martedì 7 giugno 2016

Google ed i suoi Algoritmi


Google ed i suoi Algoritmi 

Quali sono e come ragionano gli algoritmi di Google
, almeno quelli ad oggi conosciuti.

Si sente spesso parlare di questi fantomatici "algoritmi di Google", ed ancora molto c'è da scoprire su di essi. Tuttavia, si possono certamente identificare i principali, che ogni SEO specialist che si rispetti dovrebbe quanto meno conoscere: proviamo ad analizzarli uno per uno.

1. Panda

Google Panda nasce nel lontano 2011, ed è forse il principale algoritmo di Google, o quanto meno quello maggiormente aggiornato e sul quale si concentrano molti dei suoi sforzi di ottenere un motore di ricerca che possa definirsi "perfetto". Nato come semplice filtro, solo da quest'anno è di fatto divenuto un vero e proprio algoritmo di calcolo, seppur non applicato in modo "real time" (ovvero direttamente su ogni ricerca dell'utente). Fondamentalmente, Panda controlla la qualità del contenuto di una pagina web. Le pagine che gli piacciono sono: quelle con contenuti originali, ben tematizzati e distribuiti all'interno del sito, esaustivi e non finalizzati a link e/o spingere risorse esterne. 
Quali non gli piacciono? Quelle con contenuti copiati da altre fonti, doppioni di testi e/o immagini presenti su altre pagine dello stesso sito, scarni o poco inerenti all'argomento. Regole da rispettare: testi sempre di almeno 300-400 parole, assolutamente inerenti alla tematica della pagina, user experience di qualità per l'utente finale. Assolutamente da evitare: copia e incolla da altre fonti, eccessivo utilizzo delle keyword all'interno del testo, testi troppo brevi.

2. Penguin

Google Penguin nasce nel 2012, con lo scopo di stanare i link atti ad innalzare il ranking di altre pagine (interne o esterne al sito). Il nemico n.1 dei SEO, tanto per capirci. E' sicuramente l'algoritmo più pericoloso, in quanto un aggiornamento può facilmente portare un sito web a "crollare" in SERP in brevissimo tempo. Anche Penguin sarà a breve real-time, il che significa che la frequenza di penalizzazione sarà molto alta, ma al tempo stesso più veloce la possibilità di "redimersi" rimuovendo i link ritenuti sospetti da Google. Ne abbiamo già parlato in passato, ma val la pena ricordarlo: quali sono i link che piacciono a Penguin? Quelli naturali, inerenti all'argomento della pagina alla quale rimandano e con anchor text (testo del link) spontaneo e comprensibile. Quali non gli piacciono? Link di spam, link a pagamento, link provenienti da network di siti sospetti, link con anchor forzati o non inerenti. Tutte tecniche da evitare nel 2016, se non si vuole correre il rischio di sprofondare in decima pagina.

3. Hummingbird

Google Hummingbird è stato introdotto nel 2013 come principale algoritmo interpretativo: per dirla facile, il suo scopo è quello di capire le intenzioni di ricerca dell'utente al di là della keyword digitata. Per fare ciò, lavora in real-time per cercare di mostrare risultati in SERP che rispondano non tanto alla specifica keyword, ma a quello che si presume l'utente stia realmente cercando, calcolando quindi l'utilizzo di sinonimi e di argomenti correlati alle parole chiave immesse. Una mannaia per alcune delle vecchie tecniche SEO, dal momento che non gli piacciono certamente pagine con parametri strettamente impostati sulle keyword, con utilizzo ripetuto di esse nel testo e con esperienza utente scarsa. Cosa fare? Focalizzarsi sugli argomenti e non sulle keyword, offrendo contenuti completi ed originali, capire quale linguaggio usa il nostro target, e utilizzare tecniche di ottimizzazione moderne, che impostino alcuni dei principali fattori di pagina (titoli, meta, h1, snippet ecc...) seguendo il linguaggio naturale del web.

4. Pigeon

Google Pigeon è un algoritmo piuttosto recente, nato nel 2014 ed attualmente attivo solo sulle ricerche in lingua inglese. E' un algoritmo che potrebbe rivoluzionare il mondo della SEO nei prossimi anni, perchè nasce con l'intento di manipolare i risultati del motore sulla base della posizione dell'utente. SEO geo-localizzata? Quasi. 
Quella, di fatto, esiste già ed è applicata dai cosidetti algoritmi locali (seppur molto dipenda dalla query dell'utente), ma la vera rivoluzione consiste nel fatto che questi ultimi vengono fatti lavorare insieme agli algoritmi principali (Panda, Penguin, ecc...), determinando quindi con regole comuni il posizionamento sia locale che non. In sostanza, l'obiettivo di Google è quello di abbattere le richieste geo-localizzate (vendita biciclette Milano) applicando contemporaneamente parametri generali e parametri locali, al fine di mostrare le pagine più meritevoli ed allo stesso tempo appartenenti ad attività vicine all'utente. Quali sono le regole da rispettare? Link di qualità provenienti da siti del territorio, presenza di una pagina Google My Business, presenza di un valido NAP (Name Address Phone), citazione in directory locali. Senza questi elementi, difficile che il motore possa agevolarmi in questo tipo di ricerche.

5. Mobilegeddon

Vero nome: Mobile Friendly Update. Algoritmo che ha interessato, fin dalla sua nascita nel 2015, i risultati sui dispositivi mobili, con una logica molto semplice: siti responsive e perfettamente fruibili da smartphone e tablet prima, poi tutti gli altri. Come quasi tutti gli algoritmi visti in precedenza, anche Mobilegeddon è relativo alla singola pagina, il che significa che se all'interno di un sito perfettamente mobile-friendly ho una pagina che non rispetta invece i canoni imposti da Google, solo e soltanto quella pagina sarà declassata per le ricerche da mobile. I canoni imposti sono quelli più o meno conosciuti: esperienza utente, contenuti leggibili, velocità di caricamento ed assenza di requisiti software particolari. Tradotto in pratica, assolutamente da evitare pagine pesanti, senza bottoni per le call to action, con contenuti poco visibili o, peggio, che richiedano plugin particolari per essere caricate.

6. RankBrain

Google RankBrain è un algoritmo molto recente, che è stato introdotto pochi mesi fa (ottobre 2015) allo scopo di perfezionare l'autoapprendimento del motore di ricerca
 e la lettura delle reali intenzioni dell'utente. 
Cosa fa? Impara da ogni pagina mostrata al visitatore in risposta ad una ricerca, cercando di capire se ha mostrato il giusto risultato o meno. Lo fa analizzandone il comportamento (e qui entra in gioco la frequenza di rimbalzo), memorizzando i contenuti mostrati ed incrociandoli con i futuri aggiornamenti sull'argomento ed imparando dai propri errori. Se la volta precedente, basandosi sugli algoritmi strettamente SEO, ha posizionato la mia pagina prima di un'altra, la volta successiva ciò non accadrà se quanto mostrato non era in realtà assolutamente inerente alla ricerca. Come a dire: stavolta mi hai fregato, ma la prossima non ci casco più! E' evidente che per "combattere" questo algoritmo sono fondamentali due aspetti: la user-experience (da evitare come la peste il rimbalzo) ed un'accurata valutazione dei propri competitor, al fine di individuarne strategie e contenuti maggiormente trattati.

La nostra analisi termina qui... C'è da aggiungere che molti degli algoritmi di cui sopra ricevono frequenti aggiornamenti, una o due volte al mese per quello che ci è dato a sapere, e che tali aggiornamenti sono a volte minimi, altre volte in grado di sconvolgere la SERP. 
La soluzione migliore? Soddisfare tutti i requisiti descritti, andando quindi d'accordo con il Panda, il Pinguino, il Colibrì e tutta la loro compagnia.

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