sabato 6 novembre 2010

Roberto Maroni apre alla tecnologia wi-fi in Italia

Wi Fi più libero, ma mica tanto.


Dopo cinque anni e quattro mesi, se tutto va come formalmente promesso dal ministro degli Interni Roberto Maroni, le norme che hanno soffocato la Rete senza fili in Italia (il cosiddetto decreto Pisanu) saranno modificate: niente più richiesta di un documento d’identità cartaceo per accedere all’WiFi nei locali pubblici, niente più obbligo dei gestori di chiedere l’autorizzazione in questura per fornire il servizio (mentre resta ancora in dubbio se questi dovranno in qualche modo archiviare la navigazione on line dei loro clienti, come avviene ora).
Non sarà tuttavia, come ha invece sostenuto Maroni, una vera liberalizzazione. Secondo il governo e la maggioranza infatti, bisogna «contemperare le esigenze della libera navigazione con quelle della sicurezza», come spiega il responsabile Internet del Pdl Antonio Palmieri a ‘L’espresso’: quindi «si studierà un modo per identificare i dispositivi attraverso i quali le persone si connetteranno» alla Rete senza fili da locali pubblici.
Che cosa significa questo? Ancora non si sa: «Ci sono due mesi per trovare un sistema (la legge attuale scade a fine anno e non verrà prorogata, ndr) quindi ne discuteranno i tecnici dei ministeri (Interni, Innovazione e Sviluppo economico) insieme alla Polizia postale, poi ci sarà il confronto politico sul disegno di legge in Parlamento», dice Palmieri.
L’ipotesi più probabile , secondo quanto si dice da settimane, è che si vada verso un sistema di identificazione via sms: l’utente immette on line il proprio numero di cellulare e a quel punto riceve una password con cui può accedere alla Rete. Un metodo in verità già parzialmente utilizzato anche oggi, grazie a una circolare che consente questa forma di ‘aggiramento’ della vecchia norma.
Quindi non cambierà nulla, di fatto? «Non è vero, cambierà molto», risponde Palmieri. «Intanto si fa piazza pulita di tutte le carte e di tutte le burocratizzazioni che finora hanno caratterizzato quasi ovunque la navigazione WiFi. Poi verrà meno l’obbligo per il gestore di chiedere l’autorizzazione alla questura».
Ad ogni modo, precisa il responsabile Internet del Pdl (che ha lavorato per mesi verso questa soluzione) «non si può ancora dire con precisione quali saranno le modalità pratiche di accesso all’WiFi pubblico. Saranno il più snelle possibile, fatte salve le esigenze di identificazione per ragioni di sicurezza. E’ un robusto passo in avanti».
Curioso tuttavia che queste «esigenze di identificazione», motivate con ragioni di prevenzione antiterrorismo, non vengano avvertite in tutti gli altri Stati occidentali dove la navigazione senza fili è libera, sebbene ci siano stati casi molto significativi di attentati, a partire dagli Stati Uniti.
La soluzione partorita dal Consiglio dei ministri è probabilmente un compromesso tra Maroni (riluttante alla liberalizzazione) e Brunetta (che invece spingeva in questo senso), con il responsabile dello Sviluppo Economico Paolo Romani in mezzo. Non si ha notizia della posizione di un quarto ministro che pure dovrebbe interessato alla vicenda, quello del Turismo Brambilla. Infatti, come noto, i ‘posti di blocco’ che attualmente sono piazzati attorno all’WiFi costituiscono una notevole scomodità per gli stranieri, che quando arrivano in Italia e scoprono di non potersi collegare alla Rete con il proprio pc da un bar restano di sasso. Tra l’altro, il sistema di identificazione via sms rischia di escludere proprio gli stranieri: infatti, non essendo i loro numeri direttamente riconducibile a un’identità, non possono ricevere la password per navigare.
Anche questo è un punto complicato che governo e Parlamento sono chiamati ad affrontare in vista della sostituzione del decreto Pisanu con nuove norme. Limitarsi a eliminare quelle vecchie – illiberali e dannose per l’innovazione del Paese – sarebbe stato molto più semplice e molto più civile. Infatti non l’hanno fatto.

FONTE:http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/11/05/wi-fi-piu-libero-ma-non-basta/


Roberto Maroni apre alla tecnologia wi-fi in Italia. "E' mio intendimento, ci stiamo lavorando da tempo, portare la prossima settimana in Consiglio dei Ministri una proposta che ci consenta di superare il decreto Pisanu che scade il 31 dicembre liberalizzando il wi-fi ma garantendo le informazioni che consentono alla magistratura e alla polizia di proseguire le indagini", ha detto il Ministro dell'Interno durante il question time alla Camera, rispondendo a un'interrogazione della Lega Nord. "La norma funziona - ha spiegato - ma è del 2006, in questi anni c'è stata una evoluzione tecnologica che mi consente di dire che si può trovare una soluzione diversa dalle restrizioni del decreto Pisanu che consentano comunque l’attività investigativa".

Secondo Maroni la norma Pisanu è stata molto efficace e ha permesso di "sventare minacce sul fronte del terrorismo e della criminalità organizzata", ma con la rapida evoluzione tecnologica attuale è fondamentale "raggiungere un equilibrio che permetta di contemperare le esigenze di sicurezza previste dal decreto Pisanu con quelle di accesso alla rete e al wi-fi".


Wi-Fi: Grasso "Da liberalizzazione danno alle indagini"


Per il procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, l’accesso libero alle postazioni Wi-Fi e agli internet point, introdotto dal pacchetto Sicurezza, porterebbe a “ridurre moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet”. “Bisogna rendersi conto – ha spiegato il procuratore intervenendo a Bari – che dietro queste reti wi-fi e internet point ci si può nascondere benissimo nella massa degli utenti non più identificabili e si possono trovare anche terroristi, pedofili e mafiosi”.

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