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venerdì 24 luglio 2015

Biglietti da Visita Perfetti




Le regole per la stampa di biglietti da visita perfetti

I biglietti da visita hanno il compito di rappresentare un’azienda e di rappresentarla, per questo la loro stampa e realizzazione richiede regole precise.

I biglietti da visita sono una degli strumenti di marketing più antichi ed utilizzati con oltre 200 anni di storia alle spalle. I primi esemplari stampati circolare in qualità di strumento di promozione personale addirittura fino alla metà del XXVIII secolo in Francia e in Italia. Nel corso dei decenni successivi ovviamente le tecniche di realizzazione si sono affinate e oggi l’uso che se ne fa rientra all’interno di strategie di marketing ben strutturate a livello aziendale.

Il biglietto è la prima forma di comunicazione visiva che l'azienda manda all'esterno e molto spesso è lo specchio dell'azienda stessa.
Nel marketing l’immagine è praticamente tutto e un buon biglietto da visita professionale è l’esempio più lampante del ruolo che il fattore estetico riveste nel rapporto tra l’azienda e i suoi clienti. Logicamente anche i contenuti hanno la loro importanza ma nel caso delle business card l’aspetto visivo e il modo in cui si presentano sono indubbiamente determinanti nell’approccio con il pubblico.

Attualmente è possibile realizzarli anche direttamente sul web, come ad esempio sul portale di I Print Different, che offre diversi servizi tra cui la stampa di biglietti da visita, depliant, pieghevoli e brochure.

Scopriamo allora insieme quali sono i principi da rispettare nella fase di progettazione, realizzazione e stampa di biglietti da visita vincenti.

Creatività e dimensioni da rispettare
Non esistono limiti alle soluzioni creative e fantasiose che potete adottare per la vostra business card. Tuttavia vanno rispettate le dimensioni riconosciute come standard per un biglietto da visita che sono 8,5×5,5.
Entro questi limiti potete dare spazio alla vostra fantasia tenendo tuttavia sempre in mente qual è lo scopo ultimo di un buon biglietto da visita: dire chi siete, chi è la vostra azienda e fornire informazioni di contatto semplici e chiare.

Quali sono le informazioni da inserire
I contenuti e soprattutto la loro organizzazione sono fondamentali. La regola è “non dire tutto, ma solo l’essenziale”. Non ha alcun senso “infarcire” il vostro biglietto da visita professionale con informazioni dettagliate. Sarà sufficiente inserire: nome o logo dell’azienda, vostro nome e ruolo, indirizzo, numero di telefono, email. Ricordate: sito web e contatti social sono le info da includere in una business card di qualità.

Inserire sempre un po’ di colore
I biglietti da visita più diffusi sul mercato sono quelli a due colori. Tuttavia con le tecniche di stampa a disposizione oggi non ci sono limiti all’uso del colore. Tuttavia è bene non esagerare con la fantasia e assicurarsi sempre che le vostre scelte siano coerenti con l’immagine aziendale.

Non perdere mai di vista la leggibilità
In questo senso la scelta del carattere tipografico è fondamentale. Per ottenere un biglietto da visita professionale è meglio evitare i fonts più fantasiosi e particolari (a meno che la vostra attività non lo richieda) a favore di linee più semplici e pulite.
Prestare attenzione alle rifiniture
Se avete come obiettivo quello di trasmettere di voi un’immagine elegante e raffinata si possono prendere alcuni accorgimenti in grado di rendere il vostro biglietto da visita professionale davvero unico come ad esempio la stampa a raggi ultravioletti, l’inchiostro metallico

Come utilizzare ed inserire le immagini
Può essere una buona strategia includere un’immagine all’interno del vostro biglietto da visita dal momento che può aiutare il cliente a ricordare chi siete, per chi lavorate e che cosa offrite: potrebbe essere il vostro primo piano, una foto ufficiale dell’azienda, il logo (scelta più comune) o anche il principale prodotto della vostra offerta.


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giovedì 7 novembre 2013

Aggirare la Censura Tunisina



La storia del collettivo Nawaat.org, principale riferimento dell'informazione indipendente,
 e la lotta contro la repressione della stampa da parte di Tunisi.

- La libertà di stampa è da sempre una delle realtà più ferite della transizione tunisina. Negata durante il regime di Ben Ali, continua ad essere oggetto di crescenti divieti.

Nulla di più preoccupante, infatti, nel constatare che dopo la caduta del regime dittatoriale, le "luminose" promesse di dialogo, pluralismo e indipendenza dell'informazione non sono state esaudite.
Del resto, i dati parlano chiaro. Reporters sans frontières, l'organizzazione non governativa internazionale che agisce da 25 anni in difesa della libertà di stampa in tutto il mondo, ha stilato la consueta classifica annuale, che vede la Tunisia 132esima su un totale di 179 Paesi, scivolando dunque di quattro posti, quando ne aveva guadagnati oltre 30 nel 2011. Perché? Perché c'è stato un aumento nelle aggressioni ai giornalisti nel primo trimestre del 2012 e perché le autorità hanno mantenuto un vuoto legislativo rimandando l'implementazione dei decreti leggi sulla regolamentazione dei mezzi di informazione.

Durante la rivoluzione del 2011, blogger e cyber-dissidenti sono riusciti a mostrare all'opinione pubblica internazionale la verità sui massacri in corso da parte del regime. "Le televisioni e i giornali nazionali, fedeli alle direttive di palazzo, tacevano sulle rivolte in corso. Abbiamo capito che c'era un vuoto tra la documentazione prodotta dai testimoni degli eventi e la fruibilità della stessa da parte dei mezzi di informazione. Il nostro sito era ancora oscurato in Tunisia, ma perfettamente visibile al di fuori dei confini nazionali. Era arrivato il momento di superare il blocco mediatico imposto dal regime", racconta il blogger Houssem Hajlaoui, membro del collettivo Nawaat.org, il maggiore riferimento per l'informazione indipendente in Tunisia.

Come aggirare la censura? Nawaat è riuscito nell'intento. L'idea primordiale del blog collettivo nasce nel 2004, anno in cui Sami Ben Gharbia, Riadh Guerfali e Sufien Guerfali, tre ragazzi tunisini in esilio politico, decidono di dare la possibilità ai cittadini di esprimersi creando uno spazio per tutte le voci dissidenti che vogliono resistere alla dittatura.

"Cosciente che la conquista della libertà di espressione è una lotta quotidiana da condurre in totale indipendenza, Nawaat non riceve finanziamenti da partiti e non accetta sovvenzioni pubbliche", con queste parole i blogger chiariscono le loro finalità sul sito web. Nel 2011, Nawaat ha conseguito dalle ong Reporters sans frontières ed Electronic Frontier Foundation, il World Summit Award come riconoscimento per il lavoro fatto prima e durante la rivoluzione tunisina, ricoprendo un ruolo cruciale nella definizione delle dinamiche sociali e politiche del Paese.

Il sito, ha creato una pagina dedicata al "dossier Tunileaks", in cui la redazione ha pubblicato clandestinamente tutti i cablogrammi messi a disposizione da Wikileaks in merito al regime di Ben Ali, oltre a quello sugli avvenimenti di Sidi Bouzaid, su cui i media tradizionali hanno taciuto. "La diffusione di questi documenti ha provocato una forte scossa all'interno del Paese - ha sottolineato Sami Ben Gharbia - Dire che abbia contribuito al sollevamento è troppo, ma se non altro è servito a far capire alla gente che Ben Ali non godeva più del pieno supporto americano. Grazie a TuniLeaks si è fatta strada l'idea che, eccezion fatta per il governo francese, il re era nudo e poteva essere attaccato".

Per evitare i blocchi della censura, Sami e compagni hanno utilizzato delle mailing list per diffondere gli articoli e le piattaforme Youtube e Dailymotion per divulgare i contenuti video. Ma ecco la chiave di volta: Il 14 gennaio 2011, giorno della fuga di Ben Ali dal Paese, la polizia informatica ha sdoganato le censure su Nawaat, che è dunque tornato ad essere visibile. "La caduta del regime ci ha offerto la possibilità di lavorare allo scoperto e con più serenità - ha commentato Sami Ben Gharbia - La creazione dell'associazione risponde all'esigenza di moltiplicare le nostre attività e di proporre iniziative a più stretto contatto con la società".

I membri del collettivo hanno avuto la possibilità di ritornare in Tunisia uscendo dall'anonimato e tuttora continuano a lavorare per l'indipendenza dell'informazione nella loro sede a Tunisi. Il sito, infatti, raccoglie in media 87,244 visite al giorno e continua a riconfermarsi come fonte primaria dell'informazione in Tunisia.

di Beatrice Cati per http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=90298
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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

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