ha detto di 

non nutrire odio razziale, ma lo avrebbe fatto per avere più accessi nel suo sito guadagnando con i 

banner della pubblicità".

Le giustificazioni però non sono servite a risparmiargli una denuncia:

 il Compartimento Polizia Postale e 

delle Comunicazioni "Sicilia Orientale" si è mosso nei confronti del 20enne incensurato. 

Il sito è ancora 

online ma sono stati cancellati tutti i contenuti.

Il sito SC.eu pubblicava articoli che puntualmente venivano smentiti 

perché dai contenuti falsi o perché, 

traendo spunto da fatti realmente accaduti, li esagerava o forzava. Un esempio lo riporta il sito anti-

bufale "Bufale un tanto al chilo". Il sito S C aveva infatti diffuso, raggiungendo in rete più di 4mila 

condivisioni, la notizia falsa di un "ragazzino bruciato vivo perché cristiano a Catania".


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mercoledì 9 agosto 2017

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lunedì 26 giugno 2017

La SCHIAVITÙ dal WEB




 MOLTEPLICITÀ e DISSOLUZIONE

Lo dico per l’ennesima volta: la filosofia del pensiero plurale non ha niente a che fare con il relativismo e 
con lo scetticismo, che considera veri e propri obbrobri. Il suo linguaggio combina sapientemente 
narrativa e filosofia. 
Ed è essenzialmente imperniata sul logos e sulle scienze.

È rifiuto nonviolento di ogni forma di Monismo
 (autoritarismo, tifoserie, integralismi, monoteismi, 
atteggiamenti ossessivo-compulsivi e tutto ciò che è riconducibile all’unità), come pure della Molteplicità 
(caos, disordine, spaesamento, degrado, nichilismo).

Se in passato mi sono apertamente schierato contro i monismi, negli ultimi anni la mia riflessione – 
come quella di moltissimi altri studiosi, e mi sovviene Nicholas Carr, Derrick de Kerckhove, Manfred 
Spitzer – si è concentrata sui moltiplicismi e in particolare sui danni psico-fisici e sociali che procura la 
“rete di grandezza mondiale”.

Qualcuno dice: “Non è internet in se stesso il problema. Non è la tecnologia, ma, come per ogni cosa, 
l’uso che se ne fa”.

Il Secolo della tecnologia inconsapevole

Intanto, una considerazione doverosa che vale da premessa: il Novecento è stato terribile da tutti i punti 
di vista – guerre, atrocità, campi di concentramento, droga, suicidi, miseria, malattie – ma ha visto 
anche lo sviluppo impressionante delle scienze che un tempo venivano chiamate “naturali”. Grazie 
soprattutto alle tecnologie, i laboratori, da semplici luoghi di indagine e studio, si sono trasformati in veri 
e propri congegni di osservazione con la stringente riduzione del campo dell’ipotesi e della congettura. 

Cosmologia, fisica, chimica, tanto per citarne alcune, hanno rimodellato la vita dei cittadini, i quali, 
neanche il tempo di uscire dalle macerie della seconda guerra mondiale che si ritrovano catapultati nel 
programma di sviluppo dell’intelligenza artificiale. 
Neanche il tempo di meditare, verrebbe da dire, che 
già l’informatica bussa alle porte della post-modernità e spinge l’uomo a rivolgere il suo sguardo oltre il 
presente e oltre i confini dello spazio. Neanche il tempo di rimuovere le sacche di analfabetismo e di 
ineguaglianze che, nonostante l’industrializzazione, o addirittura a causa di essa, assillavano le nostre 
conclamate civiltà, che in un attimo, con la bacchetta magica del mouse senza fili, ci hanno costretti a 
improvvisarci narratori, giornalisti, fotografi, comunicatori.

Allora, storditi dall’euforia che genera un like, sospinti dalla brama di guadagnarsi una fittizia e 
demenziale celebrità, rapiti dal desiderio di far numero nel web e, in sostanza, catturati dalla rete senza 
capirci nulla, come quando si decolla in aereo e ci si risveglia direttamente all’arrivo, siamo rifluiti 
direttamente sulla battigia boccheggianti come merluzzi. E tra breve sui banchi del mercato saremo 
recisi a metà e cucinati in padella.

I cosiddetti nativi digitali – i nostri giovani adolescenti cioè – sono inzuppati fino al midollo di dispositivi elettronici. 
A loro sembra essere un mondo naturale. Accettano il dittatore, si genuflettono al comando 
degli algoritmi di YouTube, Facebook, Twitter e Istagram.

Noi cinquantenni stralunati e obesi non abbiamo avuto né la forza né l’opportunità di ribellarci; e 
adesso, già in agonia per effetto delle normali avversità del mondo, attendiamo la Nera Signora con lo 
smartphone sotto al cuscino, come un tempo Ufo Robot.

Internet ha sbriciolato modi di vivere legati a terra, aria, fuoco e acqua. Ha smantellato le tradizioni. Ha 
polverizzato consuetudini, amicizie, amori, collaborazioni. Ha infranto sogni. Si è impossessato della 
nostra mente e ha iniettato un veleno micidiale
 nel nostro sistema nervoso.

Quale uso se ne fa ?

E gli illustri buontemponi ci vengono a dire che è l’uso che giornalmente se ne fa il vero problema. 

Davvero? E quale sarebbe l’uso corretto dei social? Riguarda il tempo di utilizzo? La fascia oraria? 
Per esempio, è scorretto restare su Facebook per due ore di fila? Oppure è scorretto postare poesie al mattino? 
E i commenti? Si possono fare dopo cena? 
E quelli stizzosi, sono permessi dopo una partita di calcio? 
Quanto dev’essere lungo un post? 
E un commento al commento di un commento? 
E illecito aggiungere i propri contatti nei gruppi? 
È lecito condividere nudi di donna allo scopo di raccattare 
consensi? Quali parole vanno bandite? Quali sono le parole dell’offesa, quelle dell’adulazione, quelle 
della diffamazione? Quale tono è quello giusto? E chi, a tono, risponde all’offesa, è scusabile? È 
giustificato reagire con veemenza? E bannare qualcuno dopo due scambi verbali in chat è un’azione 
morale? In quale circostanza è ammesso disinteressarsi delle notifiche, dimenticarsi di rispondere subito 
al “Ci 6?”? come diavolo si usano i social? È noto che il regolamento di Facebook è un misero 
ineffabile. Si preoccupano di tanto in tanto di bloccare alcune funzioni, ma chi ci capisce niente!? Sono 
banditi contenuti pedo-pornografico, ma in che senso vengono sanzionati? Razzismi, ingiurie, 
corbellerie, sfoghi personali sembrano dominare la scena quotidiana delle più sconce bacheche. Ma si 
provi pure a segnalare… In fondo, esistono i razzisti? Chi sa dimostrare ai complottisti che la terra non è 
piatta? Che in passato non dominavano gli Anunnaki?

Ecce Fb!

Molteplicità e dissoluzione della vita reale

È una balla megagalattica quella che solitamente passa per “grande utilità” dei social: che cioè sono 
occasioni per uscire dall’isolamento, stringere amicizie, condividere idee, scambiare quattro chiacchiere…

Certamente, si possono passare delle ore a postare, chattare e condividere idee. Ma si tratta di 
esperienze fulminee, di rapporti virtuali che durano poche ore, del tipo: polvere erano polvere 
ritorneranno. Capita di conoscere, dopo mesi di chat, la persona. Dal vivo. Bingo! Era meglio quando si 
chattava. Manca la magia, la curiosità, la meraviglia, il mistero, il desiderio… nella realtà! E si finisce, a 
un tavolino del bar, per chattare sotto sotto con altre prede… pur avendo di fronte quella gran fxxa… conosciuta nel web!

Il senso del limite non esiste più. 
Questo contribuisce a peggiorare le cose.

Ma se i siti di bufale hanno milioni di visualizzazioni non è solo colpa vostra. Se diventano virali quei 
video demenziali di adolescenti che sfidano la morte sui cornicioni non è solo colpa vostra. Se 
dominano l’anarchia, l’ignoranza e il razzismo… non è solo colpa dei vostri banalissimi “Mi piace”. Come 
non è solo colpa dei gestori di questi servizi – Facebook, Google, Microsoft – colossi miliardari che per 
perpetuare se stessi sono costretti a calpestare i valori umani (ammesso che ve ne siano rimasti), 
corrompendo ogni riferimento morale. Vivono grazie al nostro spaesamento. Si nutrono di caos.

Nel web si oscilla dall’Uno ai Molti senza mai cogliere la pluralità. Il web incatena gli utenti. Li 
schiavizza. Li disumanizza. Lo scombussolamento dei rapporti interpersonali inflitto dall’iper-connessione è spaventoso: 
costringe a seguire, in tutte le ore del giorno, 
le idee e le emozioni di tutti. 

Senza nessuna empatia, tuttavia.

Se non correremo prontamente ai ripari, prima impazziremo, 
poi ci estingueremo.

Occorrerebbe riscoprire il senso del limite. 
Le scuole dovrebbero farsene carico. Ma se si continua a 
propinare Dante, Petrarca e Boccaccio… e per giunta con Wikipedia… siamo freschi!

Qualcuno dice: “basterebbe una sana censura per rimuovere contenuti disinformativi, diffamatori, distorsivi”. 
Chissà. Non mi pronuncio. 
Sarebbe sicuramente una panacea… se fossimo nella 
Repubblica di Platone. Ma purtroppo una città ideale non esiste: il controllo finirebbe nelle mani delle 
élites, e dal paradiso mancato del totalitarismo digitale si risalirebbe all’inferno del totalitarismo politico.

Evviva l’Uno!
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lunedì 15 maggio 2017

Privacy Policy e Google Analytics


Google ha iniziato ad apportare alcune modifiche alla funzionalità di Remarketing di Google Analytics, arricchendola con le informazioni e i dati cross-device disponibili in AdWords e in DoubleClick. Questo comporta delle possibili conseguenze sulle privacy policy di ogni utente Google Analytics. Sembra si tratti di una questione che Google considera molto importante dal momento che ha inviato una comunicazione a tutti gli utenti che stanno utilizzando l'opzione di remarketing, chiedendo loro di controllare nuovamente il contenuto della propria privacy policy:
"Dear Google Analytics User,
Remarketing with Google Analytics will soon be enhanced to take advantage of new cross-device functionality available in AdWords and DoubleClick.
Please log in to your account for an important update to your remarketing settings, which may relate to your privacy policy."
Poi, all'interno della pagina di amministrazione di Google Analytics si dice:

Le parti più importanti sono riportate di seguito:
"Dal 15 maggio 2017, i segmenti di pubblico per il remarketing creati in Google Analytics verranno migliorati grazie alla nuova funzione di remarketing cross-device disponibile in AdWords e DoubleClick. In questo modo potrai raggiungere i clienti su più dispositivi quando utilizzi i segmenti di pubblico di Google Analytics. (...)".
Più avanti nello stesso messaggio si legge:
"Non è richiesta alcuna azione da parte tua affinché queste modifiche abbiano effetto. Tuttavia, rivedi le tue norme sulla privacy e apporta le modifiche necessarie per spiegare quali sono i dati raccolti dalla tua attività e condivisi con Google."
Quali sono le implicazioni per la privacy policy?
L'utilizzo dell'opzione Remarketing ha alcune conseguenze.
Probabilmente sai già che qualsiasi sito che utilizza Google Analytics deve mostrare ai propri utenti una privacy policy che li informi circa l'utilizzo di Google Analytics. L'utilizzo della funzione di Remarketing di Google Analytics comporta ulteriori obblighi d'informazione all'interno della privacy policy. Questi obblighi sono descritti all'interno dei "Requisiti delle norme per le funzioni pubblicitarie di Google Analytics". Puoi trovare le parti più rilevanti qui di seguito:
Se hai attivato le funzioni pubblicitarie di Google Analytics, sei tenuto a informare i visitatori inserendo nelle tue norme sulla privacy le seguenti informazioni:

Le funzioni pubblicitarie di Google Analytics implementate.
Come tu e i fornitori di terze parti utilizzate cookie originali (ad esempio, il cookie di Google Analytics) o altri identificatori proprietari e cookie di terze parti (ad esempio, i cookie per la pubblicità di Google) o altri identificatori di terze parti insieme.
Come i visitatori possono disattivare le funzioni pubblicitarie di Google Analytics da te utilizzate, anche attraverso le impostazioni degli annunci, le impostazioni degli annunci per app mobili o qualsiasi altro mezzo disponibile (ad esempio, la funzione di disattivazione per i consumatori prevista dalle norme NAI).
Ti invitiamo inoltre a segnalare agli utenti le funzioni di disattivazione attualmente disponibili per il Web di Google Analytics.

Norme relative al consenso degli utenti dell'Unione Europea

Quando utilizzi le funzioni pubblicitarie di Google Analytics, devi inoltre rispettare le Norme relative al consenso degli utenti dell'UE.

Pubblicità basata sugli interessi

Se hai attivato la pubblicità basata sugli interessi (tra cui il remarketing) con Google Analytics insieme ad altri servizi Google, devi rispettare le norme vigenti per tali servizi Google (come le Norme per la pubblicità basata sugli interessi e sulla località di Google AdWords e le relative restrizioni sull'uso di categorie sensibili, nonché le Norme dei programmi per le piattaforme dei servizi DoubleClick). Se utilizzi Google Analytics per raccogliere dati sensibili sui visitatori, come descritto nelle restrizioni sull'uso di categorie sensibili di Google AdWords, non puoi utilizzare Google Analytics per raccogliere dati per la pubblicità basata sugli interessi.

In breve, Google chiede di:
informare correttamente gli utenti sulle funzioni di Google Analytics utilizzate e permettere loro di effettuare l'opt-out da queste funzionalità;
richiedere il consenso preventivo se ci si rivolge ad utenti facenti parte dell'Unione Europea (ad esempio con un cookie banner).
Sul nostro blog trovi anche altri articoli che abbiamo scritto circa questa tematica (disponibili in inglese):
Privacy policy for Google Analytics in general;
Privacy policy when using any Google Analytics advertising features.
Se gestisci la tua privacy policy in autonomia, adesso hai tutte le informazioni necessarie per apportare le dovute modifiche; tutti gli altri saranno invece felici di sapere che iubenda automatizza buona parte di questa procedura per i suoi utenti.
Utilizzando il generatore di privacy e cookie policy di iubenda puoi predisporre velocemente la privacy policy di cui hai bisogno per il tuo sito web. Inizia a generare una privacy policy e, tra i servizi disponibili nel nostro generatore, prova a cercare "Google Analytics" e "Remarketing con Google Analytics", nonché il servizio "AdWords Remarketing". Il servizio "Google Analytics" è disponibile gratuitamente per tutti gli utenti, mentre gli altri servizi aggiunti per finalità commerciali sono disponibili acquistando una delle nostre Licenze Pro.
Se sei già un utente iubenda, leggi la nostra guida su come adeguare la privacy policy all’utilizzo delle funzionalità di advertising di Google Analytics.
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venerdì 12 maggio 2017

WhatsApp : Multa da 3 milioni di euro

Multa da 3 milioni di euro a Whatsapp per la condivisione dei dati degli utenti con Facebook. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione dell'11 maggio, ha chiuso le due istruttorie, avviate nel mese di ottobre 2016 per presunte violazioni del Codice del Consumo.

Nel primo procedimento, l'Autorità ha accertato, comminando a WhatsApp Inc. una sanzione di 3 milioni 
di euro, che la società ha, di fatto, indotto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente 
i nuovi Termini di Utilizzo, in particolare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro 
credere che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell'uso dell'applicazione. Coloro che 
erano già utenti alla data della modifica dei Termini (25 agosto 2016) avevano, invece, la possibilità di 
accettarne parzialmente i contenuti, potendo decidere di non fornire l'assenso a condividere le 
informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook e continuare, comunque, a utilizzare l'app. La 
condotta in esame è stata attuata attraverso una procedura in-app di accettazione dei nuovi Termini 
caratterizzata dall'informazione sulla necessità di tale accettazione, entro 30 giorni, a pena di dover 
interrompere la fruizione del servizio; l'inadeguata evidenziazione della possibilità di poter negare il 
consenso alla condivisione dei dati con Facebook, la pre-selezione dell'opzione (opt-in) e la difficoltà, 
infine, di poter esercitare concretamente tale opzione una volta accettati integralmente i termini. L'altro 
procedimento istruttorio, avviato, nei confronti di WhatsApp Inc., per presunta vessatorietà di alcune 
clausole del modello contrattuale sottoposto all'accettazione dei consumatori che vogliano usufruire 
dell'applicazione WhatsApp Messenger, si è concluso con l'accertamento della vessatorietà delle 
disposizioni che prevedono: - esclusioni e limitazioni di responsabilità in capo a WhatsApp molto ampie 
e assolutamente generiche, inclusa quella che discende dal proprio inadempimento; - la possibilità di 
interruzioni del servizio decise unilateralmente da WhatsApp senza motivo e senza preavviso; - il diritto 
generico esercitabile da WhatsApp di risolvere il contratto/recedere in qualsiasi momento e per 
qualsiasi motivo e non consentire più all'utente l'accesso/utilizzo dei servizi, senza prevedere un 
analogo diritto per il consumatore.

Tra le altre disposizioni vessatorie accertate: - il diritto generico esercitabile da WhatsApp di introdurre 
modifiche, anche economiche, dei Termini di Utilizzo senza che nel contratto vengano preventivamente 
indicate le motivazioni sulla base delle quali la società si vincola ad apportare le modifiche e senza 
neppure prevedere modalità per informarne in maniera adeguata l'utilizzatore, unitamente alla 
previsione del meccanismo di silenzio assenso che fa discendere l'accettazione dei nuovi Termini anche 
solo dalla mera inerzia inconsapevole dell'utente; - quale legge applicabile al contratto e alle 
controversie quella dello Stato della California e quali unici fori competenti per la risoluzione delle 
controversie il Tribunale Federale degli Stati Uniti della California settentrionale o il Tribunale dello 
Stato della California; - un generico diritto esercitabile da WhatsApp di recedere dagli 'ordini e di non 
fornire rimborsi per i servizi offerti, senza precisare in modo chiaro il contesto in cui tali operazioni si 
esplicherebbero; - la generale prevalenza del contratto scritto in lingua inglese, in caso di conflitto con 
la versione tradotta in lingua italiana (accettata dall'utente), senza prevedere la prevalenza 
dell'interpretazione più favorevole al consumatore, a prescindere dalla lingua in cui la clausola è redatta.


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martedì 2 maggio 2017

Il Tuo Biglietto da Visita


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Sono Web Designer , Web Master e Blogger . 
Creo il Vostro Sito Internet: 
Leggero e Responsive , Visibile e Dinamico , 
disegno Loghi e Marchi Aziendali ,
 dal Biglietto da Visita alla Insegna luminosa , 
realizzo Banner e Clip Animate 
per Pubblicizzare la Vostra Attività , 
consiglio un Blog ed un Video 
per fidelizzare i vostri Clienti ,
 volendo anche una Pagina Facebook.

VERIFICA LA  DISPONIBILITA' DEL NOME DEL TUO SITO 
CHE DESIDERI
QUI

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POI CONTATTAMI E TI PROGRAMMO LE PAGINE
IN BASE ALLE TUE ESIGENZE
IL TUO SITO E' LA TUA VETRINA NEL MONDO

Mi TROVI qui :

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