venerdì 12 novembre 2010

Addio alle web radio e tv libere in Italia


Addio alle web radio e tv libere in Italia

L’Agcom ha approvato un documento che prevede una tassa (fino a 1.500 euro) per mettere in piedi un canale on-line. E il peggio non sembra finito…


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Diamo addio alle web radio libere, sgravate da oneri burocratici e autorizzazioni. Dovranno fare unadichiarazione di inizio attività e pagare un costo di autorizzazione pari a 750 euro. Che sale a 1.500 euro per le web tv lineari (cioè con palinsesto). È l’effetto di un provvedimento approvato ieri sera daAgcom (Autorità garante delle comunicazioni), a cui spetta il compito di trasformare in regolamento attuativo il decreto Romani sui servizi media audiovisivi. Nella stessa riunione di consiglio, Agcom doveva stabilire anche una prima bozza di regole per potenziare la lotta alla pirateria (sempre sulla scorta del Romani), ma ne ha rinviato la discussione. Meno male: il testo su cui Agom si stava orientando ipotizzava misure di severità inaudita, per oscurare siti e bloccare il peer to peer.

Web radio e web tv lineari
Alla fine il testo approvato su web radio e web tv lineari alleggerisce gli obblighi che si leggevano nellabozza di regolamento, criticata dai soggetti interessati. Il costo per l’autorizzazione indicato prima era infatti di 3mila euro. Dovranno inoltre presentare solo una Dia, dichiarazione di inizio attività, e poi cominciare subito a trasmettere. Nella bozza precedente invece si chiedeva alle web tv lineari di chiedere autorizzazione ad Agcom e aspettare 60 giorni la risposta, prima di trasmettere.

Finora l’Autorità ha deliberato solo sulle web tv più simili ai normali canali televisivi lineari: quelle cioè con un palinsesto. Ha rimandato a lunedì la decisione sulle web tv con video on demand, che sono la maggioranza delle migliaia di web tv italiane. È probabile che per queste tv gli oneri saranno ancora più leggeri, visto che c’era questa diversa proporzione nel testo di bozza.

Anche se alleggerite, le regole su web tv e web radio sono una svolta nello scenario italiano. Finora infatti quei servizi hanno trasmesso in totale libertà, senza dover affrontare costi di autorizzazione né burocrazia. Questi potrebbero essere tali da scoraggiare alcune (se non molte) web tv e web radio amatoriali. Attendiamo di poter leggere il regolamento, ancora non pubblicato, per scoprire tutti i nuovi oneri burocratici e valutarne il peso.

Guerra ai pirati
Agcom aveva scritto un testo di regole anti pirateria che, se fosse stato approvato, sarebbe finito inconsultazione pubblica; primo tassello di un iter fino al provvedimento finale.
Ha deciso però di rinviarela discussione a lunedì. Per fortuna: ci sarà più tempo per il dibattito, visto che il testo conteneva misure molto severe contro la pirateria. Addirittura inaudite in Occidente. In sintesi: Agcom voleva imporre ai provider di oscurare siti collegabili anche indirettamente all’attività di pirateria e di bloccare il traffico peer to peer degli utenti. Il tutto, a fronte di segnalazione delle forze dell’ordine o dei detentori di diritto d’autore. Adesso invece si oscurano siti solo a fronte di richiesta di un’autorità giudiziaria e in nessun modo si blocca il traffico peer to peer degli utenti.

Come nota Stefano Quintarelli, quelle misure violano norme comunitarie, sono forse persinoanticostituzionali e contrastano con il normale funzionamento di Internet. È ancora presto per cantare vittoria, ma la sensazione è che Internet al momento l’ha scampata bella. Il futuro testo Agcom sul copyright, se arriverà, dovrebbe essere più moderato.

di Alessandro Longo

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