lunedì 11 aprile 2011

Il prodotto sei tu “Condividi” e “connetti”





Il prodotto sei tu 
“Condividi” e “connetti”








“Condividi” e “connetti” sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si è fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. E’ una nuova corsa all’oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere è facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e può succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto “mi piace”? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. C’è libertà di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dell’Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto l’Autorità garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente l’accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto d’autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma c’è anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si può tenere insieme la libertà d’espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita è libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks? 






Facebook? Non è poi così libero, sfrutta i tuoi dati per far soldi, vende i profili ad aziende "maligne" senza scrupoli, ti cancella l'account da un giorno all'altro senza motivo, oppure, peggio, per motivi politici. Chi ha visto il servizio dedicato a Facebook dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli avrà pensato che questo Facebook è una specie di trappola infernale dove ti rubano soldi, ti censurano e ti va bene se non finisci in galera. Forse è deviante descrivere un social network con 500 milioni di iscritti con qualche caso. Qualcuno può dire che su Facebook non puoi esprimere la tua opinione? O che in Italia non c'è dibattito politico? E se ci sono applicazioni che ti chiedono soldi per comprare oggetti virtuali e qualche utente è disposto a pagare per questo, cosa fa Facebook di male?
E poi la privacy, già, questo problema vitale nell'era berlusconiana: privacy, privacy, privacy, un tantra ripetuto da chi non è nessuno e si sente una star. Ma chi vuole vedere le vostre foto al mare con la pancetta? Cosa gliene frega al mondo di dove siete stati in vacanza? Non siamo vip, non viviamo sotto i riflettori. Siamo solo uomini con vite, problemi, sentimenti molto simili gli uni agli altri. Questa è la Rete, qui Milena Gabanelli e il suo programma sono una voce come tante altre, qui se si dicono cose inesatte o comunque parziali, arriva l'onda di ritorno che per Milena e il suo grande staff porta quasi sempre elogi, condivisioni (proprio su Fb) e applausi. Forse oggi arriva anche qualche critica, ma chi sta in Rete e la conosce ha l'umiltà per accettare anche i fischi.
Ovvio, alcuni problemi sottolineati da Report esistono, ma bastano pochissime regole per rimanerne al riparo. La prima è che i minori non possono essere abbandonati su Internet (così come nella vita reale per altro), la seconda è che quello a cui puntano tutte queste "infezioni", "malignità", "virus" etc è clonarti la carta di credito per prosciugarti il conto corrente che, se non sei uno sprovveduto, è assicurato, e poi, terzo, se Facebook inizia davvero a comportarsi come i casi limite sottolineati da Report, quanto pensate che duri?


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