venerdì 9 luglio 2010

INTERNET, L'ITALIA NON VUOLE CORRERE


Le autostrade del web pullulano di opportunità. L’Europa le sta percorrendo con motori che sembrano girare a buon regime. Perché ormai, dicono studiosi e operatori di settore, non può esistere vera competitività e scambio senza un utilizzo delle tecnologie digitali che vada al di là del solo possesso di un pc connesso.

La banda larga (la connessione Internet ad alta velocità, come ADSL e fibra ottica) è lo strumento per stare al passo con un’innovazione che è sinonimo di sviluppo, che consente di poter sfruttare appieno tutti i servizi messi a disposizione dalla Rete, ma che è anche motore propulsivo per la nascita di nuove professionalità da spendere sul mercato: nell’ambito della “marketing intelligence”, ad esempio, o della progettazione di strategie di promozione, come pure della sicurezza on line.

Nonostante le sferzate della crisi, solo nel 2009 la sua diffusione fra i paesi membri, secondo il rapporto annuale della Commissione Europea, ha visto una vera e propria impennata: in 12 mesi sono state installate 11 milioni di nuove linee fisse, mentre quelle mobili hanno fatto registrare una crescita del 50%. Il futuro nel Vecchio Continente sembra essere dunque già arrivato. Viviane Reding, commissaria europea responsabile per le telecomunicazioni, di recente si è detta convinta che “l'Europa è pronta a far sì che il prossimo decennio sia interamente digitale”.

Ma il nostro paese per ora resta a guardare. L’Osservatorio Italia Digitale 2.0, infatti, ha segnalato come solo il 47% della popolazione tra 15 e 74 anni acceda a internet per usufruire dei servizi on-line, appena il 39% delle famiglie possieda una connessione a banda larga e quasi un terzo delle aziende con meno di 10 dipendenti non disponga neppure di un computer.

La banda larga non interessa al governo
Dati, questi, che sembrano non sorprendere gli analisti di settore, sullo sfondo di un generalizzato e ormai atavico ritardo nostrano sul fronte dell’implementazione della Rete. Un’occasione persa, secondo la valutazione di Ennio Lucarelli, vicepresidente di Confindustria, delegato per le tecnologie digitali per le imprese, soprattutto per le industrie medio piccole della penisola, “non in grado di rendersi realmente competitive sul mercato. La situazione è lo specchio di una tendenza prima di tutto culturale del paese, dove anche l’aspetto anagrafico della popolazione – prosegue Lucarelli- incide sul mancato accesso a internet”.

“Quello della banda larga è un grave problema per le aziende italiane – gli fa eco Barbara Bonaventura, cofondatrice dell’Associazione italiana commercio elettronico (Aicel), nonché coordinatrice dell’arena marketing trends di SMAU -: perché in un mondo che va a 300 km l’ora, procedono invece alla velocità di uno scooter. A remare contro è la disincentivazione delle nuove tecnologie da parte delle attuali politiche di governo – prosegue Bonaventura-, a beneficio dei media tradizionali”.

Oltre al congelamento dei fondi per la banda larga contenuti in un progetto del Ministero dello sviluppo economico noto come 'Piano Romani' (800 milioni di euro destinati al raggiungimento di una connessione da 2 a 20 Mbps su tutto il territorio italiano entro il 2012), l’esecutivo ha infatti preferito dare ossigeno alle televisioni: “Le frequenze lasciate libere dalle tv con l’avvento del digitale – prosegue la cofondatrice dell’Aicel-, non sono state offerte a bando per lo sviluppo dei nuovi media (come avviene in altri paesi), ma date gratuitamente ad altre televisioni”.

E l’e-commerce non decolla
Un terreno questo su cui, con logica schiacciante, si impantana anche tutto il settore specifico dell’e-commerce. L’Italia, fanalino di coda in Europa nel commercio on line (dove si contano secondo l’Aicel, non più di 5mila aziende operanti), sconta proprio la carenza di infrastrutture sulla banda larga, stando all’ultimo rapporto e-commerce della Casaleggio Associati.

Il contesto europeo vede un fatturato stimato nel 2008 pari a circa 252 miliardi di euro e un bacino di acquirenti di 178 milioni. “Nei mercati più maturi come Gran Bretagna e Germania l’e-commerce è parte fondamentale della vendita al dettaglio – sottolinea il rapporto -. In Gran Bretagna le vendite fuori dal negozio non alimentari hanno rappresentato nel 2008 circa il 4% delle vendite al dettaglio (British Retail Consortium), negli Stati Uniti il 6% e si prevede un ulteriore aumento al 7% nel 2009 (Forrester Research). In Italia si è passati dallo 0,49% nel 2007 allo 0,68% nel 2008 (settori traino il turismo (49,8%), il tempo libero (15,9%) e l’elettronica di consumo (13,1%) )

Ma il seppur lieve aumento non deve ingannare, sottolinea Barbara Bonaventura: “I dati sono falsati dalla legalizzazione del gioco d‘azzardo on line. E, ovviamente, questo tipo di transazione è molto lontana dall’essere considerata al pari del commercio di settore”.

I dati italiani in ogni caso, in base all’analisi del Rapporto annuale, permettono di capire “che l’importanza dell’infrastruttura presente nei diversi paesi è la connessione alla banda larga posseduta, se si considera che l’84% degli acquirenti on line usano la banda larga. Il collegamento - sempre secondo il rapporto Casaleggio Associati - è parte fondamentale del commercio elettronico, e considerando che il 51% degli europei si collega tutti i giorni è preoccupante il dato italiano che si attesta al 22,3%. Un fattore che inevitabilmente posiziona sfavorevolmente l’Italia anche per fatturato”.
Paola Simonetti
Fonte  : Rassegna.it

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