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martedì 9 febbraio 2016

Apple a Napoli per Lavoro o per il Fisco



Apple a Napoli, un “piatto di lenticchie” per 500 milioni di sconto fiscale
A prima vista sembrava il riscatto dell’Italia, e del sud in particolare. E invece la realtà, forse, è diversa: la multinazionale dell’innovazione ha dei conti in sospeso con il nostro fisco e questo è un modo per cominciare a metterli a posto

Diciamocela tutta: in giorni in cui il crollo in borsa di Montepaschi autorizzava ogni cassandra a vaticinare i più foschi presagi - armageddon finanziari, corse agli sportelli stile Mary Poppins, eurocrati in grisaglia in picchiata su Roma come in un quadro di Magritte - questa cosa della Apple che ha deciso di insediare in Italia il suo centro di ricerca sulle app ci ha messo un po' tutti di buon umore. La Apple. In Italia. A Napoli, poi.

E insomma, eravamo già pronti a issare il tricolore sul balcone, ad assumere la posa tipica da guascone di Rignano e per spernacchiare come nelle barzellette i francesi altezzosi, gli austeri tedeschi e l'Eurogruppo tutto. Non eravamo gli analfabeti digitali, quelli con la connessione internet più lenta di un treno regionale? Ebbene, siamo stati prescelti dall'azienda più innovativa del mondo. Tze.

Sarà il gufo che alberga in noi, ma presto lo stupore e l'orgoglio hanno ceduto il passo alla diffidenza. In effetti, siamo analfabeti digitali. E, a dire il vero, la nostra connessione internet è tra le più lente d'Europa. Allora, perché Apple ha insediato il suo centro di ricerca sulle app in Italia, a Napoli? Peraltro, questo investimento a quanto ammonterebbe? A quante persone darebbe lavoro? Non si sa.

Però si sanno altre cose. Ad esempio, che la Apple doveva al fisco italiano qualcosa come 880 milioni di euro di mancati pagamenti Ires, a causa di quella che in gergo tecnico si chiama “estero-vestizione” - vendo in Italia, fatturo in Irlanda, per i profani. Che lo scorso 30 novembre si è accordata col fisco italiano per pagarne solamente 318. E che l'Italia è l'unico Paese europeo che ha accettato un concordato fiscale con la multinazionale americana, abbandonando ogni pretesa nei suoi confronti.

A pensar male si fa peccato, certo. Ma il dubbio che quello di Apple sia stato un cadeau generosamente concesso al Paese che ha messo una pietra sopra alle furbate fiscali made in Cupertino viene. La speranza è che quel che centro di ricerca possa diventare davvero un importante vettore di sviluppo in una città che ha ne ha bisogno come l'aria e che non sia invece un “piatto di lenticchie” buono a farci titoli di giornale per un paio di giorni. Anche perché pare che alla Troika, le lenticchie, non piacciano granché.

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MULTINAZIONALI E LO SCONTO FISCALE

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domenica 31 luglio 2011

Napoli risorge attraverso Facebook



Napoli risorge attraverso Facebook


Il nome la dice lunga: si chiama “CleaNap Piazza Pulita” ed è una pagina di Facebook con più di 8.000 iscritti. Ogni 10 giorni circa, gruppi di giovani napoletani armati di sacchi e scope, si danno appuntamento in una piazza o in una via. E la ripuliscono da cima a fondo.

L’iniziativa è nata l’11 giugno 2011: prendendo spunto da un gruppo di cittadini che si erano riuniti per pulire Piazza Plebiscito, una ragazza di 27 anni (Emiliana Mellone), ha dato il via al tam tam su Facebook. E non c’è voluto molto perché la voce si diffondesse a macchia d’olio e più di 100 persone accorressero all’appuntamento in Piazza Bellini per la prima pulizia. Gli appuntamenti si sono susseguiti assumendo una cadenza sempre più regolare e convogliando una sempre più estesa e radicata rete di simpatie. Ci sono loro, gli “angeli della munnezza”, che imperversano tenacemente con tanto di guanti, scope, palette e detersivi, ci sono bambini e ragazzini incontrati nelle piazze, che di punto in bianco mollano in un angolo la bicicletta e corrono a pulire i muri coperti di graffiti, o a raccogliere cartacce e bottiglie sparse nei parchi.

E poi ci sono altri gruppi di “guerriglia urbana” nati con finalità simili, i “Friarielli ribelli” - per citarne uno - un gruppo (non è un’associazione) che ha scelto di esprimere la necessità di prendersi cura della propria città attraverso un gesto particolarmente emblematico: piantare fiori e piante nei parchi e nelle aiuole. Il manifesto del gruppo parla chiaro: “La scelta delle piante per combattere la nostra battaglia, non è casuale: una pianta, per vivere, ha bisogno di acqua e cure costanti, in una parola di attenzioni da parte delle persone che “vivono l’aiuola”. I nostri attacchi non possono essere gesti estemporanei e dimostrativi ma, per essere realmente efficaci, devono essere sostenuti dall’impegno costante della popolazione.” L’allegra “guerriglia urbana” partenopea, rappresenta un fenomeno significativo e tutt’altro che circoscritto, come mostrano le espressioni di solidarietà, che provengono da tutta la penisola, disseminate sulla pagina dei “CleaNap Piazza pulita”.

Il gruppo CleaNap al lavoro

I movimenti implicati in questo tipo di iniziative, nella maggior parte dei casi non sono associazioni, né – tantomeno – partiti politici. Non coltivano l’ambizione di sostituirsi alle istituzioni, ma desiderano semplicemente fiancheggiarle. Si tratta di un fenomeno spontaneo, che parte dal basso e che non si esprime (o non solo) attraverso un’ormai inflazionata sfiducia verso il mondo della politica (aspetto che caratterizza movimenti ugualmente nati dal basso e diffusi tramite la rete, come gli Indignados spagnoli), ma anche e soprattutto un atteggiamento propositivo, vòlto a riportare i cittadini al centro dell’azione. In questo senso, l’uso di Facebook o di altri strumenti della rete, veicola nel modo più naturale l’emergere spontaneo di iniziative simili a quella partenopea e la loro diffusione. Le pagine attraverso cui si esprime questo “risorgimento del senso civico” sono tantissime, sono sempre più numerose e rappresentano l’altro lato della medaglia di una generazione spesso stigmatizzata come “apolitica”: la voglia, cioè, di “rimboccarsi le maniche” e andare avanti.

Scritto da Martina Fragale


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