venerdì 29 aprile 2016

Internet fai da te in ITALIA


Internet fai da te

Può sembrare un’impresa proibitiva, a sentirla raccontare: serve un legale che aiuti a costituire un’associazione, un commercialista, informatici e ingegneri per installare e gestire la rete, bisogna affrontare i burocrati del ministero per autorizzazioni e licenze e i colossi delle telecomunicazioni per acquistare la banda. Impossibile? No. A Verrua Savoia, 1500 abitanti a 50 chilometri da Torino, ci sono riusciti: con un’associazione no profit cui hanno aderito 450 delle 650 famiglie del paese, hanno portato Internet ad alta velocità (ma a bassissimo costo) nelle venti e più borgate tra le colline, da cui le grandi compagnie della rete si tengono alla larga. Non conviene, non rende. E ai cittadini non resta che fare da sé. Come a Verrua, dove hanno fondato la prima associazione in Italia registrata come provider, ovvero un fornitore di servizi Internet. 

La riscossa dei piccoli Comuni contro il divario digitale passa da qui: ieri oltre 300 tra esperti e amministratori locali provenienti da varie parti d’Italia, si sono incontrati per capire come replicare il modello. «Da quando abbiamo fondato l’associazione ho ricevuto più di 2 mila mail», racconta Daniele Trinchero, professore del Politecnico di Torino e fondatore del laboratorio i-Xem, che nel 2010 ha cominciato questa avventura utilizzando materiali di recupero per portare Internet in paese. E poiché la filosofia è diffondere e condividere, Trinchero li ha invitati tutti a Verrua. E ha messo a disposizione tecnici, ingegneri, legali: tutto quel che serve per mettere in piedi un’associazione e diffondere Internet sul territorio. In 300 sono venuti, altri 200 hanno seguito i lavori in streaming.  

Decisi a ribellarsi alla dittatura del «piccolo è svantaggioso». «Nelle nostre valli è facile restare tagliati fuori», racconta Alberto Oss, arrivato da Canezza, in Valsugana. Basta abitare sul versante sbagliato. Con alcuni amici ha messo le sue competenze di informatico al servizio della comunità. In poco tempo l’associazione Gallianetwork è arrivata a servire 100 famiglie: «Ora vorremmo strutturarci, ecco perché siamo qui». Lo stesso vale per Francesco Zitelli, 26 anni, emissario dell’amministrazione appena insediata di Due Carrare, nel Padovano: «Si sono resi conto che la difficoltà di accedere a Internet e al bagaglio di informazioni che diffonde è un problema primario».  

Lomazzo, provincia di Como, ha inviato l’assessore Graziano Polli, Lizzano in Belvedere (Bologna) il consigliere Zeno Tamarri, 24 anni. Altri amministratori sono arrivati dall’Emilia, dalla Toscana, da Latina e da Taranto, oltre che da Liguria e Piemonte. Per non parlare dei singoli cittadini, decisi a tornare a casa con un bagaglio di informazioni da riversare su sindaci diffidenti o poco interessati. «Da noi il Comune ha preso accordi con una società, ma c’è da spendere tanto - , racconta Renato Righini, residente in una frazione di Castello d’Argile nel Bolognese -. Domani tornerò a parlargli, perché si può avere lo stesso a molto meno». A Verrua, con il fai da te,
 una famiglia spende 80 euro l’anno.  

I cittadini si fabbricano la banda larga
Altri otto comuni aderiscono all’associazione che porta Internet a basso costo nelle piccole realtà.



L’idea di fondo è utilizzare materiali a basso costo su cui implementare la tecnologia necessaria a trasmettere il segnale Internet.
Si era capito subito che sarebbe stato un esperimento dirompente: i cittadini che si mettono in proprio per garantirsi un servizio che il mercato fornirebbe solo a condizioni improponibili o comunque piuttosto svantaggiose. Si era capito anche che molti avrebbero seguito l’esempio di Verrua Savoia, 1.477 abitanti a 60 chilometri da Torino, diventato alla fine dello scorso anno il primo comune italiano a essere considerato un provider, ovvero un fornitore di servizi Internet sul modello delle compagnie telefoniche. Nel giro di pochi mesi il modello ha piantato radici e ora mostra i primi germogli. Verrua Savoia ha fatto da apripista, poi si è aggiunto Lamporo, piccola realtà del vercellese, e da qualche giorno altri sette comuni: Brozolo, Brusasco e Cavagnolo, in provincia di Torino; Gabiano Monferrato, Mombello Monferrato, Moncestino, Villamiroglio, in provincia di Alessandria.  

Contro il «digital divide»  
Entro fine anno 3.200 famiglie otterranno una connessione a Internet pagando una cifra quasi irrisoria, 50-80 euro l’anno a seconda dei casi. Gliela fornirà non il Comune (la legge lo vieta) ma un’associazione di cittadini creata ad hoc da un professore del Politecnico. Daniele Trinchero, fondatore del laboratorio i-Xem, qualche anno fa - dopo aver portato Internet a costo zero (o quasi) nei luoghi più remoti, e perciò ignorati dalle grandi aziende di telecomunicazioni, dal Monte Rosa alla foresta amazzonica, alle isole Comore - ha deciso di portarlo anche a casa sua, Verrua Savoia. Un piccolo comune in collina, tra i tanti a scontare il «digital divide» che affligge l’Italia, divisa tra le aree urbane raggiunte dalla banda larga e le piccole realtà, spesso sprovviste.  
L’esperimento è cominciato così: Trinchero, con un gruppo di ricercatori, ha recuperato vecchi pc, schede radio, antenne, e realizzato due ponti radio da quaranta chilometri ciascuno portando la banda larga sul 97% del territorio di Verrua. Quattro anni dopo quel progetto si è trasformato: esaurito il finanziamento del ministero dell’Università e il contributo del Politecnico, è diventato un’associazione composta dai cittadini di Verrua, chiamata «Senza Fili, Senza confini», che oggi fornisce la banda larga a 360 famiglie (su 650) al costo di 50 euro l’anno. Una rivoluzione: nei mesi scorsi ne hanno parlato il New York Times, la Bbc, Al Jazeera. Un apripista per il resto d’Italia: in sei mesi mille comuni hanno scritto o telefonato per chiedere informazioni. E l’associazione dei Digital Champions italiani ha chiesto a Trinchero, che di «Senza Fili Senza Confini» è presidente, di analizzare la replicabilità del modello adottato a Verrua.  

Il modello si estende  
Ed ecco il terzo programma: «Senza Esclusi». Trinchero ha analizzato la situazione: la forbice tra zone urbane e rurali negli ultimi anni si è progressivamente ampliata. All’interno della stessa campagna esiste un divario digitale: anche quando il capoluogo ha accesso alla banda larga quasi mai la connessione raggiunge tutto il territorio, anzi, spesso i piccoli insediamenti ne restano privi. «Senza Esclusi» è un modo per mettere a disposizione le competenze tecniche e l’esperienza accumulata a Verrua. Il primo a testarlo è stato Lamporo, in provincia di Vercelli. Poi si sono aggiunti gli altri sette, per ora inglobati dall’associazione ma solo finché non riusciranno a cavarsela da sé. Altri arriveranno, del resto il bacino potenziale è sterminato: basti pensare che 3.521 degli 8.092 comuni italiani hanno meno di 2 mila abitanti. 


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