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sabato 14 aprile 2018

Quante Fake News hanno condiviso gli italiani durante le Elezioni


Una ricerca
L'Università di Urbino ha analizzato i post più condivisi 
nel corso della campagna elettorale. 
Ecco quali sono i temi più cari agli elettori. Con più di una sorpresa 

Fake news e satira hanno dominato tra le notizie più condivise sui social network durante l'ultima campagna elettorale italiana. Almeno cinque risultano essere 
non vere e una addirittura entra nella top ten.
Ha ottenuto un engagement totale di 142.000, l’articolo della  testata www.ilfatto.it (nulla a che vedere con  www.ilfattoquotidiano.it) con la notizia del ritrovamento in Sicilia di 500.000 schede elettorali già compilate. Storia totalmente priva di fondamento che però è al sesto posto per numero di condivisioni, reazioni e commenti. Così come quella pubblicata da Italia24ore.com di un senatore massacrato di botte da due disoccupati: engagement di 87.188.
La ricerca
È il primo quadro che emerge dal progetto “Mapping italian news 2018” del Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali dell’Università di Urbino Carlo Bo coordinato da Fabio Giglietto. Il progetto ha disegnato mappa della copertura mediatica su temi politici durante la campagna elettorale delle politiche del 2018 analizzando il livello di engagement prodotto intorno a queste notizie su Facebook e Twitter, stimando la tendenza politica delle diverse fonti e misurando il livello di polarizzazione  
delle audience online.

Quando Sanremo c'entra con la politica
Il rapporto mostra che gli argomenti arrivati all’attenzione degli italiani sui social e che hanno generato il maggior numero di interazioni, sfuggono all’ambito politico in senso stretto, ma hanno conquistato un posto centrale nella campagna elettorale. Il monologo di Pierfrancesco Favino 'La notte...', recitato dall’attore durante l’ultima serata del Festival di Sanremo, è arrivato in cima alla classifica delle notizie più condivise. Postato dalla Rai su Youtube e poi condiviso su Facebook, ha mosso un engagement totale di 433.939 interazioni.
A Favino segue Claudio Baglioni. Un articolo di viagginews.com riportava che il cantante aveva devoluto il suo compenso di Sanremo (700.000 euro) ai terremotati. Notizia che si piazza al secondo posto, ma risulta falsa o, quantomeno, inesatta. Quello devoluto da Baglioni non era infatti il compenso per la conduzione del Festival, ma per il concerto al Vaticano del dicembre precedente.

Chi coinvolge di più
A sviluppare più engagement, poi, sono state fonti dichiaratamente di parte che raggiungono volumi di interazioni pari o superiori nelle condivisioni su Facebook rispetto alle fonti propriamente giornalistiche. In testa ai siti che hanno prodotto le notizie con più engagement ci sono 'Il blog delle stelle e beppegrillo.it, seguiti da Repubblica  e Il Fatto quotidiano.
L’unico altro sito di partito tra i primi 25 come volume di interazioni è quello del Partito democratico (democratica.it), comunque molto inferiore ai concorrenti pentastellati, con un engagement totale di poco più di 1,6 milioni contro oltre 15 milioni.

Chi sono gli 'hyperpartisan' e quanto sono ascoltati
Sono in tutto otto le testate hyperpartisan a entrare in questa classifica con un volume totale di interazioni che sfiora i quattro milioni. Piattaforme non giornalistiche che, secondo la ricerca, lavorano per orientare l’opinione pubblica con contenuti di parte se non, addirittura, con notizie false create apposta per generare indignazione e promuovere  sentimenti “antisistema”. Tra questi siti spicca piovegovernoladro.info: ha totalizzato oltre 640 mila interazioni.



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lunedì 19 marzo 2018

Profili Facebook Rubati per fini Elettorali


 Tegola su Zuckerberg 
Lo scandalo si allarga. 
Stati Uniti e Regno Unito 
ora puntano il dito contro l'amministratore delegato Mark Zuckerberg. Elezioni Usa 2016, con la vittoria di Trump, e referendum Brexit sono stati "manipolati"? E chi lo avrebbe fatto ha utilizzato dati contenuti proprio su uno dei più famosi e frequentati social del web? 


Si ingrandisce lo scandalo Facebook, il giorno dopo l'inchiesta del New York Times e del Guardian, che ha dimostrato come i dati dei profili di 50 milioni di elettori americani siano stati illecitamente usati da Cambridge Analytica e da una società canadese per fini elettorali.                                          Nel mirino è finito il fondatore di Fb, Zuckerberg: gli Usa vogliono ascoltarlo davanti alla Commissione d'inchiesta per il voto alle presidenziali del 2016, in cui ha vinto Trump, e Londra per il referendum che ha portato poi alla Brexit. Facebook, intanto, ha già silurato Cambridge Analytica e i due scienziati responsabili della raccolta dati.  In una nota, Facebook fa sapere che sta conducendo un "controllo interno per accertare se i profili personali dei 50 milioni di utenti segnalati come dati utilizzati in modo improprio da un consulente politico esistano ancora". Facebook sta "cercando di stabilire l'accuratezza delle accuse", ovvero "che un ricercatore abbia fornito alla società Cambridge Analytica dati di user Facebook, a partire dal 2014, in modo inappropriato". Paul Grewal, vice presidente Facebook, ha affermato di essere impegnato ad "applicare con forza tutte le politiche aziendali per proteggere le informazioni degli utenti". 

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Cambridge Analytica ha aiutato Trump , Oscurata da Facebook


Cambridge Analytica è finita nel mirino del procuratore speciale per il Russiagate Robert Mueller.
Facebook ha oscurato dalla sua piattaforma, la società dati britannica che ha aiutato il presidente Donald Trump durante le elezioni del 2016. L'accusa è di aver ingannato il social media e violato le politiche sulla gestione dei dati degli utenti. 

Facebook spiega che Cambridge Analytica ha conservato impropriamente i dati degli utenti pur avendo detto che li aveva distrutti. Nell'annunciare la sospensione Facebook non entra nel dettaglio di come Cambridge Analytica ha usato i dati o se li ha dati alla campagna di Trump. Cambridge Analytica è finita nel mirino del procuratore speciale per il Russiagate Robert Mueller. Secondo l'accusa,  ha raccolto informazioni private di oltre 50 milioni di utenti americani di Facebook. Dati raccolti pagando un ricercatore esterno che a Facebook avrebbe detto di averne bisogno per motivi accademici. L'acquisizione dei dati avrebbe consentito a Cambridge Analytica di accedere alle abitudini online e sui social media di milioni di americani, sviluppando tecniche poi adottate durante la campagna di Donald Trump nel 2016.

 Facebook ha inizialmente cercato di minimizzare la portata dell'incidente. Poi però ha ammesso: ''È stata una frode''. A parlare è stato il legale del gruppo in una nota al New York Times: ''Assumeremo tutte le misure necessarie per assicurarci che i dati siano cancellati una volta per tutte''. Per Cambridge Analytica tutto è iniziato nel 2014, quando si è assicurata un finanziamento da 15 milioni di dollari dal finanziatore repubblicano Robert Mercer e ha attirato l'attenzione di Steve Bannon con la promessa di strumenti per identificare la personalità degli elettori americani e influenzare il loro comportamento. L'unico problema era che la società non aveva i dati su cui lavorare. Cambridge Analytica, tramite il suo amministratore delegato Alexander Nix, ha più volte ribadito di non aver mai ottenuto dati di Facebook. Successivamente è però tornata sui suoi passi e ha scaricato la responsabilità di Aleksandr Kogan, accademico russo-americano, dal quale ha acquistato i dati. In Gran Bretagna Cambridge Analytica è oggetto di indagini da parte del parlamento e delle autorità di governo per possibili violazioni della privacy e sulle accuse di aver lavorato illegalmente sulla campagna per la Brexit. 

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