domenica 5 aprile 2009

A Roma la festa dei pirati del web



A Roma la festa dei pirati del web
di Alessia Grossi



C’è chi lo fa per altruismo e per far conoscere di più la musica che ama. Resta il fatto che «l’upload», cioè la condivisione di musica, video, file in genere, in Internet «è l’attività illegale animata da una moralità ben più articolata del semplice tornaconto personale» stando ai dati dell’University Of Herthfordshire. Morale molto più diffusa di quello che si potrebbe pensare. I 2/3 del traffico internet a livello mondiale è generato da protocolli p2p.

Insomma, «siamo tutti pirati», anche in Italia. Per questo sabato a Roma al Teatro delle Arti in piazza Giovanni da Triora, la comunità dei pirati si riunisce in una festa (http://www.no-copyright.net/ ) evento, provocazione culturale, ispirato dall’uscita del libro «La Baia dei pirati - Assalto al copyright» di Luca Neri (Cooper Editore).

Ad organizzare la giornata di eventi, dibattiti, spettacoli multimediali e laboratori tecnici divulgativi la rivista Loop, Frontiere Digitali, Partito Pirata, Comunità di p2p Tnt Village, Linux Club Italia, Free Hardware Foundation, Reef, Artisti Open Source, Cooper editore, Lpm e FlxEr.

Osptiti d’onore gli svedesi Magnus Eriksson e Johan Allgoth, cofondatori di The Pirate Bay, la comunità di pirati, diventata anche un partito politico nel loro paese che alla vigilia dell’evento si godono un giro nella capitale pronti a spiegare ai pirati nostrani come sono riusciti a divulgare e far comprendere la tematica della Rete aperta.

«Un po’ noi stiamo piratando le loro idee – ci spiega Luca Neri - ma in Italia siamo ancora molto indietro. Non si è ancora compresa l’accezione positiva del termine “pirata”. C’è chi pensa che la Rete sia un luogo chiuso e che siano in pochi quelli che nelle loro stanzette davanti ad un monitor si scambiano file».

Numeri a parte quella di sabato è una Festa che ha, prima di tutto, un intento divulgativo. «Ci piacerebbe spiegare a tutti quelli che scaricano file da Internet con il solo intento di risparmiare che la Rete condivisa e il p2p ha ben altre potenzialità. Ci piacerebbe che si cominciasse a farlo con più consapevolezza e senza nascondersi».

Ma quali sono le potenzialità della Rete aperta? L’autore del «La Baia dei Pirati» non ha dubbi. «Il p2p è davvero una rivoluzione simile a quella della stampa. Anche perché – spiega – la Rete è nata libera e la grande capacità di Internet è quella di rendere tutti uguali. Il p2p, cioè lo scambio dei files, è il potenziamento di questa caratteristica. Il p2p non bada alla diversa potenza dei computer, non importa se dietro il monitor c’è un ricco o un povero, se uno vive in un paese sviluppato o no. Se hai Internet e vuoi condividere puoi farlo, la Rete è per sua natura egualitaria».

Questa è la visione positiva. Poi c’è quella negativa. «Quella negativa è che chi condivide file ruba qualcosa. Per quanto riguarda la musica a perdersi sono solo 4 grandi multinazionali che rischiano di non guadagnarci più ed è per questo che si oppongono. In Svezia non è già più così. I pirati sono buoni, non cattivi. Ma in Italia dove si sta pensando di mettere delle restrizioni alla Rete non si capisce che così facendo si limita la potenzialità della Rete» spiega Neri.

Cioè? «Cioè, per limitare il p2p si deve andare ad scavare nei pacchetti di dati che si scambiano in Rete – continua Luca Neri – questo significa utilizzare mezzi tipici dei sistemi totalitari e snaturare la natura stessa di Internet che nasce libera».

Insomma, per i pirati buoni lo scambio in Internet è una rivoluzione. O meglio, come dice lo stesso Neri è «la rivoluzione da cui stanno già partendo altre rivoluzioni. Perché lo scambio così come la condivisione senza vincoli restrittivi attiva e fa esplodere il talento, il progresso, l’evoluzione». Altro che pirati o ladri, dunque. «Non c’è da vergognarsi, siamo il futuro» conclude Neri. Basta esserne consapevoli.

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